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Analisi della relazione AGCOM 2026

Telecomunicazioni e media, un mercato da 23 miliardi: la nuova geografia e lo scudo a difesa del cittadino digitale

sabato 18 Luglio 2026

Relazione Agcom 2026: stato dell’arte della regolamentazione e dei mercati digitali

Il 14 luglio 2026, presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, il Presidente dell’AGCOM, Giacomo Lasorella, ha presentato la Relazione Annuale 2026 dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Il documento, che analizza l’attività svolta nel periodo compreso tra il 1° maggio 2025 e il 30 aprile 2026, delinea la mappa di un ecosistema in evoluzione accelerata, in cui i confini tra telecomunicazioni tradizionali, media analogici e piattaforme online globali si sono definitivamente dissolti.

Al centro della relazione emerge una profonda differenza di potere informativo ed economico che impone alle istituzioni di promuovere un “Nuovo Contratto Sociale Digitale”. Questo concetto, pilastro teorico dell’intervento di Lasorella, punta a riequilibrare il rapporto di forza tra i colossi tecnologici oligopolistici e il singolo utente, rimettendo l’essere umano al centro del progresso tecnologico.

Il mercato delle telecomunicazioni in Italia, pur registrando un volume economico imponente da circa 23 miliardi di euro, sconta dinamiche competitive serrate e una compressione dei margini industriali dei singoli operatori.

Al contempo, il Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC) vede la definitiva consacrazione delle piattaforme globali di streaming e dei motori di ricerca potenziati dall’Intelligenza Artificiale generativa, che drenano risorse pubblicitarie e ridisegnano le modalità con cui l’opinione pubblica accede alle informazioni. In questo scenario fluido e ad altissima complessità, l’azione dell’AGCOM si è configurata come uno “scudo digitale” a tutela del cittadino.

Le linee di difesa tracciate dall’Autorità affrontano minacce in diversi ambiti: dallo streaming illecito combattuto sul campo della legalità d’autore tramite il sistema Piracy Shield, alle truffe telefoniche transnazionali contrastate con innovativi sistemi di blocco del CLI spoofing, fino alla regolamentazione dell’attività degli influencer e all’applicazione del Digital Services Act.

L’obiettivo strategico dell’AGCOM è chiaro: coniugare l’efficienza delle reti ultra-veloci e l’innovazione dell’AI con la protezione inderogabile dei diritti fondamentali dei cittadini, garantendo la sicurezza dei minori online, la trasparenza delle offerte commerciali e l’autonomia informativa degli utenti dall’influenza opaca degli algoritmi di raccomandazione.

Parallelamente, emerge il ruolo fondamentale della capillarità territoriale garantita dai Co.re.com. (Comitati Regionali per le Comunicazioni), impegnati non solo nella risoluzione delle controversie tra utenti e operatori, ma anche in ambiziosi progetti di alfabetizzazione digitale nelle scuole — come dimostrano le iniziative promosse attivamente in regioni chiave tra cui la Sicilia, la Lombardia e il Piemonte.

La Relazione 2026 non si limita quindi a fotografare lo status quo, ma si propone come punto di riferimento per legislatori e operatori. L’obiettivo dichiarato è quello di governare l’innovazione tecnologica senza reprimere il mercato, garantendo che lo sviluppo di reti ultraveloci e l’avvento dell’intelligenza artificiale non lascino indietro i cittadini, preservando il pluralismo informativo e la sicurezza dei minori nello spazio cibernetico.

Telecomunicazioni, un mercato da 23 miliardi: la corsa alla fibra e la transizione infrastrutturale

Il mercato italiano delle telecomunicazioni ed elettroniche si attesta nel 2025 su un valore complessivo di circa 23 miliardi di euro, confermandosi un asset strategico vitale per lo sviluppo del Sistema Paese. Tuttavia, dietro questa cifra macroscopica si nasconde un quadro di forte contrazione dei margini e di dinamiche competitive esasperate, in cui l’erosione dei ricavi retail, in particolare nel comparto mobile, costringe gli operatori storici a una ridefinizione radicale dei modelli di business personali.

La forte concorrenza sul prezzo ha portato a un caso tutto italiano sul settore: mentre i consumi di traffico dati registrano crescite esponenziali, i ricavi complessivi faticano a tenere il passo degli investimenti infrastrutturali necessari a sostenere la transizione verso le reti di nuova generazione.

