“C’è una domanda che la politica siciliana continua a evitare: “come si riportano i siciliani alle urne?”, queste sono le parole di Giorgio Trizzino ex deputato nazionale.
“Mentre i partiti discutono del secondo mandato di Renato Schifani e delle future alleanze, il vero dato politico è che sempre più siciliani hanno smesso di votare. Ed è questa la principale emergenza democratica.
Il problema non è soltanto chi vincerà le Regionali del 2027, ma se quelle elezioni rappresenteranno ancora davvero il popolo siciliano. Quando la maggioranza dei cittadini rinuncia al voto, non perde un partito: perde la democrazia.
Per questo vale la pena porsi una domanda finora rimasta ai margini del dibattito: “e se il prossimo presidente della Regione fosse una personalità indipendente, non iscritta ad alcun partito, sostenuta da un’ampia convergenza politica e dalla fiducia dei cittadini?”
Poi, Trizzino continua la sua riflessione: “Non sarebbe una sfida alla politica, ma un atto di responsabilità. La Sicilia dispone di figure autorevoli che hanno dimostrato competenza e senso delle istituzioni, senza aver costruito la propria carriera nelle segreterie dei partiti: rettori, magistrati, medici, imprenditori, studiosi, manager pubblici e rappresentanti del terzo settore.
Nessuno immagina una democrazia senza partiti ma i partiti potrebbero dimostrare la loro forza scegliendo di sostenere la persona migliore, anche se esterna alle loro organizzazioni. Sarebbe un segnale di maturità e un messaggio a quella parte di Sicilia che oggi non si sente più rappresentata.
Le dichiarazioni del presidente Schifani sulla continuità amministrativa sono legittime, così come il confronto tra le coalizioni. Ma il rischio è che il dibattito resti chiuso dentro le segreterie politiche, mentre cresce la distanza tra istituzioni e cittadini.
La Sicilia non ha bisogno dell’ennesima campagna elettorale fondata sulle appartenenze, ma sulla credibilità. Non servono slogan, ma biografie. Non servono professionisti del consenso, ma persone che abbiano già dimostrato di saper amministrare, decidere e costruire”.
“La vera domanda – aggiunge –, allora, non è chi vincerà nel 2027 ma un’altra: “i partiti avranno il coraggio, per una volta, di fare un passo indietro perché la Sicilia possa fare un passo avanti? Se accadesse, non sarebbe una sconfitta della politica, ma la sua più autentica dimostrazione di responsabilità. Oggi il candidato più difficile da trovare non è quello che mette d’accordo i partiti, ma quello capace di restituire fiducia ai siciliani”.




