Chiusi i seggi per il referendum confermativo della legge costituzionale recante: “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”.
Scrutinate 5.306 sezioni su 5.306, in Sicilia i dati definitivi vedono il no al 60,98% e il si al 39,02%. Alle urne solo il 46,13%.
Dati definitivi a Catania
Arrivano i dati definitivi nella provincia di Catania, dove sono state scrutinate 1.126 sezioni su 1.126. Alle urne il 46,06%. Il no ha raggiunto il 60,51%, mentre il sì il 39,49%.
Dati definitivi a Siracusa
Arrivano i dati definitivi nella provincia di Siracusa, dove sono state scrutinate 422 sezioni su 422. Alle urne il 45%. Il no ha raggiunto il 62,46%, mentre il sì il 37,54%. Il sì ha vinto nei Comuni di Pachino (53,09%) e di Portopalo di Capo Passero (61,40%).
Dati definitivi a Messina
Arrivano i dati definitivi nella provincia di Messina, dove sono state scrutinate 776 sezioni su 776. Alle urne il 49,25%. Il no ha vinto con il 56,27%. Il sì si è attestato al 43,73%. Pareggio in due Comuni, Gallodoro e Roccella Valdemone. Sono invece diversi i Comuni in cui ha vinto il sì: Alcara Li Fusi (53,69%); Basicò (64,64%); Capizzi (62,72%); Castelmola (54,13%); Cesarò (50,25%); Condrò (55,71%); Falcone (54,41)%; Foresta (55,38%); Francavilla di Sicilia (51,90%); Furnari (54,96%); Librizzi (52,91%); Mazzarrà Sant’Andrea (52,77%); Merì (52,21%); Militello Rosmarino (52,77%); Mojo Alcantara (53,18%); Montagnareale (50,27%); Montalbano Elicona (52,31%); Motta Camastra (57,14%); Novara di Sicilia (59,78%); Oliveri (57,27%); Patti (50,35%); Reitano (52,05%); Rodì Milici (52,38%); San Fratello (52,43%); San Pier Niceto (52,65%); Santo Stefano di Camastra (52,08%); Tripi-Abakainon (65,72%).
Dati definitivi a Ragusa
Arrivano i dati definitivi nella provincia di Ragusa, dove sono state scrutinate 310 sezioni su 310. Alle urne il 47,61%. Il no ha raggiunto il 61,80%, mentre il sì il 47,61%. In un solo Comune, Acate, il sì ha vinto con il 52,39%.
Dati definitivi a Palermo
Arrivano i dati definitivi nella provincia di Palermo, dove sono state scrutinate 1.186 sezioni su 1.186. Alle urne il 46,36%. Il no ha vinto con il 64,86%. Il sì si è attestato 46,36%.
Dati definitivi ad Agrigento
Arrivano i dati definitivi nella provincia di Agrigento, dove sono state scrutinate 512 sezioni su 512. Alle urne il 43,33%. Il no ha raggiunto il 60,09%, mentre il sì il 43,33%. Sono cinque i Comuni in cui ha vinto il sì: Burgio, Montallegro, Siculiana, Palma di Montechiaro e Lampedusa.
Dati definitivi a Trapani
Arrivano i dati definitivi nella provincia di Trapani, dove sono state scrutinate 460 sezioni su 460. Alle urne il 45,40%. Il no ha vinto con il 59,05%. Il sì si è attestato 40,95%. Unico Comune in cui ha trionfato il sì è stato Campobello di Mazara con il 56,01%, contro il 43,99% del no.
Dati definitivi a Caltanissetta
Arrivano i dati definitivi nella provincia di Caltanissetta, dove sono state scrutinate 289 sezioni su 289. Alle urne il 42,65%. Il no ha raggiunto il 56%, mentre il sì il 44%. Il si ha vinto solo nei Comuni di Villalba, con il sì al 58,04%, e di Niscemi, dove il sì ha vinto di pochissimo: 50,9% contro il 49,1% i8n favore del no.
Dati definitivi ad Enna
Arrivano i dati definitivi nella provincia di Enna, dove sono state scrutinate 225 sezioni su 225. Alle urne il 47,44%. Il no ha vinto con il 62,5%. Il sì si è attestato 37,5%. Unico Comune in cui ha trionfato il sì è stato Cerami: 52,29% per il sì e 47,71% per il no.
Lo scrutinio al rush finale
Quando sono 59.224 su 61.533 le sezioni scrutinate, secondo i dati del Viminale, il sì è al 46,23%, mentre il no è al 53,77%.
In Sicilia, con 5.118 su 5.306 sezioni scrutinate, il sì è fermo al 38,9%, mentre il no è al 61%.
