Il museo regionale Accascina a Messina è oggi regolarmente aperto. La sera di Ferragosto dalle sale museali sono state rubate preziosissime tavole dipinte di Antonello da Messina.
Nel museo per ora vi sono venti visitatori.

Nel museo sono presenti 15 custodi. Non rillasciano dichiarazioni, ma una di loro dice: “Noi siamo molto attenti. Stamani ho visto una persona che stava scavalcando la ringhiera esterna e l’ho rimproverata”. Un turista afferma: “Siamo venuti per ammirare questo Museo. E’ veramente stupendo, peccato per quello che è accaduto: è una grande perdita per Messina, per la collettività e per il mondo dell’arte”.
Nel museo oltre a una sezione archeologica e del Medioevo sono esposte opere del Quattrocento, della scuola di Antonello e dei fiamminghi, di Caravaggio e dei Caravaggisti, del Manierismo, del Rinascimento, del ‘600, ‘700 e Ottocento.
Le indagini della Procura
È il sistema di sicurezza del Museo regionale di Messina uno dei punti centrali dell’inchiesta sul furto delle quattro opere di Antonello da Messina. A tre giorni dal colpo, la Procura sta cercando di ricostruire ogni passaggio della notte del furto e, soprattutto, di capire perché i ladri siano riusciti a entrare, portare via i dipinti e allontanarsi senza che dall’interno della struttura venisse immediatamente lanciato l’allarme.
Anche oggi si è svolto un vertice coordinato dalla sostituta procuratrice Maria Di Mulo, titolare del fascicolo. Gli investigatori della Squadra Mobile lavorano parallelamente all’identificazione dei responsabili e al recupero delle opere, analizzando una grande quantità di immagini delle telecamere di videosorveglianza.
Nel mirino ci sono soprattutto i possibili percorsi utilizzati dalla banda per la fuga e un veicolo, probabilmente un furgone, che potrebbe essere stato utilizzato per trasportare le opere. Le immagini acquisite riguardano non soltanto l’area del museo, ma anche le principali arterie della zona, dal viale della Libertà alla Consolare Pompea, fino al viale Annunziata, al viale Regina Elena e alla Panoramica.
Particolare attenzione viene riservata anche alla sequenza temporale del colpo. Alle 20.47 le telecamere avrebbero ripreso due persone con il volto coperto e vestite di nero mentre entravano nella sala, portando via le opere del Polittico e rompendo con una mazza la teca blindata che custodiva la tavoletta bifronte.
In quel momento erano presenti quattro custodi, ma nessuno avrebbe chiamato il 112. Secondo la direttrice Marisa Mercurio, l’allarme sarebbe regolarmente scattato. A segnalare quanto stava accadendo sarebbe stata invece una donna che alle 21.02, passando sul viale Annunziata con il marito, avrebbe notato alcune opere appoggiate lungo il muro.
La Procura sta ora incrociando le dichiarazioni dei custodi e della direttrice e verificando eventuali anomalie nella gestione del sistema di sicurezza. Tra le ipotesi al vaglio anche quella della presenza di un possibile basista, che potrebbe aver fornito ai ladri informazioni utili sugli ambienti del museo, sugli orari e sulle modalità di funzionamento dell’allarme.
Nessuna anomalia dai verbali redatti dal personale del museo
Nessuna anomalia sarebbe emersa dalle verifiche fatte sui verbali interni, redatti dal personale del museo regionale di Messina, nei giorni antecedenti al furto delle opere di Antonello da Messina messo a segno a Ferragosto. Lo si apprende da fonti del governo della Regione. Subito dopo il furto il presidente della Regione Renato Schifani ha disposto una ispezione interna.

Ieri l’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Scarpinato, ha effettuato un sopralluogo nel museo per parlare col personale e per rendersi conto di persona di quanto accaduto.
I quattro custodi – due donne dipendenti regionali e due uomini ex Asu che lavorano alla Servizi ausiliari Sicilia – presenti al museo al momento del furto e interrogati dalla polizia e dal Nucleo speciale dei carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale sono stati messi in ferie. Nonostante sia scattato l’allarme e il sistema di video-sorveglianza abbia ripreso le fasi del clamoroso colpo, i custodi non si sarebbero accorti di nulla.
Le forze dell’ordine hanno cercato di contattare telefonicamente con difficoltà qualcuno del museo, dopo il ritrovamento delle due tavole dell’Antonello da Messina abbandonate dalla banda durante la fuga. Solo allora i custodi venuti fuori dalla struttura si sarebbero resi conto del furto vedendo le tavole di Antonello da Messina che erano state ritrovate da una coppia, alle 21, che ha chiamato il 112.
Elisabetta Bonfato, che col marito ha ritrovato le tavole afferma che due delle alte sbarre di metallo che circondano il museo erano allargate da mesi e non dalla sera del furto.
AGGIORNAMENTI
ORE 17:55 – Gli investigatori: “La banda avrebbe lasciato delle tracce”
Secondo quanto apprende l’ANSA, gli investigatori che indagano sul clamoroso furto di Ferragosto nel museo regionale di Messina avrebbero trovato delle tracce lasciate dalla banda di ladri che ha rubato sei opere di Antonello da Messina, abbandonandone due durante la fuga e ritrovate grazie a una segnalazione di una passante.
La dinamica farebbe ipotizzare che a mettere a segno il colpo non sia stato un gruppo di professionisti. Le indagini sono in corso, gli inquirenti stanno analizzando qualsiasi elemento con l’obiettivo di recuperare le preziose tavole del pittore siciliano del Quattrocento.
Ore 17:15 – In arrivo azione disciplinare per i 4 custodi
Sarà aperto un procedimento disciplinare nei confronti dei quattro custodi, presenti al museo regionale durante il furto di Ferragosto delle sei tavole di Antonello da Messina del valore di decine di milioni di euro. Lo apprende l’ANSA.
La procedura scatterà non appena il dipartimento per i Beni culturali della Regione siciliana riceverà la relazione della direttrice del museo, Marisa Mercurio. Da quanto risulta al momento dell’irruzione della banda di ladri il sistema d’allarme sarebbe scattato subito, la scena è stata ripresa anche dalle telecamere di video-sorveglianza.
La sanzione estrema prevede il licenziamento.In base al regolamento, la procedura disciplinare dovrà essere formalizzata dal dipartimento della funzione pubblica della Regione siciliana. Se la Procura di Messina, che ha aperto una inchiesta per furto pluriaggravato, dovesse indagare uno o più custodi, la Regione sospenderà l’azione disciplinare.





