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Nuccio Di Paola e quella rendicontazione contro cui puntò l’indice Vittorio Sgarbi

domenica 1 Novembre 2020

Lo chiamano Nuccio, ma il suo vero nome è Nunzio che solo a scriverlo mi fa venire l’orticaria. Mettetevi nei panni di un povero diavolo: Nunzio è l’abbreviazione di Annunziata, ovvero la rivelazione a Maria di essere stata messa incinta dallo “spirito santo” (favoletta alla quale non ho mai creduto). Nunzio è anche il titolo che si dà ai vescovi inviati come ambasciatori negli Stati più importanti dal Vaticano. A fine mese ci sarà la prima domenica di Avvento. Posso o non posso essere depresso? Per noi diavoli non è prevista la redenzione, né vogliamo redimerci.

Il Nunzio di cui vi voglio parlare è il deputato regionale Di Paola, eletto in provincia di Caltanissetta, scattato al posto di Giancarlo Cancelleri, che nel 2017 optò per il seggio riservato al miglior perdente nella corsa per la conquista di Palazzo d’Orleans.

Ma torniamo a Nunzio, alias Nuccio, Di Paola il quale prima di varcare la soglia dell’Ars era già stato assessore a Gela, ma per pochi mesi. Di Paola, recentemente, è stato il bersaglio del critico Vittorio Sgarbi, ma l’arte non c’entra nulla. Molto, invece, il vil denaro, se è vero quanto denunciato dal focoso Sgarbi che lo ha accusato di avere, tra marzo e aprile, quando l’intera Italia era ostaggio del lockdown, rendicontato la percorrenza di ben 1.500 chilometri per un importo di 1.414,4 euro. Come ha fatto Sgarbi a saperlo? Facile: come impone l’ortodossia grillina, tutto è stato pubblicato nel sito del M5s. Magari sarà stata una svista. In definitiva, 1.414,4 euro non cambiano la vita.
Di Paola è un ingegnere informatico, mi dicono anche bravo, che cosa volete che siano mille e quattrocento euro per un professionista di questo calibro, nell’era in cui impera la tecnologia? Nel suo curriculum vitae si legge che ha realizzato parecchi progetti informatici, che avrebbero dovuto fargli guadagnare un bel po’ di quattrini. E pazienza se nel 2016 aveva dichiarato un reddito di appena 6.820 euro. Nessuna insinuazione, per carità. Forse, all’epoca, non era ancora del tutto affermato sul piano professionale. Per una persona che aveva introitato pochi spiccioli un anno prima, ritrovarsi con il portafogli pieno l’anno dopo, deve essere stato un vero e proprio trauma. Che me ne faccio di tutti questi soldi, si sarà chiesto? Ha ragione Di Maio quando sostiene che i parlamentari guadagnano troppo. Con la differenza che lui è un ingegnere e di Maio un venditore domenicale di bibite. Meglio restituirne una parte. E’ questione di stile. Stile che Nuccio ha dimenticato quando decise di pubblicare, sul suo profilo social, una foto che ritraeva il volto del presidente della Regione, Musumeci, grondante di sangue. Certo, per un ingegnere informatico sarà stato un gioco, ma il risultato è stato pessimo. Una nota scordata, come la maggior parte dei suoi interventi in Aula.

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