Schlein: “Il Paese chiede un’alternativa”
“Arriva un messaggio politico chiaro a Meloni e al governo, che ora devono riflettere, devono ascoltare il Paese e le vere priorità. E’ anche un messaggio per noi. Il Paese chiede un’alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla. C’è già una maggioranza alternativa al governo. Questo voto ci consegna una grande responsabilità. Lavoreremo con le forze della coalizione progressista per costruire l’alternativa“. Lo ha detto la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein in una conferenza stampa al Nazareno.
Tajani: “Ci inchiniamo alla volontà del popolo”
“Il popolo sovrano si è espresso, e noi ci inchiniamo alla sua volontà. Si è espresso con un grado molto alto di partecipazione e questa, al di là del risultato, è una grande prova di democrazia. Noi abbiamo fatto tutto il possibile per far comprendere l’importanza di una riforma che avrebbe reso la giustizia più equa e l’Italia più libera. Però gli italiani sono stati di diverso avviso e ne prendiamo atto con il massimo rispetto“. Così il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani.
Anm: “Questo risultato è un punto di partenza”
“Oggi è un bel giorno per il nostro Paese. Non per la magistratura, ma per tutti i cittadini. Questo risultato tuttavia non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Abbiamo contribuito a preservare l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione, proteggendo la Costituzione. I cittadini hanno democraticamente confermato la bontà delle nostre scelte e delle nostre indicazioni sui problemi reali della giustizia“. Così la Giunta esecutiva centrale dell’Anm.
La geografia della Sicilia
A Palermo città per il referendum costituzionale il no sta vincendo col 68,96% (590 sezioni su 600). Il sì è al 31,04%.
A Catania città (251 sezioni su 336) il no e al 63,43% il sì al 36,57%.
A Messina (224 sezioni su 253) il no sta vincendo col 58,97% e il sì è al 41,03%.
A Ragusa (59 sezioni su 71) il no è al 63,40% e il sì al 36,60%.
A Enna (tutte le sezioni scrutinate) vince il no col 65,63%, il sì è al 34,37%.
Ad Agrigento (431 sezioni su 512) il no vince col 60,31%, il sì è al 39,69%.
A Caltanissetta (39 sezioni su 56) il no sta vincendo col 57,53% il sì è al 42,47%.
A Trapani (47 sezioni su 67) sta vincendo il no col 59,09% il sì è al 40,91%.
A Siracusa (92 sezioni su 123) sta vincendo il no col 64,91% il sì è al 35,09%.
Meloni: “Rispettiamo la decisione dei cittadini”
“La sovranità appartiene al popolo e gli italiani si sono espressi con chiarezza“. Così attraverso un video sui propri canali social la premier Giorgia Meloni ha commentato i risultati del referendum della giustizia (QUI IL VIDEO).
“Il Governo ha fatto quello che aveva promesso con una riforma delle giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. I cittadini hanno scelto e rispettiamo la loro decisione. Resta il rammarico, ma questo non cambia il nostro impegno“.
Nordio: “Prendo atto del voto”
“Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall’articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell’elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l’alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia“. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito al risultato del referendum sulla giustizia.
Conte: “Si apre una nuova stagione”
“E’ stata una grande rimonta. Fino a qualche mese fa tutti davano il si in vantaggio. Si apre una nuova stagione, una nuova primavera, con i cittadini protagonisti. Una stagione più vicina ai cittadini e meno a tutela dei politici. Ce la metteremo tutta per rispondere a questa richiesta dei cittadini“. Ha dichiarato in conferenza stampa il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.
“E’ stato un voto molto politico – ha aggiunto il leader del M5S – perché la presidente Meloni è scesa in campo a reti unificate. Poche volte viene in Parlamento e invece è andata ovunque, anche nei podcast. Molti argomenti erano delle menzogne, si è parlato di maggiore efficienza della giustizia e casi di errori giudiziari come la famiglia del bosco e Garlasco, facendo molta confusione. Quattro anni di Governo e zero riforme. Chiedere il sostegno a questa riforma dell’ingiustizia e avere questa risposta credo abbia un forte impatto politico“.
I dati del Viminale
Giunti a 40.000 sezioni scrutinate su 61.533, alle ore 16:27, secondo i dati del Viminale, a livello nazionale, il no si attesa al 54,30%, con oltre 9,2 milioni di voti. Indietro il sì al 45,70%, con 7,8 milioni di voti.
I dati definitivi dell’affluenza in Sicilia
Definitivi i dati dell’affluenza in Sicilia. Alle urne si è recato il 46,13%. Maglia nera per l’Isola, ultima Regione in Italia per affluenza, ben lontana dalla media nazionale del 58,93% e del 66,67% registrato in Emilia-Romagna.
