La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sono in prefettura a Palermo dove la premier presiede il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Con lei presenti il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, il prefetto Massimo Mariani e il procuratore capo Maurizio De Lucia.

Proprio oggi un blitz, coordinato dalla Dda ed eseguito dai carabinieri, ha sgominato un gruppo legato alla mafia che ha commesso intimidazioni, con colpi di kalashnikov e pistola, tentativi di estorsione in alcuni quartieri palermitani.
Poco prima di raggiungere la Prefettura, il presidente Meloni ha deposto un mazzo di fiori per rendere omaggio alla stele dedicata a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e agli uomini della scorta, lungo l’autostrada A29, in prossimità di Capaci, nel luogo della strage del 23 maggio 1992.
Meloni poi si recherà al museo del Presente per la cerimonia di svelamento della Fiat Croma, in cui si trovavano Giovanni Falcone e Francesca Morvillo al momento dello scoppio dell’esplosivo sotto l’autostrada all’altezza di Capaci il 23 maggio 1992.
IL VERTICE IN PREFETTURA
“Il ministro Piantedosi, che ringrazio, ha già presieduto questo comitato poco meno di un mese fa. Oggi il comitato torna a riunirsi e io ho scelto di esserci perché la sicurezza dei cittadini si costruisce soprattutto dialogando con i territori e con chi su quei territori garantisce la sicurezza. Questa città e i suoi cittadini sono al centro del lavoro del governo e delle istituzioni”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Prefettura a Palermo, alla riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
LA DIRETTA SOCIAL DEL VERTICE IN PREFETTURA
“Chi pensa di riportare Palermo indietro, di terrorizzare chi lavora onestamente, troverà davanti a sé uno Stato determinato, che agisce e colpisce. Sappiamo bene cosa è accaduto in alcune zone di questa città, in particolare nelle periferie nord-ovest, in diversi comuni della fascia costiera, da Isola delle Femmine a Capaci e Carini: le raffiche di kalashnikov, le intimidazioni a commercianti e imrpenditori, le taniche di benzina date alle fiamme per terrorizzare i cittadini, sono immagini che non vedevamo da tempo ma che non abbiamo alcuna intenzione di tollerare. Sono qui soprattutto per dire grazie, perché lo Stato non è rimasto a guardare. È un segnale che considero inequivocabile, particolarmente bello perché arriva in questa settimana”, ha continuato la premier Meloni ribadendo il ringraziamento a magistratura e Forze dell’ordine per l’operazione contro la banda dei kalashnikov.
“Questo comitato dovrà trovare nel più breve tempo possibile le soluzioni operative per avviare un’operazione straordinaria di controllo e presidio fisso del territorio di Palermo, a partire dai quartieri più a rischio, penso allo Zen ma non solo. Un presidio che si può garantire con le Forze di polizia ma non solo, forse anche con il coinvolgimento dei militari e dell’Esercito in operazioni congiunte. Se necessario possiamo anche intervenire sulle norme che oggi disciplinano Strade sicure. Penso che questo sia il passo successivo che possiamo fare per affermare ancora di più il lavoro importante che stato fatto e che è necessario per stroncare l’escalation di violenza che una parte di questo territorio sta vivendo” ma anche per “mandare avanti un lavoro di cui dobbiamo andare fieri”, ha aggiunto.

“Lo Stato qui non ha abbassato la guardia, continua a colpire la criminalità organizzata nei suoi interessi economici, nelle sue strutture, nella sua capacità di intimidazione. Dobbiamo insistere evolvendo. Le mafie cambiano, investono nell’economia legale, sfruttano le nuove tecnologie, cercano nuovi spazi di infiltrazione, nuovi strumenti per condizionare il tessuto produttivo. È fondamentale continuare a rafforzare gli strumenti investigativi e continuare a sostenere il lavoro di tutte le istituzioni impegnate su questo fronte”, ha sottolineato la Premier Meloni.