Sul fronte dei consumi, la crescita del traffico dati non mostra segni di rallentamento. La media mensile per famiglia è letteralmente esplosa, passando dai circa 51 gigabyte del 2015 agli oltre 314 gigabyte registrati a fine 2025, segnando un incremento che supera il 55% nel solo quinquennio 2021-2025. Questa massiccia richiesta di banda è sostenuta dalla diffusione di servizi ad alta intensità di dati, come lo streaming video in altissima definizione, il cloud computing domestico, il gaming online e l’adozione crescente di dispositivi IoT (Internet of Things) all’interno delle mura domestiche.

Per rispondere a questa domanda idraulica di connettività, gli investimenti degli operatori si sono concentrati sulla fibra ottica pura (FTTH – Fiber to the Home). Grazie anche alle spinte fornite dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e ai piani privati dei consorzi e delle singole compagnie, la copertura della fibra ottica FTTH ha raggiunto a livello nazionale la ragguardevole quota del 77,6% delle famiglie italiane.

Si tratta di un traguardo tecnologico importante che permette di ridurre sensibilmente il divario di velocità con i partner europei, anche se permangono sacche di esclusione digitale, in particolare nelle cosiddette “aree bianche” a fallimento di mercato, dove la morfologia del territorio italiano e i ritardi accumulati nella posa delle infrastrutture penalizzano ancora i residenti di alcune aree interne e montane.

In parallelo alla rete fissa, lo sviluppo del 5G procede in modo capillare sul territorio nazionale. La copertura mobile di quinta generazione è ormai accessibile alla quasi totalità della popolazione, ma lo sviluppo ulteriore adesso si sposta sul “5G Standalone”, ossia su reti completamente indipendenti dalle vecchie architetture 4G, in grado di sbloccare servizi avanzati a bassissima latenza per l’industria 4.0, la telemedicina e la guida autonoma.

Tuttavia, gli operatori si trovano ad operare in condizioni finanziarie difficili e complesse. Se nel comparto mobile i ricavi retail si sono attestati a 9,9 miliardi di euro nel 2025 (in calo rispetto ai 10,4 miliardi del 2021), la rete fissa mostra una migliore tenuta sul piano dei prezzi dei servizi, in parte influenzata anche dalle discusse pratiche di indicizzazione tariffaria all’inflazione adottate da alcuni player di mercato.

In questo ecosistema, l’AGCOM interviene con un ruolo di arbitro, volto a garantire la trasparenza delle tariffe ed evitare che i costi della transizione tecnologica ricadano in modo ingiustificato e opaco sulle tasche dei consumatori finali, monitorando costantemente le clausole contrattuali e semplificando i processi di migrazione e portabilità tra operatori diversi, elementi chiave per mantenere dinamico e concorrenziale il mercato.

Tv, Editoria, Media e Piattaforme globali: mappa del potere economico nel nuovo SIC

La Relazione 2026 fotografa in modo inequivocabile anche il definitivo consolidamento di una nuova mappa del potere economico all’interno del Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC).

Lo storico duopolio televisivo italiano e l’assetto tradizionale dei media cartacei cedono progressivamente il passo alla centralità economica delle piattaforme globali di video on demand e dei motori di ricerca, che hanno ridefinito le logiche distributive e, soprattutto, l’assegnazione delle risorse pubblicitarie sul mercato nazionale.

Nonostante l’avanzata travolgente dei colossi del web (da Alphabet/Google a Meta e Netflix), la televisione in Italia dimostra una straordinaria resilienza economica e una indiscussa centralità sociale, confermandosi come il principale pilastro del sistema informativo nazionale con oltre il 74% delle risorse complessive del comparto dei media tradizionali.

Questo primato, tuttavia, nasconde delle trasformazioni avvenute nel tempo Sebbene la platea dei telespettatori lineari accusi una leggera flessione, i ricavi del settore televisivo tengono e crescono, spinti non tanto dalla raccolta pubblicitaria tradizionale (in contrazione), quanto dallo spostamento del baricentro economico verso i servizi televisivi a pagamento. In questo sotto-mercato, le piattaforme globali di streaming a pagamento detengono ormai quasi un quarto delle risorse complessive del mercato televisivo, capitalizzando sull’esclusiva di grandi eventi sportivi in diretta e produzioni seriali premium.

Sul versante opposto, l’editoria quotidiana e periodica cartacea vive una fase di crisi che la Relazione definisce strutturale e apparentemente irreversibile”.

