All’indomani dell’esito referendario in Sicilia, con la vittoria del No alla riforma della giustizia, l’ANSA registra dagli ambienti della Presidenza della Regione siciliana la riflessione che “l’esito del voto va letto senza forzature politiche”, perché “non si è trattato di un voto identitario, né produce effetti sugli equilibri dei governi nazionale e regionale” e “i cittadini si sono espressi su una riforma costituzionale, non su chi la sosteneva”.
Inoltre c’è la convinzione che “ha prevalso, in larga parte dell’elettorato, una percezione di rischio rivelatasi infondata: l’idea che la modifica potesse rappresentare un indebolimento, se non un attentato, alla Costituzione“. Quindi “una lettura alimentata da una campagna in cui le ragioni del No hanno spesso fatto leva su argomentazioni semplificate, ma efficaci sul piano emotivo” e “significativo, in tal senso, è stato il ritorno alle urne di una quota di elettori che normalmente non vota: una partecipazione motivata più dal timore che dall’adesione a un progetto”. Insomma “un voto di difesa, non di proposta, trasversale e difficilmente riconducibile agli schieramenti”, su cui “ha inciso anche il contesto internazionale segnato da conflitti e instabilità, che spinge verso la conservazione dello status quo piuttosto che verso il cambiamento”.
“Resta, comunque, il punto centrale: i problemi della giustizia non vengono meno. La necessità di interventi resta e impone una riflessione seria per un sistema più equo ed efficace”, la chiosa finale.