“Negli ultimi 4 anni nella città metropolitana di Palermo i beni confiscati alla mafia e restituiti alla collettività sono cresciuti di quai il 60%: 128 immobili confiscati che sono stati destinati prevalentemente all’emergenza abitativa. La ricchezza strappata alle mafie torna nella disponibilità della collettività per aiutare i problemi delle famiglie, particolarmente quelle più fragili. Dal 2023 a oggi qui a Palermo sono state realizzate 118 operazioni ad alto impatto, comprese quelle nelle stazioni ferroviarie. Sono stati impiegate oltre 3mila unità di Forze di polizia, controllate oltre 14mila persone, con le zone rosse sono state controllate circa 45mila persone, di cui quasi 3.500 stranieri, allontanando i soggetti ritenuti pericolosi con precedenti di polizia” , ha dichiarato Meloni rivendicando“un lavoro di cui dobbiamo andare fieri”.
Meloni evidenzia inoltre che “Questa città con la sua storia ha contribuito all’identità e alla coscienza civile della nostra nazione nel suo complesso. È un luogo in cui lo Stato ha dimostrato, forse più che in ogni altro, la sua capacità di non essere disposto a indietreggiare quando i momenti davvero difficili arrivavano, di fronte alla violenza mafiosa. È un messaggio che raccogliamo e proviamo a rilanciare, con la stessa determinazione anche oggi, non solo celebrando i nostri eroi del passato ma provando a capire come si possa fare la nostra parte per essere all’altezza di quell’esempio, di quell’insegnamento”.
“Accanto alle indagini contro la banda dei kalashnikov, lo Stato ha agito subito sul territorio. Il prefetto Mariani ha disposto l’istituzione delle zone rosse a Sferracavallo e allo Zen, i quartieri più esposti a questi fenomeni. Il ministro Piantedosi ha assegnato 90 agenti in più per il controllo del territorio. Sono unità che si sommano alle 850 già destinate a quest’area dal 2025 ad oggi. Il Ministero dell’interno assieme al prefetto Pisani ha individuato ulteriori risorse per l’assunzione di personale di polizia locale e attività straordinarie di controllo. Ai 9 milioni di euro già assegnati a Palermo e ai comuni dell’area metropolitana se ne aggiungeranno altri 6, risorse molto preziose che servono a finanziare progetti di sicurezza urbana e potenziamento di presidi sul territorio. Partirà tra poco la sperimentazione di impianti di videosorveglianza a fini investigativi nelle zone della città più a rischio: telecamere gestite direttamente dalla Squadra mobile per prevenire e reprimere reati. Penso siano segnali importanti di una capacità di fare gioco di squadra, di un’attenzione reale costante, che va ancora rafforzata e siamo qui per ragionare come farlo”, rilancia Meloni.
Che ha ribadito: “Bisogna continuare a garantire il massimo sostegno alle vittime delle intimidazioni e del racket. Il messaggio deve essere chiaro: lo Stato c’è, non lascia sole le persone perbene, quelle che ogni giorno si rimboccano le mani per creare ricchezza e lavoro in questo territorio. Io sono qui soprattutto per dire grazie a voi e, con voi, per dare un messaggio chiaro: a Palermo lo Stato c’è e vuole essere sempre più presente, con determinazione, umiltà, senza mai indietreggiare. È il modo più serio che conosciamo per onorare chi ha dato la vita per la libertà e la legalità in territori come questo”.
LA CERIMONIA AL MUSEO DEL PRESENTE PER LO SVELAMENTO DELLA CROMA DI FALCONE
Partecipa la presidente della Fondazione Falcone che ha realizzato il museo, Maria Falcone. Tra gli invitati anche l’imprenditore Tommaso Dragotto recentemente vittima di attentati estorsivi e l’ex calciatore del Palermo Fabrizio Miccoli.“Giovanni Falcone e Paolo Borsellino erano due uomini, due amici, due persone con una vita accomunata anche nel loro destino terribile: hanno conosciuto solitudine e isolamento, alimentati talvolta persino da chi avrebbe dovuto aiutarli e sostenerli. Ma, come dimostrano anche le più recenti indagini della Procura di Caltanissetta, emerse anche grazie al lavoro della commissione Antimafia, chi ha tramato nell’ombra è stato sconfitto. Oggi è l’eredità di Falcone e Borsellino a gridare, squarciando il velo di ipocrisia e omertà che per troppo tempo ha accompagnato la loro storia – ha aggiunto -. Il testimone di Giovanni e Paolo non è caduto, è saldo nelle mani delle istituzioni, rappresenta un giuramento che va onorato ogni giorno con i fatti”, ha continuato Meloni.
