Sono stati spostati già nella notte, in altri istituti penitenziari, gli otto detenuti arrestati perché ritenuti tra gli organizzatori della rivolta nella casa circondariale di Enna che ha letteralmente devastato il vecchio padiglione. Uno spostamento inusuale perché avvenuto in orario notturno, per impedire che le proteste continuassero all’interno del carcere.
Le indagini della polizia penitenziaria continuano per provare ad individuare altri responsabili mentre non tutti i detenuti dei 150 ristretti in quel padiglione sembrano avere partecipato alla sommossa. Alcuni hanno chiuso il blindato della cella per manifestare il dissenso a quanto stava avvenendo. Si attende ora lo sfollamento di una cinquantina di detenuti che nelle prossime ore lasceranno il carcere di Enna, dato che molte celle sono inagibili.
“Il sistema penitenziario siciliano è al limite – scrivono in una nota congiunta i segretari nazionali e regionali dei sindacati Osapp, Uil Fp, Uspp e Fns/Cisl, – non si può più rimandare la sicurezza della polizia penitenziaria”. Anche queste sigle lamentano la carenza di organico. “Se volessero ogni giorno i detenuti potrebbero fare quello che hanno fatto ieri – dice Filippo Bellavia, consigliere nazionale e segretario provinciale dell’Uspp di Enna – alcuni turni sono davvero sguarniti. A Enna abbiamo in servizio un’ottantina di agenti, ne servirebbero almeno altri 60. Nessuno vuole fare più questo lavoro che mette a rischio la vita ogni giorno”.




