Ci sono buoni segnali dai più giovani, il settore dello sport resta il più colpito. “Per il futuro le parole chiave a cui ispirarsi sono cooperazione, tecnologia, sicurezza”, ha affermato il presidente Fapav, Federico Bagnoli Rossi.
Nel 2025 l’incidenza della pirateria di contenuti audiovisivi si attesta al 37% della popolazione, pari a circa 20 milioni di italiani, sia nella fascia 10-14 anni sia in quella dai 15 anni in su. Il dato è in calo del 4% rispetto al 2024 e del 7% rispetto al 2023: in due anni oltre un milione di persone ha smesso di piratare.
Tra gli adolescenti la quota scende al 37% (40% nel 2024, 45% nel 2023), il valore più basso mai registrato. Tra gli adulti, gli atti di pirateria stimati sono 290,6 milioni, in calo del 9% sul 2023. Resta ambivalente la percezione del fenomeno: il 60% degli adulti lo considera grave e da perseguire, ma tra i pirati solo il 48% ne riconosce la gravità. Tra i fruitori di IPTV illegali, il 72% riconosce che queste pratiche arrecano danni all’economia e alla società. Il 56% degli italiani è inoltre consapevole del legame tra pirateria audiovisiva e circuiti criminali.
A due anni dall’entrata in vigore della legge antipirateria, il 71% degli adulti ne conosce l’esistenza e il 62% la ritiene efficace. Il 60% dei pirati adolescenti considera probabile essere scoperto e punito. Il 70% degli adulti giudica efficace il Piracy Shield, la piattaforma AGCOM per il blocco dei siti illeciti, quota che sale al 77% tra chi pirata eventi sportivi live ; secondo AGCOM i siti oscurati hanno superato quota 100mila, con un aumento di oltre un terzo in un anno.
I contenuti più colpiti restano i film (28%), seguono serie e fiction al 23%, programmi tv al 19% e sport live al 14%. Se per film e serie-fiction il danno economico diretto scende a 450 milioni , per lo sport live si contano 13 milioni di fruizioni perse, l’8% in più in un anno e il 14% in più sul 2023 ; il danno economico arriva a 419 milioni, +47% in due anni.
E il cosiddetto “pezzotto” è in calo ma ancora usato dal 22%, con gli abbonati attivi a oltre tre milioni
Gli atti complessivi e il crollo dei consumi illegali tra i giovanissimi
Scavando più a fondo all’interno della ricerca Ipsos Doxa 2025, balza all’occhio una netta divaricazione generazionale nelle abitudini di fruizione e nel volume complessivo di violazioni. Se l’universo degli adulti genera la quota maggioritaria delle visualizzazioni illegali, è il mondo degli adolescenti (10-14 anni) a far registrare la contrazione più clamorosa e incoraggiante dell’intero studio.
In questa specifica fascia di età, infatti, gli atti complessivi di pirateria stimati per il 2025 si fermano a quota 16 milioni. Si tratta di una riduzione verticale del 22% rispetto al biennio precedente, quando nel 2023 si contavano ben 20,6 milioni di atti illeciti.
Questo arretramento dei consumi illeciti tra i giovanissimi si riflette in modo omogeneo su tutte le tipologie di contenuto multimediale. Gli atti legati ai film tra gli adolescenti subiscono una picchiata del 35% nel confronto diretto con il 2023. Calano sensibilmente anche le fruizioni illecite di serie tv e fiction (-15%), i programmi televisivi generici (-14%) e le visioni non autorizzate di eventi sportivi live, che calano del 16% sempre rispetto al 2023. I dati testimoniano come le campagne di sensibilizzazione e la progressiva chiusura delle piattaforme più intuitive stiano progressivamente allontanando i nativi digitali dalle abitudini e dai circuiti dello streaming illecito.
Cinema e Serie TV: la frequenza scende ai minimi storici

Nel campo dei contenuti cinematografici, l’analisi degli adulti consolida un trend calante sia nella platea complessiva sia nella ripetitività del comportamento illecito. Gli atti totali di pirateria cinematografica tra la popolazione over 15 sono scesi a 95,9 milioni, segnando un decremento del 16% rispetto ai dati registrati nel 2023. Ma l’elemento forse più emblematico è la frequenza media individuale: nel 2025, un pirata di film compie in media appena 6,6 atti illeciti nel corso dell’anno.
