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Il ricordo

La vispa Emma e Costa al telefono

domenica 13 Settembre 2026
I social oggi sono un fiorire di fotografie di Emma Bonino e di dichiarazioni d’amore post mortem. A guardare le percentuali raccolte nel corso degli anni, viene quasi da pensare che avesse ragione lei quando diceva: «Amatemi di meno e votatemi di più».
Io non l’ho mai votata. Eppure mi è sempre sembrato azzeccatissimo il ritratto che ne fece Giulio Andreotti: «metà Giovanna d’Arco, metà Vispa Teresa».
In effetti Bonino è stata entrambe le cose: da una parte la militante combattiva, quasi ascetica e missionaria nelle sue battaglie; dall’altra una donna esuberante, anticonformista e irriverente, come la protagonista della celebre filastrocca ottocentesca di Luigi Sailer che rincorre una farfalla e riesce a prenderla tra le mani.
Anche la farfalla del potere, a un certo punto, Bonino riuscì a prenderla. E le piacque. Con soddisfazione anche di chi, in termini di seggi parlamentari, ne ha beneficiato fino ai nostri giorni.
Ma oggi il mio ricordo va soprattutto all’altro piemontese scomparso: Raffaele Costa. Piemontese come Bonino e, verrebbe da dire, come tutti i liberali che si rispettano.
Costa era un liberale doc e un cavallo di razza della politica italiana. Sopravvisse alla fine del PLI e, insieme ad Alfredo Biondi, fu doverosamente chiamato da Silvio Berlusconi nel suo primo governo. E che governo!
Io però lo ricordo soprattutto per una cosa molto più piccola.
Credo fosse il 1995. Avevo quattordici anni. Costa dirigeva Il Duemila e pensò bene di pubblicare il suo numero di telefono per sapere direttamente dai cittadini cosa pensassero e di cosa si lamentassero.
Un giorno chiamai.
Mi rispose Raffaele Costa.
E rimase una ventina di minuti al telefono a chiacchierare con me. Non potevo neppure votarlo, ma mi ascoltò e rispose alle mie domande.
Altro che social.
Quella telefonata mi è rimasta impressa per più di trent’anni perché racconta un modo di fare politica meglio di tanti discorsi.
Raffaele Costa era un politico che rispondeva al telefono.
Uno di quella vecchia scuola nella quale si rispondeva ancora agli elettori, proprio negli anni in cui cominciava il tempo dei post, dei selfie, dei like, della comunicazione permanente.
Oggi possiamo parlare a tutti, in ogni momento. E i politici possono parlare contemporaneamente a migliaia di persone.
Ma parlare non significa ascoltare.
Costa ascoltava.

E io oggi voglio ricordarlo così.

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