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Nasce “Il cielo di Paz”, il nuovo blog di Mari Albanese

giovedì 9 Marzo 2017

Il cielo è uguale per tutti? Questa dimensione eterea, iperuranica e assieme reale che da sempre ammanta le cose umane e le colora di sentimenti ed emozioni. È una metafora dell’esistente. La ricerca ansimante dell’oltre, del volo che solleva il passo pesante dalla terra.

Il cielo di Paz non ha orizzonti netti, si nutre della foschia del tempo, delinea le sfumature della grafite sui muri, diventa fumetto, pregrafismo, riflessione, sguardo sul mondo. È un omaggio al genio di Andrea Pazienza, ma è anche un gioco dialettico, una possibilità, un punto di vista sulle umane cose.

Perché la scrittura può ancora avere un ruolo fondamentale stigmatizzando lo scorrere frenetico della routine quotidiana. Può rallentare il passo veloce sulle balate della storia, lo sguardo distratto sulla bellezza, l’incedere asettico per le strade della riflessione. I grafemi sono il parto della mente, ciò che rende visibile quell’attorcigliarsi della ragione che osserva e scruta, dimenticando il peso della sopravvivenza. Diviene sosta, dichiarazione d’amore o di rabbia, tempo necessario per non lasciarsi catturare dal cicaleggio distratto e monocorde del mondo. È coraggio, tensione, passione.

E il cielo di Paz è un indugio lieve. La nuova rubrica, o – se preferite – il nuovo blog da me curato sul quotidiano online ilsicilia.it: raccoglierà riflessioni e passeggiate che narreranno la complessa bellezza della nostra terra, edulcorate dal fascino della letteratura e della parola. Scritti dal formicaio della vita, dove tutto è possibile e impossibile assieme. Dove la precarietà sembra essere diventata una divisa da indossare, uno scafandro che alle volte non ci permette di spalancare le palpebre e godere dei tanti piccoli incanti che il mondo, il nostro mondo ci regala. Con un piede sulla terra e l’altro ancorato al sogno, perché la dimensione onirica è l’orizzonte che ci permette di immaginare altre possibilità, di renderle reali.

E allora, come Penthotal indosseremo il cappotto sopra il pigiama, le scarpe sdrucite dal tempo della noia e andremo in giro con la nostra libertà, l’unica bussola capace di indicare ancora il nostro nord. E incontreremo altre vite, altri percorsi, altre città. Osserveremo le mille Palermo, la geografia dei suoi cambiamenti, il vociare estatico dei suoi abitanti, il suo mare, la sua meravigliosa decadenza, la sua cultura millenaria.

E ritornerà indietro quella voglia di comprenderlo questo mondo, di non subirlo. Un assalto al cielo con le sfumature del crepuscolo e la corsa allegra della scoperta.

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