Per comprendere la portata di questo dato, basta osservare la serie storica fornita da Ipsos Doxa: nel 2016 la frequenza media era di ben 21,9 atti per utente, scesa poi a 12,8 nel 2019 e a 7,4 nel 2023. Siamo di fronte al minimo storico assoluto dall’inizio delle rilevazioni della Federazione.
Diverso e più complesso è il comportamento che caratterizza la fruizione illegale di serie tv e fiction. Qui il calo del volume complessivo degli atti appare molto più timido: si passa dai 90,9 milioni del 2023 agli 82,4 milioni del 2025, con una flessione del 9%. Tuttavia, l’incidenza sulla popolazione adulta è rimasta praticamente inchiodata al 23% negli ultimi tre anni (2023, 2024 e 2025). Le serie televisive mostrano dunque una resistenza maggiore rispetto al cinema, mantenendo una platea stabile di consumatori che scelgono la via illegale con una frequenza media individuale che si stabilizza a 6,9 atti all’anno.
La pirateria nel comparto “sport live” cresce
Il comparto dello sport live rappresenta l’autentica anomalia dell’indagine 2025, mettendo in luce quello che gli analisti definiscono un vero e proprio paradosso. Per la prima volta nella storia recente del report, la quota complessiva di adulti che dichiara di piratare lo sport in diretta registra una flessione, scendendo dal 15% stabilmente registrato negli anni precedenti al 14% attuale. La platea, dunque, si restringe numericamente. Eppure, a fronte di un minor numero di utenti, il volume complessivo degli atti legati allo sport live compie un balzo in avanti impressionante, salendo a quota 39,2 milioni di atti totali, con una crescita dell’8% rispetto al 2023 (anno in cui si attestava a 36,4 milioni).
La spiegazione di questo fenomeno risiede nell’intensificazione delle attività da parte dello zoccolo duro dei consumatori, un nucleo “hardcore” che pirata con molta più assiduità rispetto al passato. I dati Ipsos evidenziano come i pirati sportivi ad alta frequenza – ovvero coloro che guardano eventi in diretta in modo illecito più di una volta al mese – siano passati dal 7% del totale dei pirati di sport nel 2024 al 10% nel 2025. Al contrario, i consumatori occasionali (che piratano una sola volta all’anno) scendono dal 37% al 31%. Questo gruppo ristretto e radicalizzato mostra una totale impermeabilità ai richiami della legalità: si tratta di soggetti caratterizzati da una bassissima o nulla consapevolezza dei rischi informatici e dei danni economici causati alle aziende e alle società sportive, orientati unicamente a scovare nuove modalità per aggirare le barriere tecnologiche.
I canali della pirateria: il peso del passaparola e delle piattaforme social
Ma come fanno oggi i pirati a individuare i canali utili per accedere ai palinsesti illegali? L’indagine sfata il mito di una pirateria legata esclusivamente ad oscuri forum del dark web, mostrando un radicamento fortissimo del fattore umano e dei canali di comunicazione quotidiani.
Il motore principale per informarsi su dove e come reperire streaming, link o abbonamenti IPTV resta il passaparola tradizionale, indicato dal 47% dei pirati adulti. Seguono a ruota i classici motori di ricerca su internet (34%), i social network (29%), blog e community di settore (11%) e, infine, le applicazioni di messaggistica istantanea (9%).
Quando poi si passa dalla fase informativa alla fruizione vera e propria del file digitale (tramite download diretto o streaming), i social network e i sistemi di chat giocano un ruolo da assoluti protagonisti. Tra i pirati digitali adulti, il 34% sfrutta stabilmente le piattaforme social più comuni (come YouTube, TikTok, Facebook, Instagram o X) per consumare film o match sportivi. Poco sotto si posizionano le app di messaggistica (con in testa Telegram e WhatsApp), utilizzate dal 26% dei pirati per scaricare o visionare in tempo reale i flussi video violati.
Si tratta di canali centrali che, pur mostrando una leggera flessione rispetto agli anni precedenti, continuano a rappresentare praterie digitali difficili da monitorare e arginare in tempo reale.
Cyber-rischi e contromisure: la paura dei malware supera i timori legali
Un ulteriore capitolo di grande interesse riguarda la percezione delle minacce informatiche da parte di chi frequenta i portali illeciti. La ricerca dimostra chiaramente che, nella psicologia del pirata adulto, il timore di subire un danno tecnico o economico diretto è nettamente superiore rispetto alla paura di incorrere nelle sanzioni pecuniarie o nei procedimenti giudiziari previsti dallo Stato.
