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Sedici osservazioni mosse dai comitati civici

Nuovi intoppi per il tram a Palermo, si dovrà passare dal Consiglio comunale

martedì 1 Aprile 2025
Tram a Palermo dall'alto, via Leonardo Da Vinci

Un nuovo, piccolo, rallentamento per l’iter della fase due del sistema tram di Palermo. Sui piani dell’Amministrazione comunale è piovuta una lista di sedici osservazioni provenienti da alcune realtà civiche del territorio e relative alla progettazione definitiva delle opere. Di queste, nessuna ha ricevuto risposta positiva da parte degli uffici. Tuttavia, la prassi va rispettata. E quindi le proposte di modifica presentate dai cittadini dovranno comunque passare dal Consiglio Comunale.

La lista delle osservazioni mosse dai cittadini

Fra le proposte di modifica avanzate dai cittadini figurano una serie di accorgimenti atti a limitare l’impatto degli scavi, nonchè a preservare le aree parcheggio e le zone verdi della città.

Rientra in questa lista la proposta con la quale i comitati civici chiedono sostanzialmente di rivedere il progetto per realizzare un nuovo ponte sull’Oreto necessario al funzianamento della linea D. Un’opera che è rientrata a pieno titolo nel pacchetto di varianti votato a dicembre 2024 dal Consiglio Comunale. Al momento, lo schema prevederebbe di realizzare l’infrastruttura fra l’area antistante al cimitero di Sant’Orsola e la sponda opposta che dà su via Villagrazia. Dai cittadini è arrivata la richiesta di evitare interventi impattanti sull’area del fiume Oreto. Una proposta alla quale, dal Comune, hanno replicato che “il tracciato di progetto del ponte e delle strade di connessione alla rete viaria urbana risulta essere quello meno impattante in quanto più diretto, con minori espropri e più efficiente in termini di servizio viario e tramviario“.

Preservata la rigenerazione di Sferracavallo

Respinte di conseguenza le proposte che parlavano di un tracciato alternativo per la linea D che passasse dal viadotto Carlo Perrier e che coinvolgesse arterie stradali importanti di Falsomiele, come via Papa Giovanni XXIII. Il “no” degli uffici è stato categorico ed esteso a tutta la linea delle osservazioni. Niente da fare anche per le proposte che puntavano a preservare i parcheggi fra viale Strasburgo e viale Francia, in vista dei lavori per realizzare la linea E. Stesso destino per le modifiche richieste alle opere di scavo sulla linea F (Stazione Centrale – Stazione Giachery) e per la proposta di fare un passo indietro sull’attività di riqualificazione della borgata di Sferracavallo.

Ciò nell’ambito dei lavori della linea G. “La rigenerazione “Catullo” è funzionale a garantire l’accessibilità al trasporto pubblico, urbano ed extraurbano (non solo alla tramvia) – scrivono gli uffici -. La sua realizzazione, con l’inserimento di aree verdi ed aree sportive, è funzionale alle esigenze della borgata di Sferracavallo, che non possiede aree verdi, ed alle strutture scolastiche esistenti, che non sono dotate degli spazi necessari per lo svolgimento di attività all’aperto. Di contro, l’andamento demografico dimostra che non sono necessarie ulteriori strutture scolastiche, bensì l’adeguamento di quelle esistenti“.

Sistema tram di Palermo, iter lento e dai costi crescenti

Insomma, il “no” alle proposte dei cittadini è praticamente certo. Ma l’atto dovrà comunque passare da Sala Martorana. Una delibera che arriverà in aula nella giornata di giovedì e che, entro la settimana, dovrebbe già concludere il suo iter. Fatto che rallenterà, seppur di poco, un processo burocratico già lento di suo. E che, di recente, ha costretto gli uffici comunali a chiedere un’ulteriore proroga al Ministero dei Trasporti al fine di chiudere le obbligazioni giuridicamente vincolanti (OGV) necessarie ad avviare i futuri cantieri.

Un pacchetto del quale non farà parte, come già preannunciato dalla redazione de ilSicilia.it, la linea D. Ovvero la tratta che in futuro connetterà la stazione Centrale all’area di Bonagia. Ciò attraverso la creazione di un nuovo ponte sull’Oreto. La tratta in questione non ha ancora completato l’iter per ottenere il cosiddetto PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale). Atto amministrativo necessario a certificare il superamento dei problemi ambientali. E, di conseguenza, al momento non può essere ricomprensa negli attuali piani del Comune e nei relativi investimenti da oltre 500 milioni di euro al momento disponibili (di questi, già 150 sono stati spesi per l’acquisto dei mezzi e del materiale rotabile).

In pratica, se ne riparlerà in futuro. Ovvero quando da Roma arriveranno ulteriori somme. Risorse necessarie a completare l’intero progetto del tram. E, secondo i calcoli dell’Amministrazione, per farlo serviranno almeno altri 350 milioni di euro.

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