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La sentenza

Villa Sofia di Palermo, morta per un’emorragia dopo 7 ore di attesa: ospedale dovrà pagare 760mila euro

venerdì 13 Febbraio 2026
Ospedale Villa Sofia Palermo
Il tribunale di Palermo ha condannato l’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello a risarcire complessivamente con oltre 760mila euro i familiari di una paziente morta nel maggio 2015, all’età di 51 anni, per un’emorragia cerebrale. La sentenza emessa dal giudice Enrico Catanzaro, ha accolto le richieste di risarcimento presentate dal legale del marito e dalla figlia della vittima, l’avvocato Raimondo Cammalleti, riconoscendo la responsabilità della struttura sanitaria per il ritardo nell’intervento chirurgico d’urgenza.  Per il giudice l’intervento sulla paziente doveva essere eseguito immediatamente.
La donna, nella notte tra il 12 e il 13 aprile 2015, ebbe un violento dolore alla testa, accompagnato da difficoltà nel parlare e da movimenti scoordinati. Trasportata d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Villa Sofia, le venne diagnosticata un’emorragia cerebrale con una massa ematica di 5,5 cm di diametro. Nonostante la gravità del quadro clinico e lo stato di coma della paziente, l’intervento chirurgico venne eseguito solo alle 11 del mattino successivo, con un ritardo di oltre sette ore rispetto a quando – secondo i consulenti tecnici – avrebbe dovuto essere effettuato, cioè, immediatamente dopo la Tac. La paziente è morta il 2 maggio 2015, dopo settimane di agonia.
La consulenza tecnica d’ufficio, redatta dai dottori Rosaria Lombino e Filippo La Seta nel corso del procedimento preliminare, è stata determinante per l’esito del giudizio. Gli esperti hanno chiarito che “il quadro del voluminoso ematoma indicava già di per sé la necessità di un intervento operatorio urgente, e lo stato di coma della paziente denotava l’indifferibilità di tale gesto chirurgico”. 
I consulenti hanno inoltre concluso che “l’attesa ha, con elevata probabilità, cagionato la morte della paziente” e che “la tempestività dell’atto chirurgico avrebbe certamente sospeso l’ipertensione endocranica e, con elevata probabilità, avrebbe consentito un recupero delle funzioni neurologiche”.   

“Questa sentenza rappresenta un importante riconoscimento di giustizia”, ha detto l’avvocato Raimondo Cammalleri. “Il Tribunale ha accolto le nostre tesi sulla base di elementi tecnici incontrovertibili: la paziente poteva e doveva essere salvata. – ha aggiunto – Il ritardo nell’intervento chirurgico, inspiegabile di fronte a un quadro clinico così grave, ha avuto conseguenze fatali. La condanna dell’azienda ospedaliera rappresenta un segnale importante sulla necessità di garantire standard adeguati nelle emergenze sanitarie”. 

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