Il declino non risparmia nemmeno i tentativi di transizione digitale delle testate: le vendite complessive di copie cartacee e abbonamenti digitali hanno registrato una contrazione netta dell’8,7%. A questo dato allarmante si aggiunge il crollo verticale dei prodotti collaterali venduti in edicola (-23,6%) e una diminuzione della raccolta pubblicitaria specifica del settore giornalistico pari al 5,7%. Questo trend mina la sostenibilità economica del giornalismo di qualità, esponendo il settore al rischio di una perdita di pluralismo e indipendenza informativa.

La radio, invece, emerge come un’eccezione di straordinaria vitalità. Capace di unire una forte fidelizzazione locale a una digitalizzazione intelligente dei propri canali di trasmissione (dal DAB+ alle radio online e ai podcast), il comparto radiofonico registra incrementi significativi sia in termini di ascolti che di raccolta pubblicitaria, dimostrando una capacità di adattamento alle nuove abitudini digitali degli italiani unica nel panorama dei media tradizionali.

L’AGCOM risponde a questa rivoluzione dei media monitorando con attenzione i nuovi modelli di accesso alle informazioni veicolati dall’Intelligenza Artificiale generativa. Con l’adozione delle linee guida sulla prominence (delibera n. 250/25/CONS), l’Autorità ha introdotto regole per garantire che i servizi di interesse generale (come i telegiornali nazionali e i programmi d’informazione locale) mantengano una posizione di rilievo e di facile accesso sulle interfacce delle smart TV, dei decoder e dei sistemi di infotainment automobilistici, proteggendoli dall’invisibilità dell’algoritmo imposta dai produttori di dispositivi e dalle piattaforme globali di distribuzione.

Pirateria, truffe telefoniche e social network: lo scudo a difesa del cittadino digitale

Il ruolo dell’AGCOM come “scudo” dinamico a tutela dei diritti del cittadino si manifesta con particolare vigore nel contrasto alle minacce informatiche, alle frodi telefoniche e allo sfruttamento illecito dei contenuti intellettuali.

Lo spazio cibernetico, pur offrendo opportunità di connessione straordinarie, si è trasformato in un terreno fertile per attività criminali strutturate che danneggiano l’economia legale e colpiscono direttamente la sicurezza e la stabilità economica degli utenti domestici.

In prima linea sul fronte della difesa del diritto d’autore e dell’industria audiovisiva nazionale si colloca la piattaforma tecnologica Piracy Shield. Nel biennio di riferimento della Relazione, questo sistema ha consentito di bloccare tempestivamente migliaia di indirizzi IP e DNS che diffondevano illegalmente trasmissioni sportive in streaming e palinsesti televisivi protetti da copyright.

L’efficacia dell’azione di contrasto ha registrato un salto di qualità storico con i provvedimenti adottati dall’Autorità nei confronti dei grandi fornitori di servizi di connettività globale e anonimizzazione, tra cui la celebre sanzione comminata alla multinazionale Cloudflare.

L’AGCOM ha ribadito che nessun soggetto operante nell’architettura di internet, indipendentemente dalla propria natura tecnologica o dalla localizzazione geografica della sede legale, può sottrarsi all’obbligo di collaborare tempestivamente per impedire la fruizione di flussi pirata, definendo un precedente regolatorio cruciale a livello europeo.

Un altro fronte caldissimo della tutela dei cittadini riguarda la cybersecurity personale e il blocco delle truffe telefoniche moleste e fraudolente.

La Relazione 2026 evidenzia il successo di una imponente campagna di blocco preventivo contro il fenomeno del CLI spoofing (Calling Line Identification spoofing), una pratica illecita che consente ai truffatori di alterare il numero chiamante che compare sul display della vittima, camuffandolo da numero d’assistenza di una banca reale o di un ente pubblico accreditato.

Attraverso l’attivazione di tavoli tecnici con i principali operatori di telecomunicazioni nazionali, l’AGCOM ha imposto filtri di rete che, in un brevissimo lasso di tempo (tra il 19 novembre e il 31 dicembre 2025), hanno consentito di intercettare e bloccare all’origine oltre 90 milioni di chiamate sospette provenienti dall’estero camuffate con numerazioni mobili italiane, nonché più di 30 milioni di chiamate associate a numerazioni fisse palesemente anomale.

A integrazione di questa barriera tecnologica, l’Autorità ha intensificato la vigilanza sul teleselling illecito e sulle violazioni del Registro delle Opposizioni. Molti utenti hanno segnalato un fastidioso e ingannevole meccanismo di “chiamate indotte”, in cui messaggi registrati paventano falsi disservizi imminenti sulla linea internet o telefonica attiva per spingere l’utente a sottoscrivere contratti di migrazione svantaggiosi.

