L’Italia registra un minimo storico di nascite, con 355 mila nuovi nati nel 2025 e un tasso di fecondità pari a 1,14 figli per donna. In Sicilia il valore si mantiene leggermente più alto rispetto alla media nazionale, con 1,23 figli per donna, ma continua a evidenziare un trend di riduzione progressiva. Il dato si inserisce in un andamento strutturale di calo demografico che incide direttamente sull’organizzazione dei servizi sanitari e sull’aumento del ricorso ai percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita, ormai sempre più rilevanti anche sul piano epidemiologico.
Formazione e nuove competenze
“La diagnosi ha un peso importante nella infertilità e soprattutto la tecnologia che ci mette a disposizione un’evoluzione continua, dal punto di vista della sala operatoria, le ecografie, ma soprattutto l’intelligenza artificiale ha modificato completamente l’approccio. E questo è una cosa importantissima, perché comunque la PMA è qualcosa che va a risolvere un tema sempre più pressante. Abbiamo più del 40% delle coppie che comunque hanno un problema e che comunque si rivolgono a un centro per risolvere il loro problema. Ed è quindi fondamentale prenderli in consegna già dopo un anno di attesa e non perdere tempo, perché l’età rimane sempre la cosa più importante, il fattore tempo rimane sempre la cosa più importante”, prosegue.
LEA e ampliamento dell’accesso alla PMA
“Un tema centrale resta quello dell’età di accesso ai percorsi di cura, perché le donne italiane arrivano più tardivamente rispetto alle coetanee europee, con un’età media di circa 37 anni contro i 35 anni come primo approccio alle tecniche di fecondazione assistita. Questo è un elemento che incide in modo diretto sulle possibilità di successo e che richiede una maggiore attenzione alla diagnosi precoce e alla tempestività dell’invio ai centri, per garantire percorsi più efficaci e appropriati”, conclude.