Alla domanda sui rischi percepiti durante la navigazione su siti illegali, al primo posto si piazza la paura di infettare il proprio personal computer o smartphone con un virus informatico (36%). Seguono il timore del furto di dati personali (33%) e la paura del furto di dati sensibili a livello finanziario, come le password dei conti bancari o i numeri delle carte di credito (31%). Solo all’ultimo posto di questa classifica si colloca il timore di essere scoperti e identificati dalle Forze dell’Ordine, fermo al 33%.
La concretezza dei pericoli informatici emerge in modo ancora più netto se si sposta lo sguardo sul target dei minori.
Lo studio parallelo “Nei panni dei giovani italiani” rivela che ben il 47% dei pirati adolescenti ammette di aver effettivamente subito un’infezione da malware o virus sul proprio dispositivo a causa delle attività di pirateria digitale, contro il 36% registrato tra la popolazione adulta.
Nonostante l’inasprimento dei blocchi e la proliferazione dei siti oscurati da AGCOM, la quota di pirati adulti che si affida a stratagemmi informatici per bypassare le restrizioni (come l’uso di VPN, modifiche ai DNS, web proxy o browser alternativi) resta stabile al 10%. Di questo segmento, la metà esatta (ossia il 5% del totale dei pirati complessivi) dichiara di fare ricorso a una rete VPN per mascherare la propria navigazione e superare i filtri nazionali.
IPTV illecite: i numeri dell’universo “Pezzotto”
Accanto a questo nucleo commerciale illegale permanente, esiste poi una platea molto più vasta di consumatori opportunistici o occasionali: il 22% degli adulti (pari a circa 11,4 milioni di italiani) ha confessato di aver provato o utilizzato una IPTV illecita almeno una volta nella vita, usufruendo magari di periodi di prova gratuiti o accessi temporanei senza necessariamente sottoscrivere un piano di pagamento continuativo.
Numeri ancora mastodontici che spiegano perché le autorità abbiano concentrato gli sforzi tecnologici prioritariamente su questo specifico canale di trasmissione.
Le dichiarazioni alla presentazione dell’indagine a Roma
L’indagine Fapav-Ipsos è l’occasione per fare il punto a due anni dalla legge antipirateria e dall’introduzione del Piracy Shield, la piattaforma tecnologica gestita dall’Agcom e progettata per oscurare in modo automatizzato i siti di streaming illegale, attiva dal primo febbraio 2024.
“Serve superare la logica delle multe perchè le norme non sono veloci come la tecnologia, siamo indietro in questa battaglia. Tutelare il copyright è il futuro della libertà del web”, ha sottolineato Alberto Barachini, sottosegretario all’Informazione e all’Editoria. Per il presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, “l’Italia è all’avanguardia mondiale sul contrasto alla pirateria me serve un aggiornamento tecnologico delle norme”.
FONTE DATI: Ipsos-per-FAPA- La pirateria audiovisiva in Italia nel 2025
Nota metodologica indagine FAPAV-Ipsos Doxa 2025
L’indagine 2025 adotta una metodologia quantitativa standardizzata per garantire l’accuratezza e la confrontabilità storica dei dati, articolandosi in due rilevazioni campionarie parallele condotte online (metodologia CAWI):
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Popolazione adulta (dai 15 anni in su): basata su 2.995 interviste, strutturate per essere pienamente rappresentative di un universo di oltre 51,9 milioni di cittadini (dati Istat gennaio 2025) secondo variabili chiave quali genere, età, scolarizzazione, professione e area geografica.
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Adolescenti (10-14 anni): basata su 271 interviste, calibrate su una popolazione di riferimento di circa 2,6 milioni di giovanissimi.
I volumi complessivi degli atti di pirateria e le stime del danno economico (fatturato, PIL, fisco, occupazione) sono elaborati tramite un modello matematico multi-stadio. Questo sistema incrocia il numero totale di illeciti dichiarati per ciascuna categoria di contenuto (film, serie/fiction, programmi tv, sport live) con la reale probabilità di sostituzione legale del consumo. Il calcolo si avvale delle tavole delle risorse e degli impieghi dell’Istat e della tavola input-output simmetrica che descrive le relazioni interindustriali del sistema economico italiano.




