“Non siamo qui per alimentare polemiche, ma per chiedere risposte. La salute mentale in Sicilia non può più restare ai margini della sanità regionale. Famiglie, utenti, operatori e associazioni vivono ogni giorno le conseguenze di servizi impoveriti, organici ridotti e percorsi interrotti. Alla Regione chiediamo responsabilità chiare, tempi certi e atti concreti”.
Con una dichiarazione corale, il Movimento regionale delle organizzazioni per la salute mentale in Sicilia ha portato il disagio psichico dentro l’Assemblea regionale siciliana. Nella Sala Pio La Torre di Palazzo dei Normanni si sono ritrovati associazioni, familiari, persone con esperienza di disagio psichico, professionisti, ordini, cooperative sociali, terzo settore, sindacati e operatori dei servizi. L’incontro ha avuto un obiettivo preciso, presentare un Documento di interrogazione rivolto all’assessore regionale della Salute Marcello Caruso e chiedere alla politica di dare seguito a proposte già discusse nei tavoli tecnici e nei territori.
I promotori hanno scelto l’Ars per dare alla vertenza un peso istituzionale più forte e hanno annunciato la consegna simbolica del documento all’assessorato. La Consulta regionale delle associazioni dei familiari e degli utenti non viene riunita dal luglio 2024, il Coordinamento tecnico regionale salute mentale è fermo dal gennaio 2025 e l’ultimo confronto con l’assessorato risale al 15 dicembre 2025. Da allora, denunciano le organizzazioni, le proposte su budget di salute, piante organiche e Spdc restano senza un seguito concreto. Da qui la domanda posta durante l’incontro, capire se il percorso si blocchi nella decisione politica, negli uffici o nei passaggi amministrativi.
Tre anni senza risposte
Il passaggio all’Ars arriva dopo una lunga stagione di interlocuzioni. Il 20 marzo 2023 le organizzazioni per la salute mentale in Sicilia avevano inviato un primo documento all’assessorato alla Salute, all’assessorato alla Famiglia, alla VI Commissione Ars, al presidente della Regione e ai capigruppo parlamentari. Da allora si sono succeduti due assessori e il Movimento ha continuato a sollecitare interventi su piante organiche, budget di salute, servizi territoriali, Spdc, neuropsichiatria infantile, Cta, comunità alloggio e centri diurni. L’ultima richiesta risale a febbraio 2026 e richiama ancora una volta il divario tra le criticità segnalate e le risposte arrivate.
Secondo le associazioni, la Sicilia non sconta soltanto un problema di risorse, ma un problema di modello. I Centri di salute mentale hanno perso progressivamente la loro funzione di presa in carico multiprofessionale e in molti casi lavorano ormai come ambulatori. I servizi territoriali faticano, i centri diurni risultano svuotati, le comunità alloggio attendono una soluzione stabile e la residenzialità assorbe una parte rilevante della spesa. Quando mancano psicologi, assistenti sociali, terapisti della riabilitazione, educatori e pedagogisti, il Dipartimento di salute mentale perde la capacità di costruire un vero progetto di vita intorno alla persona.
Dentro questa criticità entra anche il budget di salute, indicato dal Movimento come uno strumento decisivo per collegare sanità, servizi sociali, Comuni, distretti e terzo settore. L’obiettivo è costruire progetti terapeutici individualizzati e spostare la cura dal solo contenimento alla costruzione di autonomia. Nei documenti viene però denunciata un’applicazione disomogenea tra le Asp e vengono richiamati circa 40 milioni di euro destinati al budget di salute e ai percorsi terapeutici individualizzati ancora non pienamente utilizzati fino al 2024.
Cosa chiede il documento
Il Documento di interrogazione chiede alla Regione di sbloccare le proposte già condivise su budget di salute, piante organiche e Spdc. Il testo richiama la necessità di riportare i Centri di salute mentale alla loro funzione originaria, con équipe capaci di seguire i pazienti nel tempo, costruire progetti terapeutici individualizzati e lavorare insieme a Comuni, distretti socio sanitari, servizi per le dipendenze e terzo settore.
Tra le richieste entrano anche il monitoraggio del budget di salute, la piena utilizzazione delle risorse disponibili, il rafforzamento degli Spdc, la riattivazione dei centri diurni, risposte per la neuropsichiatria infantile, servizi per l’autismo adulto e percorsi per la doppia diagnosi. Il documento porta anche alcuni dati considerati indicativi della crisi. In Sicilia il personale dei Dipartimenti di salute mentale risulta pari a 53 operatori ogni 100 mila abitanti, contro una media nazionale di 66,2. Gli accessi in pronto soccorso per problematiche psichiatriche crescono del 10 per cento rispetto al 2023, mentre la spesa pro capite viene indicata in 98,4 euro contro i 75,2 euro della media nazionale, dato che il Movimento collega al peso della residenzialità e alla debolezza dei servizi territoriali.
“Le tre proposte su cui abbiamo avuto l’unanimità riguardano il monitoraggio continuo e preciso del budget di salute. Che è un’esperienza estremamente innovativa perché mette al centro il paziente. Il ripristino dei servizi psichiatrici di diagnosi e cura da media ad alta assistenza. E le piante organiche, ormai inadeguate per affrontare la patologia psichiatrica così come oggi si esprime. Non capiamo se il blocco dipenda da una scelta del decisore politico o dalla parte amministrativa e burocratica della Regione. Chiediamo all’assessore regionale della Salute un incontro, perché questi problemi riguardano tutti i siciliani”, afferma Gaetano Sgarlata, presidente di Si può fare per il lavoro di comunità ETS.
