L’economia blu si conferma una delle colonne portanti del tessuto produttivo italiano. A certificarlo è stato il XIV rapporto nazionale, realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’Economia del Mare OsserMare, Unioncamere Informare, Camera di commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network, presentato al Mimit. Menzione d’eccezione va al Sud, ma anche alla Sicilia. C’è un però. Analizzando i dati è evidente come in realtà tutto il Mezzogiorno viva un grande paradosso all’interno di quadro dove a spiccare, per numeri e impatto, sono in realtà le città del Nord, premiate soprattutto dalla cantieristica, settore riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo.
Quanto vale la blue economy in Italia?
Nel 2024 la blue economy ha generato in Italia 78,9 miliardi di euro di valore aggiunto, dando lavoro a oltre 1,1 milioni di persone, espandendosi ad un ritmo nettamente superiore rispetto al totale dell’economia. Il valore aggiunto generato è aumentato del 3,8%, superando il 2,1% sperimentato dall’intera economia del Paese. Un incremento annuo del valore aggiunto blu di circa 2,9 miliardi di euro. Una crescita avvenuta in tutti i settori blu. Unica nota negativa arriva dalle attività di ricerca, regolamentazione e tutela ambientale, -4,1%, mentre. L’incremento maggiore è stato quello relativo all’industria delle estrazioni marine, +21,3%. Un comparto, quest’ultimo, che partecipa solo per l’1,3% alla formazione della ricchezza totale dell’economia del mare.
Sul fronte occupazionale, l’economia del mare continua a mostrarsi un’importante generatore di posti di lavoro. Con un incremento, tra il 2023 ed il 2024, del 4,2%, oltre 46mila occupati in più in un anno. Una crescita importante e che arriva dopo gli anni di grande indecisione e fragilità causati dalla pandemia.
Il paradosso del Sud e della Sicilia
Il Mezzogiorno si conferma motore trainante dell’economia del mare in Italia: 27 miliardi di valore aggiunto prodotto diretto (il 6,1% dell’economia del territorio) capaci di attivarne ulteriori 45,1 (10,2%), per un totale di 72,1 miliardi di euro (16,3%). Un dato che evidenzia nella geografia della blue economy italiana una profonda asimmetria territoriale, ma con un notevole paradosso, vediamo nel dettaglio.
Il Sud, infatti, registra un maggiore peso nel Sistema mare, assorbendo il 34,2% del valore aggiunto e il 39,9% dell’occupazione dell’intera economia del mare nazionale. L’economia blu incarna così un vero e proprio volano per l’economia locale e l’occupazionale. Al primo posto tra le Regioni, però, spicca la Liguria, con la più alta intensità marittima d’Italia, generando da sola il 14,4% del valore aggiunto regionale e dà lavoro al 15,2% degli occupati. A seguire Sardegna, Friuli-Venezia Giulia, Campania e Sicilia, più distante al 7,0%. Sul fronte occupazionale le incidenze non variano molto. Dietro la Liguria seguono a distanza la Sardegna, il Lazio e la Sicilia, al 7,4%.
Restringendo il raggio d’azione e considerando i dati delle province, spicca una netta rilevanza il Nord. Sia per valore aggiunto, sia per occupati le città siciliane sono fuori dalla top. Nel primo caso Palermo è in ottava posizione, nel secondo c’è Siracusa al decimo posto, seguita da Trapani poco più giù.
Le attività turistiche dominano la classifica delle imprese blu
La classifica delle imprese blu è guidata dalle attività turistiche. I servizi di alloggio e ristorazione si confermano i più rilevanti, con 122.089 imprese, e assorbendo il 48,1% del totale di queste imprese. Un dato che riflette la centralità della valorizzazione turistica delle coste e del patrimonio marino italiano. A quest’ambito si ricollega il comparto delle attività sportive e ricreative, con 36.578 imprese, pari al 14,4% del totale del sistema imprenditoriale della blue economy. Seguono la filiera ittica, 35.125 imprese e il 13,9% del totale, e la cantieristica navale, 34.847 imprese e incide per il 13,7%, tra i segmenti industriali più strategici, importanti e apprezzati dentro e fuori i confini italiani.
Anche in questo caso il primo posto è occupato dalla Liguria, con un’incidenza dell’11,0%. Sul podio spunta anche la Sicilia, con un’incidenza del 6,8%, dove i comparti tradizionali, e in particolare il turismo, assumono un ruolo preponderante, alle spalle della Sardegna. Secondo il report, infatti, Sud e Isole accanto a una forte incidenza del turismo in senso ampio, con il 53,0% delle imprese blu che opera nei servizi di alloggio e ristorazione ed il 15,8% nelle attività sportive e ricreative, mantengono un peso significativo la filiera ittica (14,4%) e le attività di trasporto marittimo (5,1%). Qui l’ennesimo paradosso. Tra le tante città del Nord le meridionali nella graduatoria per peso delle attività legate all’economia del mare sul totale delle imprese locali sono solo tre. A chiudere la top ten Trapani (9,6%), dove oltre al turismo (6,1%) emerge la filiera ittica (2,3%).
Parlando di valori assoluti, però, la geografia cambia, lasciando emergere i grandi sistemi metropolitani. Roma guida la classifica nazionale con 32.928 imprese, seguita da Napoli con 24.959 imprese. Insieme concentrano quasi un quarto del tessuto imprenditoriale italiano della blue economy. In entrambe le realtà, il turismo si configura come l’asse portante, al fianco della cantieristica e della movimentazione marittima. In top ten, seppur più distanti, anche due siciliane: Palermo, al sesto posto con 7.666 imprese, e Catania, decima con 5.511.
Dalla cantieristica ai prodotti ittici
I flussi commerciali con l’estero legati all’economia del mare dell’Italia confermano la vocazione internazionale della cantieristica e la persistente dipendenza dall’import di prodotti ittici.
Il primato dell’export ittico in valore assoluto spetta alla provincia di Como, con un notevole distacco: merci esportate per un valore di 244,8 milioni di euro, riflettendo una forte attività di trasformazione industriale e commerciale. Osservando l’incidenza sull’economia locale, la geografia cambia mettendo in evidenza il Sud. Agrigento, insieme a Vibo Valentia, registra i valori più elevati, con il settore ittico che pesa per il 6,0% sull’export provinciale totale.
Il quadro territoriale della cantieristica è decisamente diverso, caratterizzato da una forte concentrazione delle esportazioni in pochi poli industriali ad alta specializzazione. In termini assoluti, Trieste si conferma al vertice con 2,6 miliardi di euro. La reale intensità del settore emerge soprattutto osservando le incidenze sull’export provinciale. A Palermo, per esempio, tra le poche città del Mezzogiorno citate nel report, la cantieristica rappresenta il 50,7% delle esportazioni complessive.




