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L'evento

“Le colpe dei padri”, a Palermo la psicoanalisi interroga il disagio delle nuove generazioni CLICCA PER IL VIDEO

mercoledì 16 Settembre 2026

Che cosa resta oggi della funzione paterna e quanto pesa, nel disagio delle nuove generazioni, ciò che passa da una generazione all’altra? Da queste domande nasce “Le colpe dei padri. L’eredità paterna in psicoanalisi”, l’incontro in programma sabato 19 settembre alle 17, a Palermo, in viale Regina Margherita 2B, angolo via Dante. A idearlo è Alessandro Corvaia, medico psichiatra e psicoanalista, che modererà l’appuntamento e propone una riflessione sul dolore psichico contemporaneo, sul rapporto tra genitori e figli e sul valore dell’ascolto clinico. Relatore sarà Giovanni Lo Castro, psicologo e psicoanalista, presidente dell’Istituto Superiore di Studi Freudiani J. Lacan, mentre il saluto iniziale sarà affidato a Salvatore Amato, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Palermo. L’evento è gratuito e potrà essere seguito anche online.

“L’idea di questo evento nasce dall’esigenza di interrogarci ancora una volta sul disagio psichico che le nuove generazioni riferiscono e manifestano. Non vogliamo però fermarci soltanto a questo. Sarà anche un’occasione per guardare al passaggio tra le generazioni, mettere a confronto le figure genitoriali e i figli e concentrarci in particolare sulla funzione paterna, sul suo valore simbolico e sugli effetti che può avere sul piano clinico”.

“Oggi vediamo sempre più ragazzi alle prese con una sofferenza che spesso fatica a trovare parole. Viviamo dentro una cultura che chiede efficienza, prestazione e risposte rapide, anche quando si parla di dolore. C’è spesso la tendenza a voler spegnere subito il sintomo, mentre la psicoanalisi prova a fare qualcosa di diverso. Cerca di ascoltare che cosa quel sintomo significa per quella persona, dentro la sua storia e dentro il modo unico in cui vive il proprio disagio”.

“Non si tratta di etichettare una sofferenza o di ricondurla subito a una categoria. Il punto è comprendere che cosa racconta. Due persone possono presentare apparentemente lo stesso sintomo e portare con sé storie completamente diverse. Se partiamo da una teoria già costruita rischiamo di non vedere più la persona che abbiamo davanti”.

“Per questo il tema dell’eredità paterna non riguarda soltanto il rapporto concreto con il proprio padre. Ci interessa interrogare ciò che passa da una generazione all’altra, quello che ereditiamo, i nodi che restano aperti e il modo in cui tutto questo può entrare nella vita psichica di una persona. La funzione paterna diventa così una chiave per riflettere sui riferimenti, sui limiti, sul desiderio e sul rapporto tra genitori e figli”.

“Quello che vogliamo fare il 19 settembre è creare uno spazio nel quale queste domande possano essere poste senza offrire risposte precostituite. La psicoanalisi lavora proprio su questo. Bion parlava di un ascolto senza memoria e senza desiderio. Significa provare ad avvicinarsi alla persona senza decidere prima che cosa troveremo, senza piegare la sua esperienza a una spiegazione già pronta”.

“È una clinica dell’uno per uno. Ogni disagio ha una sua forma, una sua origine e un suo significato. Il compito non è normalizzare la persona né incasellarla, ma darle uno spazio nel quale possa parlare e provare a riconoscere qualcosa di sé attraverso quella parola”.

“Questo vale ancora di più quando parliamo di giovani. Spesso ci troviamo davanti a ragazzi che sentono una pressione enorme e che fanno fatica a comprendere quello che stanno vivendo. Prima ancora di dare una risposta, dobbiamo riuscire ad ascoltare. E dobbiamo farlo senza discriminazioni e senza teorizzazioni preventive, perché la sofferenza non può essere compresa se prima decidiamo noi che forma debba avere”.

“La psicoanalisi offre proprio questo spazio singolare. Non promette una soluzione uguale per tutti e non prova a silenziare il sintomo a ogni costo. Cerca invece di comprenderne il senso e di restituire alla persona la possibilità di riappropriarsi della propria storia, anche quando dentro quella storia ci sono eredità familiari difficili, conflitti o nodi che continuano ad avere effetti nel presente”.

“Sono molto grato al professor Giovanni Lo Castro per avere accolto l’invito e al professor Salvatore Amato per la sua partecipazione. Vorremmo che questo incontro fosse aperto non soltanto agli addetti ai lavori, ma anche alla cittadinanza, perché il disagio delle nuove generazioni non riguarda esclusivamente la clinica. Interroga le famiglie, la scuola, i professionisti e più in generale il modo in cui la nostra società riesce o non riesce ad ascoltare la sofferenza”.

“L’obiettivo è proprio questo. Fermarsi, ascoltare e provare a capire cosa sta accadendo, senza ridurre il dolore a un’etichetta e senza pretendere di neutralizzarlo immediatamente. A volte il primo passo è permettere a una persona di dare un significato a ciò che sta vivendo. È da lì che può iniziare un vero percorso”.

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