Sono passati 81 anni dalla Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo, che portò alla costruzione di un processo democratico che ha avuto come punto di riferimento la nostra Costituzione.
Sono stati tanti i siciliani che hanno contribuito a liberare l’Italia, per dare democrazia e libertà: Pompeo Colajanni, Girolamo Licausi, Luigi Briganti, Ettore Panascia e tra questi s’aggiunge il comandante Morello, all’anagrafe Giuseppe Burtone, padre del deputato regionale e sindaco di Militello in Val di Catania Giovanni Burtone, che si impegnò dal 1943 al 1945 nella Valdossola.
“Ancora una volta ricorderemo il 25 aprile, la liberazione dai nazifascisti che perseguitarono i cittadini e che determinarono morti innocenti e tanto spargimento di sangue, l’oppressore fu cacciato e nacque una stagione democratica“, spiega Burtone.
“Siamo all’81º anniversario della liberazione, sono stati anni per le nostre generazioni importanti perché abbiamo vissuto apprezzando la democrazia, la libertà e soprattutto la pace delle nostre comunità. Oggi viviamo una situazione straordinaria, purtroppo in alcune realtà sono aumentati i focolai di guerra che stanno determinando morti innocenti. Sotto le macerie ci sono bambine e bambini, donne e uomini e intere comunità che sono state totalmente travolte: parlo di Gaza, dei palestinesi, ma anche di altre realtà che stanno subendo attacchi che indubbiamente determinano la violazione del diritto internazionale, con l’inadeguatezza delle Istituzioni che un tempo garantivano la ripresa del dialogo, il fermo, la tregua“.
“Questa stagione di pace e di libertà – continua – anche se da noi garantita e mantenuta, la vediamo compromessa perché i nostri fratelli, che vivono realtà differenti, purtroppo subiscono la tragica barbaria della guerra, e quindi, come dice il Santo Padre Papa Leone XIV, dei tiranni che guadagnano sulla guerra. Oggi però non ci sono risorse per la sanità e per la istruzione in tante parti del mondo, ma realtà che sono travolte dalle ingiustizie e dalla brutalità dei conflitti. Noi questo giorno lo dedicheremo a ricordare chi ha sacrificato la propria vita, chi ha donato il proprio sangue per la democrazia e per far scrivere la carta costituzionale, però nello stesso tempo non è una ‘festa’, perché viviamo con l’amara consapevolezza che la guerra è dietro l’angolo, non possiamo nasconderla e non possiamo non essere solidali con le popolazioni oppresse“.