“Anche per una veterana non è facile prendere la parola dopo che con la professoressa Falcone abbiamo assistito al disvelamento della Croma su cui viaggiavano suo fratello Giovanni, Falcone la moglie Francesca Morvillo e l’autista, Giuseppe Costanza. L’emozione ti mette di fronte alla storia con la ‘s’ maiuscola, quella fatta di fatti che cambiano il corso degli eventi e la cultura di un popolo che hanno cambiato la traiettoria delle nostre scelte. Allora, 34 anni fa, fummo costretti a fare i conti con una cosa che molti avevano minimizzato e di cui si temeva anche il nome – ha sottolineato Meloni – La strage di Capaci ha cambiato tutto. Da allora nessuno ha potuto fingere di non sapere”. “Falcone fu uno dei primi a portare la mafia in tribunale perciò Cosa nostra lo ha ucciso. Ma la strage produsse l’effetto opposto e portò la gente a reagire. Ne nacque una nuova consapevolezza civile per cui combattere la mafia era diventato responsabilità condivisa e non più compito delle forze dell’ordine “.
“La grande storia nasce dai gesti semplici, è fatta dal coraggio di Giuseppe Costanza (autista di Giovanni falcone ndr) che testimonia con la propria vita cosa significa mettersi al servizio del prossimo, è la tenacia di Tina Montinaro grazie alla quale la Fiat Croma su cui viaggiavano il marito Antonio e Vito Schifani e Rocco Dicillo continua il suo cammino ed è diventata un simbolo d’amore e la forza di Maria Falcone che con il museo del presente ha dato vita a Palermo a un luogo che è diventato il tempio della cultura e della legalità dell’arte e design della fotografia, trasformano la memoria in energia per cambiare il presente. Perchè è vero che la memoria è custodire il fuoco non adorare le ceneri come diceva il direttore del museo”, ha evidenziato la Premier.
“Il testimone di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino resta saldo nelle mani delle istituzioni e va onorato ogni giorno con mosse concrete: costruendo una legislazione che salvi i bambini dalla condanna di crescere mafiosi come i genitori, non lasciando solo nessun testimone, facendo sì che i boss restino a l 41 bis e facendo luce sulla pagine oscure delle stragi. Il popolo ha il diritto di conoscere la verità” ricordando il lavoro della procura di Caltanissetta che, “anche grazie alla commissione Antimafia sta facendo luce sui misteri che ancora ci sono sugli attentati del ’92 e la Dda di Palermo che oggi ha fermato 22 persone responsabili dell’escalation criminale del racket degli ultimi mesi”.
Si è poi conclusa la cerimonia di disvelamento della Croma. Erano presenti oltre alla premier Giorgia Meloni e ai ministri dell’Interno e della Giustizia Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, la presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo, Arianna Meloni, coordinatrice politica di Fdi, i figli del giudice Paolo Borsellino Lucia e Manfredi, il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, il presidente della Regione Renato Schifani, magistrati e esponenti delle forze dell’ordine.
MELONI LASCIA PALERMO, IN VOLO VERSO IL QATAR
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è decollata da Palermo ed è in volo verso il Golfo. Come avevano preannunciato nelle scorse ore fonti di Palazzo Chigi, al termine della cerimonia dello svelamento della Fiat Croma su cui viaggiavano i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, la premier è partita alla volta di Doha, dove domattina prenderà parte alla cerimonia di presentazione delle condoglianze per la scomparsa dell’ex emiro del Qatar, Sheikh Hamad bin Khalifa




