E’ un periodo tribolato per la politica siciliana. Da un lato ci sono i conflitti interni alle coalizioni nati in corrispondenza delle elezioni provinciali. Dall’altro, le sensibilità diverse che regnano a Sala d’Ercole hanno frenato una serie di riforme. Un elenco in cui figurano il disegno di legge che punta a ridisegnare gli enti locali siciliani. Testo rimbalzato più volte dall’Assemblea Regionale Siciliana e che in queste settimane ha vissuto un nuovo passaggio nelle commissioni di Palazzo dei Normanni.
Fra le novità inserite nel documento c’è la figura del consigliere supplente. Ma l’argomento principale rimane quello relativo alla rappresentanza di genere, almeno del 40%, nelle Giunte Comunali. Argomento di cui abbiamo parlato con la parlamentare regionale del PD Valentina Chinnici. “Finalmente la Sicilia potrebbe dare un segnale di adeguamento ad una norma nazionale – sottolinea l’esponente Dem -. Siamo l’ultima Regione a non averla ancora applicata. Cosa che grida vendetta. Speriamo che questa riforma venga approvata in tempi celeri e senza “scherzi d’aula”“.
La proposta di partire dai comuni sopra i 15.000 abitanti
Se il testo passasse all’Ars nella sua attuale versione, le Giunte Comunali dovrebbero adeguarsi entro 90 giorni. Fatto che potrebbe innescare rimpasti a pioggia in diverse città dell’Isola. Nei giorni scorsi, l’esponente di Noi Moderati Marianna Caronia aveva proposto di limitare la riforma, almeno in questa fase, ai comuni sopra i 15.000 abitanti. Proposta condivisa anche da Valentina Chinnici.
“E’ una forma di mediazione legittima – dichiara la deputata regionale del PD -. La politica è anche questo. Così si toglierebbe qualsiasi alibi all’approvazione di questo disegno di legge. Se è vero che nei piccoli comuni c’è qualche problema, così si potrebbe superarlo. Purtroppo questo dimostra la presenza di un problema culturale e di impostazione sbagliata della politica. Le donne dei piccoli comuni fanno fatica ad avere una rappresentanza attiva. Questo dimostra l’arretratezza della nostra regione. In questa fase, salvaguardare il rinnovo delle Giunte in modo da non scatenare problemi nei comuni sotto i 15.000 abitanti può essere una scelta sensata. L’importante per noi donne, di tutti gli schieramenti politici, è raggiungere il risultato: ovvero l’approvazione della norma. Solo così riusciremo a cancellare questa vergogna che ci pone come fanalino di coda sul fronte della parità di genere“.
Un pericolo chiamato “voto segreto”
Il cambiamento però è necessario. La Sicilia, infatti, è una delle poche regioni in Italia che non si adeguata alla norma nazionale. Un appuntamento che non si può più rinviare anche se, dimostra la storia recente all’Ars, il pericolo è sempre dietro l’angolo. A cominciare da quello rappresentato dal voto segreto.
“Se la politica non fa azioni di spinta e pedagogiche, non andiamo da nessuna parte. Non ci possiamo limitare a fotografare l’arretratezza della nostra politica attiva. Dobbiamo avere il coraggio di rischiare. Spero che i nostri colleghi uomini lo abbiano. Sarebbe scandaloso se, ancora una volta, si affossasse questa norma. Così finalmente potremmo dare un’accelerata. Sono convinta che le donne siano in grado di farsi valere in ogni ambito, anche quello politico, innescando un processo virtuoso anche in Sicilia“.