Non è mai troppo tardi per creare nuove connessioni, imparare qualcosa di nuovo e tornare a sentirsi parte attiva della propria comunità. Da questa idea è nato “Invecchiare con connessione”, il progetto dedicato agli over 65 promosso da Samot insieme ai partner territoriali e sostenuto dall’Assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro della Regione Siciliana. Un percorso pensato per contrastare l’isolamento sociale e promuovere il benessere fisico, psicologico e relazionale delle persone anziane, in linea con il Piano regionale per l’invecchiamento attivo e con i principi dell’Active Ageing promossi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
“Il progetto nasce dalla consapevolezza che la solitudine rappresenta una fragilità silenziosa dell’età avanzata e dal desiderio di trasformarla in connessione – racconta Dominique Marchese, assistente sociale e coordinatrice del progetto -. Abbiamo costruito questo percorso guardando alle politiche regionali sull’invecchiamento attivo e alla strategia dell’Oms. Una strategia che individua nella salute, nella sicurezza e nella partecipazione i tre pilastri fondamentali per una longevità di qualità. Il nostro obiettivo è stato tradurre questi principi in azioni concrete. Offrire agli anziani opportunità reali di incontro, apprendimento e crescita personale”.
“Il progetto si è sviluppato tra febbraio 2025 e febbraio 2026 attraverso diverse attività pensate per coinvolgere gli over 65 in modo attivo – prosegue -. Abbiamo realizzato corsi di alfabetizzazione digitale per insegnare l’uso di smartphone, computer e servizi online legati alla salute. Ma anche organizzato incontri sugli stili di vita sani con professionisti della salute. Sono stati avviati anche percorsi di alfabetizzazione motoria per migliorare equilibrio e sicurezza nei movimenti. E accanto a queste attività abbiamo promosso iniziative intergenerazionali. Anziani e bambini si sono incontrati in laboratori creativi e momenti di storytelling. Il progetto ha previsto anche passeggiate culturali e attività di socializzazione nei quartieri”.
“L’impatto è stato soprattutto umano – evidenzia -. All’inizio molti partecipanti si sono avvicinati con una certa esitazione, pensando che fosse troppo tardi per rimettersi in gioco. Con il passare delle settimane abbiamo visto crescere curiosità, sicurezza e voglia di partecipare. Si sono create relazioni nuove, non solo tra gli anziani ma anche con i bambini, le famiglie e i professionisti coinvolti nel progetto. In questo modo si è rafforzata anche la rete di comunità nei territori“.
“L’invecchiamento non è la fase finale di un percorso ma un processo di trasformazione che ha bisogno di opportunità – sottolinea -. Questo progetto ci ha ricordato che le persone anziane non cercano assistenza passiva ma occasioni per restare parte attiva della società, per continuare a dare e a ricevere. Il nostro auspicio è che esperienze come questa possano continuare e trovare nuovi spazi, perché investire nel benessere degli anziani significa rafforzare il tessuto sociale della comunità”, conclude.