Organici, Rems e autori di reato
Alla base della piattaforma c’è anche la proposta di rimodulazione delle piante organiche dei Dipartimenti di salute mentale. L’intergruppo parlamentare regionale chiede équipe stabili con psichiatri, psicologi, infermieri, assistenti sociali, educatori, operatori socio sanitari e personale amministrativo. La carenza di personale, però, si intreccia con un problema più ampio, che riguarda anche il rapporto tra salute mentale, circuito giudiziario e strutture dedicate agli autori di reato.
Maurizio Montalbano, direttore del Dipartimento di salute mentale dell’Asp di Palermo, richiama le difficoltà dei concorsi e la pressione sulle Rems. Nel Dipartimento palermitano, porta l’esempio, l’ultimo bando ha portato all’arruolamento di circa 55 psichiatri, ma solo 6 erano specialisti. Gli altri erano specializzandi e quindi non possono lavorare da soli, fare guardie o coprire reperibilità. Prima di quelle assunzioni, il Dipartimento lavorava con 67 psichiatri a fronte dei 140 previsti.
“Oggi la salute mentale versa in condizioni estremamente disagiate, non solo in Sicilia ma in tutta Italia. La problematica principale è stata finora, e ancora lo sarà per qualche anno, l’assenza di psichiatri. I concorsi sono stati fatti, le direzioni strategiche hanno fatto il loro possibile, l’assessorato li ha autorizzati, ma non ci sono psichiatri. A questo si aggiunge il problema enorme degli autori di reato. Le Rems rispondono spesso che non hanno posto per anni e il magistrato impone il ricovero nelle nostre strutture. Così le Cta, che hanno posti riservati a pazienti in necessità di riabilitazione, si ritrovano a gestire persone che non hanno bisogno di quel tipo di percorso e che finiscono per togliere spazio a chi ne avrebbe davvero necessità”, spiega Montalbano.
Il nodo, per Montalbano, riguarda anche il ruolo stesso dei servizi psichiatrici, chiamati a gestire situazioni che non appartengono alla loro funzione originaria.
“Questa condizione ci ha messo in ginocchio. Provate a immaginare un paziente definito pericoloso. Che non può stare neanche in carcere. E che deve stare in un nostro servizio dove ci sono due infermieri di turno e dove, Se vuole, può uscire, perché per legge i nostri reparti devono restare aperti. Dopo la legge 180 il custodialismo era stato tolto agli psichiatri. Adesso siamo regrediti a una fase precedente e bisogna intervenire con urgenza sulle leggi che regolano gli autori di reato”, aggiunge Montalbano.
Sulla stessa linea si inserisce la posizione sindacale di Monica Genovese, segretaria regionale Fp Cgil Sicilia, che lega la crisi dei servizi alla necessità di riaprire il tavolo regionale sulla salute mentale.
“Gli organici sono veramente ridotti al minimo. Serve sbloccare i concorsi. Servono più psichiatri, più infermieri, più pedagogisti, più psicologi. Ma soprattutto serve un approccio multidisciplinare attraverso équipe dedicate al tema della salute mentale. Denunciamo la mancanza di posti letto soprattutto nella neuropsichiatria infantile, dove il disagio cresce quotidianamente. La situazione è esplosiva anche nelle residenze dedicate alle misure di sicurezza, dove la richiesta è alta e i posti sono insufficienti. Speriamo che con la giornata di oggi si possa inaugurare un nuovo corso con il nuovo assessore e riavere la convocazione del tavolo sulla salute mentale”, evidenzia la sindacalista.
Educare
Il disagio non entra nel dibattito solo come emergenza clinica o giudiziaria. Giuseppe Pastorello, presidente APS Noi per la Salute Tina Anselmi, porta il ragionamento sul terreno educativo e sociale, collegando la salute mentale alla qualità delle relazioni, dei luoghi e delle comunità. Una lettura che allarga il tema oltre i servizi sanitari e chiama in causa anche chi amministra i territori.
“La pedagogia è la capacità di creare attraverso l’azione educativa la resilienza, la progettualità, il sapere stare insieme, la convivialità e l’inclusione. L’approccio clinico è importante, l’approccio terapeutico è importante, ma senza la pedagogia, senza un progetto educativo, non si va da nessuna parte. Oggi dobbiamo rendere le nuove generazioni capaci di affrontare le difficoltà del presente, dalle guerre al cambiamento climatico, dalla solitudine alla povertà educativa. Bisogna educare però anche i politici. Perché chi amministra i luoghi in cui i giovani vivono deve costruire spazi in cui i ragazzi possano crescere in maniera sana. Se non riescono a immaginare relazioni, autonomia e prospettive, dobbiamo chiederci quali luoghi stiamo offrendo loro e quale idea di comunità stiamo costruendo. Abbiamo bisogno di una nuova Sicilia, con amministratori capaci di pensare lontano e di costruire reti educative in cui i ragazzi possano riconoscersi”, conclude Pastorello.



