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L'editoriale

Silvio Berlusconi e Forza Italia, Nicola D’Agostino: “Serve un rinnovato fattore B”

venerdì 12 Giugno 2026

L’editoriale di Nicola D’Agostino, deputato di Forza Italia all’Assemblea regionale siciliana.

Ammetto che il Berlusconi della “discesa in campo” politica non mi piacque. Ma era un periodo complicato. Io troppo giovane, lui troppo scafato. Mi era chiaro che intendesse occupare uno spazio politico che (solo lui aveva ben compreso con la sua geniale istintività) le forze tradizionali moderate stavano abbandonando. O meglio: i cittadini stavano per archiviare brutalmente la partitocrazia. Ed il nuovo sistema elettorale introdotto, letteralmente conosciuto solo da chi lo aveva messo in piedi (quel che restava della sinistra Dc, dunque Mattarella, oltre al PDS di allora), avrebbe portato Occhetto alla vittoria. Una iattura.

Giusto? Sbagliato? Per Berlusconi sarebbe stato un potenziale disastro: almeno così volle immaginarselo. Molti provarono a dissuaderlo, ma seguì il suo fiuto ed i suoi interessi. Aveva fatto fortuna imprenditoriale in un sistema di garanzie politiche e finanziarie precise, la sua bravura era enorme, ma si aspettava che gli sarebbe toccata in sorte l’invidia e la vendetta. Era troppo forte, carismatico ed influente con Tv e giornali e con una ricchezza che si reggeva su un debito troppo importante, ma che rispecchiava l’Italia dell’epoca.

Parlò alla testa e alla pancia degli italiani, fu il primo populista che inneggiava al grande cambiamento senza però rompere il sistema. Sapeva che gli italiani, in crisi di identità (tangentopoli, stragi, crisi economica) avevano bisogna di un condottiero che si assumeva tutti i problemi, senza creare troppo disturbo al quieto vivere dei piccoli borghesi. Cioè i grandi elettori. “State a casa, tranquilli, che ora ci penso io”: questo il succo del famoso discorso glamour a tutti gli italiani. Per paradosso, con le alleanze strategiche, innovative, biasimate ed irrise dai rivali, sottovalutate dagli intellettuali di sinistra, compì il miracolo: sdoganò l’estrema destra, fece diventare passabile la Lega di Bossi, ridusse al nulla la tradizione democristiana e creò un partito del 30% dal nulla. Un fenomeno che non s’era mai visto (ma che dopo abbiamo rivisto imitato da peggiori imitatori).

La logica manichea e vendicativa che si abbatté su di lui fece il resto: la sinistra non sapeva come reagire ed usò la magistratura. Il Paese fu spaccato a metà per trenta anni, una enormità di tempo, e questo fu al contempo la sua disgrazia (guai giudiziari, insulti, radicalizzazione politica) ma anche la sua fortuna (splendore economico delle sue imprese e guida a più riprese dell’Italia).

Il fattore B. archiviò il dibattito politico tradizionalmente inteso, ma il cambiamento dell’Italia ci fu davvero: nell’amore e nell’odio ad ondate, quando governava e quando non lo faceva, Berlusconi era il centro di tutto. Qualcosa gli deve essere riconosciuto, anche dagli avversari più accaniti. In trenta anni il Paese è cambiato ed è cambiato in meglio pur in mezzo a tanti problemi irrisolti o nuovi, pur in mezzo a tante contraddizioni: comunque è oggi più moderno, più consapevole, forse anche più ricco. E se un paragone va fatto, non occorre scomodare il passato, non reggerebbe alcun confronto tra epoche e stili troppo differenti; semmai va osservato il resto dell’Europa: le altre grandi nazioni non stanno meglio di noi. Le abbiamo raggiunte in tanti indici economici e negli standard di qualità della vita; forse addirittura i livelli di garanzie democratiche e costituzionali restano da noi i migliori. Lo stile italiano rimane invidiato nel mondo ed imitato, certamente cresciuto e diffuso. Continuiamo ad avere i due pilastri della democrazia saldi: Sanità ed Istruzione pubblica; veniamo giudicati sempre un po’ superficiali e tendenti al lassismo (anche corruttivo: il solito scontro tra cattolici e luterani), ma abbiamo saputo fare a meno del cinico pragmatismo anglo-americano. Anche grazie a lui siamo migliorati come società civile, perché l’idea di libertà che ha connotato questi anni di berlusconismo non sono stati vani, per esempio, nel campo dei diritti civili, dell’omosessualità, dell’immigrazione, della tolleranza, della giustizia.

Certo, i contestatori a prescindere parleranno di arroganza, di libertinismo, di razza padrona che cura i propri interessi – questioni talvolta innegabili, molte delle quali però private, altre penalmente irrilevanti, altre ancora semplicemente giudicabili sul piano dell’opportunità e della sensibilità personale. Ma, anche se a molti la cosa disturberà, il giudizio storico che si darà presto di Berlusconi, imprenditore e politico, tra luci ed ombre che fanno parte della storia di tutti gli uomini e le donne e di tutti i partiti, il giudizio dicevo sarà positivo. Questa cosa non piacerà alla borghesia benestante e radical chic, sempre pronta a lezioncine morali buone per gli altri, ma mai applicate a se stessi; e tutto ciò nonostante, in qualche maniera, miracolosa e non scontata, in mezzo a polemiche e persecuzioni che avrebbero sfiancato chiunque, Berlusconi abbia saputo resistere senza compromettere la democrazia e la partecipazione dei cittadini (il famoso “editto” fu certamente un momento non edificante).

A me in ogni caso, e nel complesso, non pare di poco conto il suo contributo in termini di garanzie democratiche e di modello di sviluppo, e da quando non c’è più, la sua presenza ingombrante ha lasciato il posto alla sua leggera assenza, che ben interpretata, paradossalmente, potrebbe rappresentare un nuovo argine liberale, non guerrafondaio e moderato in una Italia ed in un pianeta che vivono un’era di grandi incertezze. Servono però meno cortigiani e lacchè, figure di spessore culturale e carattere, più contemporanee e non repliche sbiadite del passato, neppure nostalgici depositari del pensiero puro (la cosa fa sorridere), non veline usate, ma coraggiosi combattenti, visionari generosi e disinteressati che siano da argine contro il razzismo, l’intolleranza, la volgarità di linguaggio che certo becerume di destra si ostina a replicare. Serve anche freschezza, bellezza ed ottimismo: serve un rinnovato fattore B.

 

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