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L'editoriale del saggista Elio Sanfilippo

Sette ottobre, una data che sia un monito per la pace

mercoledì 7 Ottobre 2026

L’editoriale del saggista Elio Sanfilippo.

Sette ottobre 2027. Sono trascorsi tre anni dal terribile attacco terroristico del gruppo di Hamas agli israeliani nella striscia di Gaza che ha innescato una violenta risposta da parte dello Stato di Israele che non ha risparmiato la popolazione civile.

Elio Sanfilippo

Da una parte Hamas è stato accusato di avere eseguito brutali atrocità su esseri indifesi e dall’altra Israele di avere perpetuato un vero e proprio genocidio.

Si sono cosi riproposte due tifoserie contrapposte che hanno coinvolto non solo i cittadini ma anche i governi europei. Sarebbe ora di mettere da parte il tifo che non serve a trovare una soluzione ad un grave e drammatico problema che insieme all’Ucraina costituisce una serie minaccia alla pace mondiale.

E’ tempo quindi di affrontare il nocciolo di una situazione che ha radici lontane.

La nascita di uno Stato ebraico su una parte del territorio palestinese fu approvato dall’Onu nel 1947 con  il consenso delle grandi potenze vincitrici del  conflitto mondiale anche come forma di risarcimento morale alle sofferenze patite da quel popolo e dai sei milioni di morti nei campi di sterminio nazisti.

Sarebbe stato opportuno insieme a quella giusta e nobile decisione occuparsi anche delle conseguenze che la nascita del nuovo Stato  avrebbe potuto provocare nel rapporto con i popoli preesistenti. A cominciare dai palestinesi che invece si videro privati della loro terra che occupavano da secoli  dando vita ad un malcontento che presto si trasformò in odio anche per le disumane condizioni in cui furono costretti a vivere vagando da un paese all’altro e che una accorta politica avrebbe  potuto risolvere o quanto meno mitigare.

Si preferì invece strumentalizzare il problema, utilizzarlo ai fini degli interessi delle grandi potenze di allora, Usa e Urss , a cui si aggiunse la decisione dei paesi arabi, in testa l’Egitto e la Libia, di distruggere lo Stato di Israele e ricacciare gli ebrei nei lori paesi di origine. Nasce così  una santa alleanza, tutti contro Israele che sfociò nella famosa guerra dei sei giorni nel giugno del 1967  dove in meno di una settimana Israele sbagagliò sul campo i più attrezzati e numerosi  eserciti  degli arabi. Si parlò infatti del ritorno del mito del piccolo Davide- Israele che sconfiggeva e umiliava  il gigante Golia- il mondo arabo.

Non mancarono i tentativi di una ricomposizione pacifica del conflitto  quando alla guida del Governo israeliano fu eletto Yitzhak Rabin e tra i palestinesi assunse il comando Yasser Arafat. Clamoroso fu l’intervento  di Arafat all’Onu dove si presentò sul podio con in una mano un mitra e nell’altra un ramoscello di ulivo, posando il mitra e agitando il ramoscello in segno di pace.

Arafat e Rabin, insieme al ministro degli esteri israeliano Simon Peres, diedero vita nel 1993, sotto lo sguardo compiaciuto del presidente americano Bill Clinton, allo storico Accordo di Oslo dal nome della citta in cui si firmò . In questo documento entrambi le parti riconoscevano la reciproca esistenza e la comune volontà e ricerca della pace che valse a tutti e tre l’assegnazione del premio Nobel per la pace.

L’accordo non ebbe, però, sviluppi positivi perché nel novembre del 1995 al termine di una manifestazione che celebrava quell’intesa il primo ministro Rabin fu assassinato da un estremista ebraico che esprimeva così la contrarietà della destra conservatrice e reazionaria israeliana a quell’accordo considerato una resa ai palestinesi e soprattutto perché prevedeva il ritiro dei coloni israeliani dai territori  occupati nella guerra del 1967.

Ai palestinesi viene meno la guida carismatica di Arafat, morto in circostanze misteriose, e i suoi sostituti non furono all’altezza del suo livello e l’organizzazione politica che aveva creato, l’OLP, di tendenze realistiche e costruttive, venne sostituita da gruppi estremisti che ricorsero al terrorismo come nel caso di Hamas.

La scomparsa dei protagonisti degli accordi di Oslo portò ben presto alla ripresa del conflitto. In Israele il governo Netanyahu ha l’obbiettivo di cancellare tutti i palestinesi e fra i palestinesi vari gruppi terroristi, tra cui il più organizzato è Hamas, si propongono di cancellare lo Stato di Israele  tutti gli israeliani.

Ritorna cosi il problema centrale: eliminare la radice del conflitto per porre fine a questa guerra senza fine.  A tal proposito furono significative le parole pronunciate al Senato da Giulio Andreotti, che suscitarono scalpore, quando disse : “credo che ognuno di noi se fosse nato in un campo di concentramento e non avesse da 50 anni nessuna prospettiva da dare ai propri figli, sarebbe un terrorista”.

Andreotti ricordò poi che nel 1948 l’ONU stabilì la creazione dello Stato di Israele e dello Stato palestinese: “Ma lo Stato di Israele esiste, lo Stato palestinese no! Se è più che doverosa la solidarietà e la salvaguardia della sicurezza dello Stato  di Israele mal servirebbe la causa dell’ebraismo chi manifestasse indifferenza o addirittura intolleranza verso la sorte di un popolo quello palestinese che sta subendo sulla propria terra costrizioni e disconoscimento delle libertà fondamentali”.

Parole di grande attualità da cui  dovrebbero ripartire  governi e popoli, in particolare quelli europei che sono  i più interessati a porre fine a un sanguinoso conflitto che altrimenti non avrà mai fine.

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