Le indagini dell’Autorità hanno svelato come i partner commerciali degli operatori violassero sistematicamente il Codice di condotta, omettendo le necessarie verifiche sui requisiti legali delle agenzie di vendita terze. Questa attività istruttoria ha portato l’AGCOM a irrogare pesanti sanzioni finanziarie e a emettere formali provvedimenti di diffida per ripristinare il rispetto delle regole e blindare il diritto alla privacy e alla tranquillità domestica dei cittadini italiani.

Regole europee: la regolamentazione dello spazio cibernetico

Il consolidamento della cittadinanza digitale non può prescindere da un quadro di regole chiaro, armonizzato e rigoroso, capace di proteggere i diritti fondamentali degli utenti senza soffocare la libertà d’espressione e l’innovazione tecnologica.

In questo scenario, il biennio 2025-2026 ha segnato una svolta grazie alla piena operatività di regolamenti europei in materia, recepiti e applicati dall’AGCOM sul territorio nazionale.

Tra questi spicca il Digital Services Act (DSA), la cui governance italiana vede l’Autorità nel ruolo strategico di Coordinatore dei Servizi Digitali (Digital Services Coordinator). Questo incarico attribuisce all’AGCOM poteri di vigilanza inediti sulle grandi piattaforme online e sui motori di ricerca, consentendo di intervenire con efficacia contro la diffusione di contenuti illegali, la disinformazione e i discorsi d’odio online.

L’applicazione del DSA si intreccia strettamente con i principi dell’European Media Freedom Act (EMFA), lo scudo europeo concepito per preservare il pluralismo dei media e l’indipendenza editoriale dalle ingerenze esterne, pubbliche o private che siano.

Nell’attuare queste disposizioni, l’AGCOM ha focalizzato la propria attenzione su un aspetto cruciale e spesso invisibile al cittadino comune: l’impatto degli algoritmi di raccomandazione e di profilazione dei contenuti.

È emerso un dato preoccupante dal punto di vista sociale, secondo cui una larghissima fetta della popolazione italiana con più di 14 anni non ha alcuna consapevolezza del funzionamento degli algoritmi che determinano quali notizie o video visualizzare sui propri schermi. Questo deficit cognitivo rende gli utenti, specialmente i più giovani, vulnerabili a fenomeni di polarizzazione ideologica e a campagne di disinformazione mirate.

Per rispondere a questa emergenza democratica, l’Autorità ha strutturato un duplice livello d’intervento:

  • Le Linee Guida sugli Influencer: L’AGCOM ha definito un quadro di regole volto a responsabilizzare i creatori di contenuti professionali. Queste linee guida impongono obblighi di trasparenza totale sulla natura dei contenuti pubblicati, richiedendo l’esplicitazione chiara di sponsorizzazioni, collaborazioni commerciali e l’uso di filtri o alterazioni visive che potrebbero veicolare messaggi distorti o dannosi, in particolar modo ai minori.
  • L’Alfabetizzazione Mediatica e il Patentino Digitale: Lo scudo a tutela dei più giovani non si limita all’aspetto sanzionatorio, ma punta con decisione sulla prevenzione. Grazie alla sinergia istituzionale con i Co.re.com. regionali, sono stati attivati percorsi didattici e formativi che hanno coinvolto circa 30.000 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Questi progetti, mirati all’acquisizione del “Patentino Digitale”, educano i ragazzi a riconoscere le trappole del web, a comprendere la natura delle fonti informative, a proteggere la propria privacy e a respingere comportamenti tossici come il cyberbullismo e i discorsi d’odio online.

Infine, la tutela democratica si estende alla protezione dei processi elettorali e referendari. L’AGCOM ha implementato nuovi e sofisticati modelli di monitoraggio della par condicio, estendendoli per la prima volta alle campagne di comunicazione politica veicolate sulle piattaforme digitali e sui social network, al fine di garantire un confronto equo e trasparente che non venga alterato da flussi di finanziamento opachi o da manipolazioni algoritmiche.

Capillarità territoriale e coesione sociale: il ruolo dei Co.re.com. e i servizi universali

Se l’AGCOM rappresenta la mente strategica e regolatoria a livello centrale, la reale capillarità delle tutele sul territorio nazionale è garantita dai Co.re.com. (Comitati Regionali per le Comunicazioni). Queste istituzioni regionali costituiscono un vero e proprio “scudo di prossimità” per il cittadino, una porta d’accesso gratuita e accessibile a cui rivolgersi per far valere i propri diritti nei confronti dei colossi delle telecomunicazioni e dei media.