Nessuna provincia ha superato il 50%. Prima la provincia di Messina al 49,25%. Seconda la provincia di Ragusa con il 47,63%. Terza la provincia di Enna con il 47,44%. Seguono: Palermo con il 46,38%; Catania con il 46,08%; Trapani con il 45,38%; Siracusa con il 45%; Agrigento con il 43,33%; Caltanissetta con il 42,65%.
Con circa la metà delle sezioni scrutinate la distanza tra il si e il no in Sicilia è evidente: il sì è al 38,4%, il no è al 61,6%.
Il no è oltre il 54%
Alle ore 16:00, con un terzo delle sezioni scrutinate in tutta Italia, secondo i dati del Viminale il no è in testa con il 54,4%. Il sì è al 45,5%.
Il terzo instant poll
Si rafforza la percentuale del no. Per i dati SWG, il terzo instant poll vede il sì tra il 45% e il 46%, mentre il no tra il 51% e il 55%.
I dati del Viminale
Alle ore 15:45 sono un sesto le sezioni scrutinate in tutta Italia. Secondo i dati del Viminale il sì sarebbe fermo al 45,6%. In vantaggio il no con il 54,4%.
Il secondo instant poll… e in Sicilia?
Si fa sempre più solida la percentuale del no. Per i dati SWG, il secondo instant poll vede il sì tra il 46% e il 50%, mentre il no tra il 50% e il 54%.
In Sicilia quando sono state scrutinate 134 sezioni su 5306 è in vantaggio il no col 65,42%. Il sì è al 34,58%.
Si è dimesso il presidente dell’Anm
Cesare Parodi, si è dimesso dalla carica di presidente dell’Associazione nazionale magistrati. A quanto si apprende per “motivi personali”. Parodi ha comunicato pochi minuti prima delle 15 la decisione al Comitato direttivo centrale dell’associazione.
Affluenza sopra le previsioni
Secondo i primi dati sul portale Eligendo l’affluenza finale si attesterebbe intorno al 58,5%. La Sicilia non sfonderebbe il muro del 50%, fermandosi intorno al 47%. Il dato non è ancora definito, ma in aggiornamento, con molte sezioni ancora da valutare.
Chiusi i seggi
Alle ore 15:00 si sono chiusi i seggi. Attesa per i risultati finali relativi all’affluenza e per gli instant poll.
Quest’ultimi, secondo i dati SWG, indicano il sì tra il 47% e il 51%, mentre il no si attesterebbe tra il 49% e il 53%.
L’affluenza registrata domenica 22
Le urne saranno aperte fino alle ore 15:00, poi inizierà lo spoglio. I dati su affluenza e risultati sono disponibili online sul portale ‘Eligendo’ e sull’app ‘Eligendo Mobile’. Alle ore 23:00 di ieri il dato definito dell’affluenza alle urne era del 46,07%. In Sicilia la percentuale più bassa tra le Regioni, ben al di sotto della media nazionale: 34,94%.
Se la maglia nera va all’Isola, meglio va nelle altre Regioni. L’Emilia Romagna si conferma con la più alta partecipazione, pari al 53,69%. Poi: Abruzzo 46,56%; Basilicata 39,88%; Calabria 35,70%; Campania 37,78%; Friuli Venezia Giulia 48,55%; Lazio 48,23%; Liguria 48,18%; Lombardia 51,83%; Marche 49,41%; Molise 39,78; Piemonte; 48,94% Puglia 39%; Sardegna 39,09%; Toscana 52,49%; Trentino Alto Adige 41,34%; Umbria 50,11%; Valle D’Aosta 44,25%; Veneto 50,25%.
Cosa prevede la riforma
Il 22 e 23 marzo gli italiani sono stati chiamati alle urne per esprimersi su un tema che da anni attraversa il dibattito politico e giuridico, ovvero la riforma della giustizia e, in particolare, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Si tratta di un quesito tecnico solo in apparenza, perché in realtà tocca uno dei pilastri dello Stato di diritto, cioè l’equilibrio tra accusa, difesa e giudizio.
Al centro della consultazione c’è una domanda precisa, ossia se sia opportuno mantenere l’attuale sistema, in cui giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine della magistratura, oppure se separarli nettamente distinguendone percorsi professionali, organi di autogoverno e funzioni.
Attualmente, in Italia, giudici e pm fanno parte della stessa carriera e questo significa che, nel corso della loro vita professionale, possono passare da una funzione all’altra, pur con limiti e condizioni stabilite dalla legge. È un modello che affonda le radici nella Costituzione, che definisce la magistratura come un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.




