Momenti di riflessione all’interno del centrodestra. La sberla in pieno volto del referendum sulla giustizia ha spiazzato la coalizione, non tanto per l’esito del voto, quanto per la portata del risultato, soprattutto in alcune Regioni. Tra queste spicca la Sicilia, guidata dal forzista Renato Schifani (CLICCA QUI). Che la maggioranza del governatore non godesse di ottima salute era evidente ormai da mesi, tra le turbinose vicende giudiziarie e parallelamente i numeri a Sala d’Ercole, spesso ridotti in macerie con lo scrutinio segreto. Proprio ieri l’ennesimo avvertimento, con il rinvio della variazione di bilancio in relazione alla cancellazione del debito delle Regioni nei confronti dello Stato riguardante le anticipazioni di liquidità. Un’operazione meramente tecnica, ma di notevole importanza, con la possibilità in ballo si sbloccare oltre 1,8 miliardi di euro subito dopo la parifica del rendiconto 2025 (CLICCA QUI). Un campanellino d’allarme ancor più acuto in vista delle prossime elezioni amministrative, calendarizzate per fine maggio. Un’arma a doppio taglio: da un lato l’occasione per dimostrare di possedere ancora ampio consenso; dall’altro un rovinoso scivolone che, questa volta sì, rischierebbe seriamente di compromettere la vita della vigente legislatura.
Il centrodestra si lecca le ferite e non si sbilancia troppo; il campo progressista affila i coltelli, con il difficile compito, non scontato, di trasformare il 60% dei “no” in un ampio consenso quando si ritornerà alle urne, attraverso una proposta alternativa e credibile. Un occhio alla Sicilia e l’altro al quadro nazionale. Del resto la storia lo insegna: l’Isola è sempre stata un laboratorio politico in continua evoluzione, precursore delle nuove correnti, indicatore di dove possa tirare il vento. C’è chi azzarda e parla di un “caso Sicilia” aperto, anzi apertissimo. Ma c’è anche chi minimizza. “No, non credo. Non ne ho percezione“: così ha risposto il commissario regionale di Fratelli d’Italia Luca Sbardella raggiunto telefonicamente da ilSicilia.it. Per lui, deputato nazionale alla Camera, le attività romane proseguono, anche se gli strascichi del referendum continuano a farsi sentire, soprattutto con le dimissioni, una dietro l’altra, di Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanché: “Hanno dimostrato grande senso delle istituzioni – ha dichiarato l’esponente di FdI – facendo un passo indietro e prendendosi le loro responsabilità“. In linea con le dichiarazioni di Sbardella anche il responsabile programma Fratelli d’Italia Francesco Filini, che intervenuto a 24 Mattino su Radio ha precisato: “Non penso che salteranno altre teste, abbiamo assistito ad un passo indietro fatto da Delmastro e dalla Bartolozzi ed in ultimo anche da Daniela Santanchè. Questo è un messaggio chiaro che il Governo vuole ripartire non vuole distrazioni per la sua azione per quest’anno che ci separa dalle prossime elezioni“.
Sul piano regionale, però, non si parla d’altro. La scarsa attività tra i banchi del Parlamento siciliano e le ultime inchieste che hanno coinvolto nomi di spicco della macchina amministrativa sono certamente complici. Tra quest’ultimi Salvatore Iacolino, l’ex direttore generale del Dipartimento regionale della Pianificazione strategica dell’assessorato della Salute, che poco prima delle indagini aveva preparato le valigie per trasferirsi al Policlinico di Messina. La posizione di Iacolino, a fine 2025, era stata oggetto di dibattito infuoco tra il presidente Schifani e il gruppo di Fratelli d’Italia. Una frattura poi risanata, con fatica, ma non senza delle conseguenza (CLICCA QUI). I meloniani pressano adesso sull’assessorato più controverso dell’Isola, tra le difficoltà croniche che attanagliano la Regione e la sconfortante attualità. La struttura di Piazza Ottavio Ziino sarebbe dovuta rientrare nel rimpasto già programmato a gennaio. Già, “sarebbe”. Ma ad oggi, i continui rinvii, che hanno generato un malcontento diffuso, come tangibile tra i corridoi di Palazzo dei Normanni, non lasciano presagire alcuna novità all’orizzonte, considerando che si procederà a step nominando prima i due nuovi inquilini agli Enti locali e alla Famiglia, vacanti ormai da oltre quattro mesi. Chissà se il risultato del referendum non si trasformi così in uno spintone per aprire le danze e le porte girevoli della giunta.
Dimissioni del presidente Schifani? Ipotesi più remota per il momento. E lo lascia intendere anche Sbardella, analizzando le causa dell’esito di un voto inaspettato fino a qualche mese fa: “Quando il risultato è così netto i motivi sono diversi, non è mai soltanto uno. E’ evidente che c’è stata una sovrapposizione di questioni. Da quelle di alto livello, come guerre internazionali, caro vita, petrolio e benzina, a quelle più strettamente locali. C’è un contingente di vari motivi“. Possibili ripercussioni sul governo regionale? “Potrebbe trarne anche beneficio. Questo campanello d’allarme ci può dare la sveglia e convincerci che bisogna lavorare sodo per rivincere la Regione“. E sul silenzio del governatore azzurro: “Il presidente è un soggetto politico e quindi può commentare il referendum, ma non è di competenza sua come presidente di Regione. Lo è sicuramente in quanto soggetto politico interessato al risultato, ma non è né un referendum regionale, né materia di sua competenza. E’ solo politicamente interessato“.