La loro importanza si riflette nell’efficacia dei procedimenti di conciliazione gestiti tramite la piattaforma ConciliaWeb, che consente di risolvere in via extragiudiziale controversie legate a fatturazioni errate, disservizi sulla linea internet, ritardi nella portabilità del numero o attivazioni di servizi non richiesti.

Questo strumento non solo decongestiona i tribunali ordinari, ma democratizza l’accesso alla giustizia: l’utente, senza dover sostenere spese legali o affrontare lunghe trafile burocratiche, può confrontarsi alla pari con gli operatori e ottenere rimborsi o indennizzi equi in tempi rapidi.

Il ruolo dei Co.re.com. si rivela di fondamentale importanza soprattutto nelle regioni caratterizzate da indici di digitalizzazione più bassi o da una popolazione anagraficamente più avanzata, dove il digital divide non è soltanto infrastrutturale, ma anche culturale e di competenze.

In tali contesti, la presenza fisica e di assistenza dei comitati (come regolamentato da storiche leggi regionali in territori chiave, ad esempio la Sicilia, la Lombardia, il Piemonte o la Toscana) si traduce in un presidio insostituibile di inclusione sociale e di educazione civica digitale.

Accanto alla connettività e all’universo dei media, la garanzia della coesione territoriale passa attraverso un altro pilastro regolato dall’Autorità: il settore postale. Nell’era dell’e-commerce e della messaggistica istantanea, potrebbe sembrare un comparto secondario, ma la Relazione evidenzia come i servizi postali fisici rappresentino ancora un’infrastruttura di vitale importanza per la tenuta socio-economica del Paese. L’AGCOM ha vigilato con severità sul rispetto degli obblighi del Servizio Postale Universale, ponendo un veto rigoroso alla chiusura indiscriminata degli uffici postali nelle aree rurali, montane o comunque isolate.

Questi presidi fisici non sono semplici sportelli di spedizione, ma centri multiservizi che garantiscono ai residenti di piccoli comuni e zone periferiche l’accesso a servizi finanziari, amministrativi e di comunicazione essenziali. Blindare questi punti di contatto significa arginare lo spopolamento delle aree interne e combattere attivamente una delle forme più subdole di esclusione: quella geografica.

Lo scudo dell’AGCOM, in questo senso, prova a proteggere il cittadino sia quando naviga nelle complessità dello spazio cibernetico, sia quando necessita di servizi analogici e fisici imprescindibili per la propria quotidianità.

Il futuro: verso un “Nuovo Contratto Sociale Digitale”

I dati e le analisi emersi dalla Relazione Annuale AGCOM delineano con chiarezza la complessità delle problematiche che l’Italia e l’Europa sono chiamate ad affrontare. La transizione verso una società pienamente digitalizzata non può essere misurata esclusivamente attraverso indicatori economici, velocità di connessione in gigabit o quote di mercato societarie. La vera unità di misura del successo di questa transizione risiede nel livello di sicurezza, consapevolezza e dignità garantito a ogni singolo cittadino all’interno dell’ecosistema digitale.

L’azione dell’AGCOM, supportata dai Co.re.com. territoriali, si configura come uno scudo dinamico e integrato. Dalla sorveglianza delle infrastrutture di rete alla lotta contro la pirateria multimediale con il sistema Piracy Shield, dalle sanzioni ai colossi dell’anonimato sul web fino ai programmi di alfabetizzazione mediatica nelle scuole, l’Autorità prova a dimostrare che lo Stato possiede gli strumenti normativi e tecnologici per non lasciare il cittadino inerme dinanzi allo strapotere dei monopoli digitali o alle insidie della criminalità informatica.

La strada tracciata dal Presidente nella presentazione alla Camera punta verso la definizione di un “Nuovo Contratto Sociale Digitale”. Un patto collettivo in cui l’innovazione tecnologica e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale non siano vissuti come processi subiti o incontrollabili, bensì come strumenti orientati al bene comune, guidati da principi antropocentrici e costantemente vigilati da autorità terze e indipendenti.

Attraverso l’equilibrio tra libertà d’impresa, rigore regolatorio ed educazione dei cittadini sarà possibile trasformare la rete in un luogo di reale emancipazione, partecipazione democratica e crescita condivisa, immune da derive oligopolistiche e tutele parziali.

 

FONTE DATI: Relazione annuale AGCOM 2026

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