L’editoriale dello storico ed ex consigliere comunale di Siracusa Salvo Sorbello.
Ricorre oggi il 67mo anniversario della morte di don Luigi Sturzo. Sarà ricordato con una Concelebrazione Eucaristica a Caltagirone, sua città natale. A presiedere sarà il vescovo mons. Calogero Peri e concelebrante mons. Michele Pennisi, arcivescovo emerito di Monreale e presidente della Commissione storica per la causa di canonizzazione del sacerdote calatino. Ci saremo molti di coloro che ancora oggi ci richiamiamo al pensiero vivo ed attuale di Sturzo.
Non bisogna dimenticare che la Sicilia è stata la prima regione ad ottenere uno statuto speciale, quando ancora la Repubblica doveva nascere. Grazie a grandissimi cattolici come De Gasperi e Sturzo ed a siciliani come Alessi, Scelba, Aldisio.
Ed è bene non dimenticare mai il vero significato dell’Autonomia. Già nell’”Appello al Paese» del 18 gennaio 1919 don Luigi Sturzo affermava: «Ad uno Stato accentratore, tendente a limitare e a regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali – la famiglia, le classi, i comuni –, che rispetti la personalità individuale ed incoraggi le iniziative private».” E nel 1921, come ricorda lo storico Eugenio Guccione, concepiva una riforma che faceva degli organi politici intermedi – regioni, province e comuni considerati la più legittima espressione della volontà popolare – un’unità organica per aprire il più possibile lo Stato unitario e centralizzato alla concezione democratica, convergente e non divergente dallo Stato, sussidiaria rispetto alla vita della nazione.
Sturzo chiedeva al governo centrale che il Meridione potesse amministrarsi autonomamente, stabilire da sé la propria politica finanziaria, distribuire i propri tributi, assumere la responsabilità delle proprie opere, trovare i rimedi ai mali locali. Purtroppo, buona parte della classe politica del sud non si è dimostrata all’altezza di questi compiti!
Eppure Sturzo, che anche da senatore a vita non si iscrisse mai alla Democrazia Cristiana, confidava che lo scudocrociato siciliano sarebbe riuscito, proprio grazie all’autonomia regionale, a mettere in atto quelle che erano le aspirazioni più forti e più sentite del popolo siculo.
Autonomia vuol dire coscienza della nostra forza e delle nostre debolezze, che devono essere corrette e superate, come l’individualismo, che porta i siciliani a non essere uniti tra loro. E sempre don Luigi Sturzo ribadì come occorra perseguire l’unione tra i siciliani per gli interessi della Sicilia “al di sopra dei partiti, perché quando la difesa degli interessi della nostra isola, così trascurati e danneggiati, lo esigono, non ci sono partiti che possano comandarci di tradirli o di manometterli”.





