“La storia non segue le mode” e proprio su questa scia, nonostante siano passati tre anni dalla sua pubblicazione, “La Sicilia bombardata. La popolazione dell’Isola nella Seconda guerra mondiale (1940-1943)” resta di grande attualità. Ai microfoni de ilSicilia.it il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare Nello Musumeci ha raccontato il suo libro che riavvolge il nastro e porta le lancette indietro fino alla Seconda Guerra Mondiale.
“E ‘ una fatica che ho portato a compimento per raccontare ai giovani quella parte della campagna di Sicilia nell’estate del 1943 che non è mai stata raccontata dalla storiografia ufficiale. La seconda guerra mondiale in Sicilia si è conclusa il 18 agosto 1943, ma non fu una passeggiata per gli americani e per gli inglesi. Dal ’43 al ’45 la Sicilia ebbe una sorte a parte. Una storia che va esaminata la di là del contesto ideologico“. Ha spiegato l’ex presidente della Regione Siciliana.
Il volume evidenzia come la Sicilia sia un caso particolare: la prima terra europea ad essere coinvolta nel “fronte bellico” e la prima a venirne fuori, con un bilancio pauroso di circa diecimila vittime civili; l’unica Regione italiana dove gli angloamericani operano come forza “occupante“, senza alcun appoggio dell’antifascismo militante e col pieno sostegno dei mafiosi “perseguitati“. Una storia sanguinosa e di difficile convivenza fino all’armistizio, accolto senza molto entusiasmo, perché in Sicilia “la morte della Patria” era arrivata con due mesi di anticipo. Le vicende successive pongono l’Isola al di fuori della ricorrente narrazione sulla Resistenza, per la mancata adesione popolare e incondizionata alla guerra di “liberazione“. La Sicilia “si restituisce” all’Italia solo nel 1945, con l’avvio del processo che porterà la monarchia alla concessione dello Statuto speciale.
“La Sicilia – ha concluso Musumeci – ha conservato la sua specificità nonostante siano passati 80 anni. Continua ad essere un’isola nel mondo e un mondo all’interno dell’isola. Non so se è un è privilegio o un dato negativo. Siamo un popolo differente anche a 80 dalla guerra, con i nostri vizi e con le nostre virtù“.




