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L'intervista

Specializzazioni infermieristiche, Amato: “È finita l’era dell’infermiere vale uno, ora cambiano i ruoli”

venerdì 13 Febbraio 2026

Le nuove lauree magistrali a indirizzo clinico in ambito infermieristico segnano un passaggio significativo nel riassetto del Sistema sanitario italiano. L’aumento delle patologie croniche, l’invecchiamento della popolazione, la crescente complessità dei percorsi assistenziali e la pressione costante su ospedali e servizi territoriali impongono una riflessione strutturale sul ruolo e sulle competenze delle professioni sanitarie.

Proprio per questo i nuovi percorsi in Cure Primarie e Sanità Pubblica, Cure Pediatriche e Neonatali e Cure Intensive ed Emergenza introducono una differenziazione formativa più definita nei diversi setting assistenziali. Non si tratta soltanto di un aggiornamento accademico, ma di un intervento che incide sull’organizzazione dei servizi, sulla distribuzione delle responsabilità cliniche e sulle prospettive di sviluppo professionale.

Il nodo centrale riguarda la capacità del sistema di tradurre l’innovazione formativa in un cambiamento reale. Le specializzazioni pongono infatti una questione di equilibrio tra competenze avanzate, riconoscimento professionale e funzionamento concreto dei servizi. La loro efficacia non dipenderà solo dall’offerta universitaria, ma dalla coerenza tra formazione, organizzazione del lavoro e valorizzazione del ruolo infermieristico.

Questo equilibrio si misura anche nei numeri del personale disponibile. Secondo i dati OCSE l’Italia conta meno di sette infermieri ogni mille abitanti, a fronte di una media europea superiore a nove. In Sicilia il rapporto scende ulteriormente, attestandosi intorno a tre o quattro infermieri ogni mille abitanti, con una carenza stimata di oltre tremila professionisti. Numeri che incidono direttamente sulla tenuta dei servizi ospedalieri e territoriali, anche alla luce dell’attuazione delle Case e degli Ospedali di Comunità previsti dal PNRR.

A offrire una lettura della riforma è Antonino Amato, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Palermo e componente del Comitato Centrale della Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche, Federazione che ha preso parte al confronto istituzionale sulla revisione dei percorsi formativi.

Presidente, che impatto avranno le nuove specializzazioni e rappresentano una reale opportunità di crescita?

“Le lauree specialistiche in Cure Primarie e Sanità pubblica, in Cure Pediatriche e Neonatali e in Cure Intensive e nell’Emergenza nascono per rispondere alle nuove esigenze di salute della popolazione e sostenere l’evoluzione della professione infermieristica. I nuovi percorsi formativi sono pensati per rendere la nostra professione più articolata, per rispondere alla complessità dei bisogni di salute con formazione e competenze adeguate, prevedendo allo stesso tempo una crescita economica commisurata alla specializzazione acquisita”.

In Sicilia quali ambiti hanno più bisogno di competenze specialistiche?

“Visti i nuovi bisogni di salute della popolazione, sempre più complessi e caratterizzati dall’aumento delle patologie croniche, l’assistenza deve essere sempre più prossima. La laurea in cure primarie e sanità pubblica si muove in questa direzione, valorizzando la figura dell’infermiere di famiglia e comunità, ancora presente a macchia di leopardo nel Paese, ma nei luoghi in cui è presente e funziona diventa centrale. Anche attraverso l’uso di strumenti della sanità digitale diventa fondamentale nella presa in carico proattiva della persona, trasformando la casa nel primo luogo di cura”.

Le specializzazioni possono creare differenze tra infermieri o valorizzare l’intera professione?

“In realtà è un’opportunità per tutti noi. È ormai superato il modello dove un infermiere vale uno, cioè che un infermiere debba essere in grado di dominare qualunque setting assistenziale e qualunque competenza. Oggi abbiamo bisogno di diversi setting di specializzazione, perché il contributo che gli infermieri specialisti possono dare all’interno del Servizio sanitario nazionale per le esigenze dei cittadini è fondamentale”.

Carenza di infermieri e modelli organizzativi, dove nasce la crisi?

“Il tema della carenza non è nuovo, ma ciclicamente per la nostra professione si ripropone dagli anni ’90 con cicli di 15-18 anni. Affrontarlo in maniera strutturale significa prevedere interventi che sul medio-lungo periodo possano dispiegare effetti per evitare che questi cicli si ripetano.

Anzitutto c’è il tema della valorizzazione della professione e delle competenze. In Italia abbiamo un buon numero di infermieri con dottorato di ricerca, tantissimi con laurea magistrale e generazioni intere con laurea triennale. Questo cambiamento formativo però non è andato di pari passo con il cambiamento dell’organizzazione. I modelli organizzativi e assistenziali sono rimasti quelli di 30 anni fa, salvo poche eccezioni. È qui che si inseriscono le lauree specialistiche e la costante richiesta di una revisione dei modelli organizzativi che possano valorizzare i professionisti e garantire un’assistenza adeguata”.

Le nuove specializzazioni possono rendere la professione più attrattiva e arginare la migrazione?

“Per i giovani si concretizza la prospettiva di una professione con uno sviluppo di carriera non solo in ambito gestionale e organizzativo, ma anche e soprattutto in quello clinico-assistenziale, il più vicino ai bisogni emergenti e noti dei cittadini e del nostro Paese, come già avviene in molti Paesi esteri. Non parlerei di grandi numeri di migrazione. All’interno della nostra provincia e della regione i professionisti infermieri trovano ancora oggi collocazione sia nel pubblico sia nel privato, con grande interesse anche per la libera professione”.

Che ruolo avrà l’assistente infermiere nei nuovi team?

“Per affrontare le sfide che abbiamo di fronte, il sistema salute deve prevedere un’evoluzione, una crescita e una stratificazione delle competenze professionali. La figura dell’assistente infermiere, come si evince dalle norme, non è sostitutiva. La sua formazione deve essere qualificata, affidata rigorosamente a enti del Servizio sanitario nazionale e guidata dagli infermieri. Collaborerà sotto la guida professionale degli infermieri, garantendo ai cittadini sicurezza ed esiti di salute e assicurando un giusto utilizzo delle risorse.

C’è un tema di ruoli, di autonomia, di specializzazione e di responsabilità che si lega al riconoscimento economico. La grande richiesta di posti nelle lauree specialistiche, la crescita delle nuove competenze cliniche, l’introduzione compiuta dell’infermiere di famiglia e comunità e le evoluzioni del sistema salute richiedono team professionali sempre più evoluti, dove infermiere specialista, infermiere generalista e assistente infermiere possano contribuire al meglio al sistema di cura”.

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