Adeguare CUP, monitoraggi, percorsi di tutela, comunicazione e gestione delle agende. È questa la linea operativa che il nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa (PNGLA) 2026-2028 consegna alle Regioni. Il documento archivia il precedente PNGLA 2019-2021 e punta a costruire un modello più strutturato, fondato sul governo della domanda, sull’appropriatezza prescrittiva, sulla trasparenza delle agende e sulla presa in carico del cittadino.
Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha definito l’approvazione del Piano in Conferenza Stato-Regioni “una bella notizia per il Servizio Sanitario Nazionale”, sottolineando che il nuovo impianto rafforza la capacità di dare risposte ai cittadini nei tempi giusti e contribuisce alla costruzione di un sistema “più efficiente, trasparente, equo e orientato ai bisogni dei cittadini”. Le Regioni, da parte loro, hanno evidenziato l’esigenza di un confronto costante con Agenas e Ministero della Salute, sia per verificare la congruità delle risorse economiche necessarie, anche alla luce della clausola di invarianza finanziaria, sia per valutare l’adeguatezza delle misure sull’appropriatezza prescrittiva.
Per la Regione Siciliana il primo passaggio sarà l’adozione del Piano regionale di governo delle liste d’attesa, da approvare entro 120 giorni dall’entrata in vigore del decreto nazionale e da aggiornare ogni anno. Il Piano regionale dovrà indicare gli ambiti territoriali di garanzia, l’organizzazione dei CUP, l’interoperabilità con la Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, la dematerializzazione delle prescrizioni, la gestione dei percorsi di tutela e le azioni di monitoraggio.
CUP, agende e SovraCUP
Il passaggio tecnico ha un peso organizzativo rilevante. Una piattaforma non produce governo se riceve dati incompleti, disomogenei o tecnicamente scartati. Ogni azienda sanitaria ha sistemi, codifiche, modalità di caricamento e criticità proprie. Dichiarare una prestazione disponibile non equivale a renderla davvero prenotabile, tracciabile e correttamente collegata alla classe di priorità. Per questo il SovraCUP può diventare lo strumento con cui la Regione supera la frammentazione storica dei CUP aziendali e costruisce una visione unitaria dell’offerta sanitaria.
Un ulteriore elemento arriva dal D.R.A. n. 65 del 22 gennaio 2026 dell’assessorato regionale della Salute. Il decreto richiama la certificazione dell’Osservatorio nazionale sulle liste d’attesa. Dà atto della realizzazione di uno stralcio funzionale e operativo del SovraCUP regionale, con la presenza di tutti i 18 enti sanitari del Servizio sanitario regionale. Lo stesso provvedimento collega al raggiungimento delle percentuali minime programmate al quarto step quote di finanziamento pari a 26.691.788,28 euro. Di questi 20.791.788,28 euro destinati agli interventi aziendali per l’ammodernamento dei sistemi di prenotazione elettronica e 5.900.000 euro al progetto regionale SID, pensato per programmazione, controllo, confronto e valutazione, anche in relazione alla verifica dei sistemi di prenotazione e alla riduzione delle liste d’attesa.
Il punto, quindi, non riguarda più soltanto l’avvio del SovraCUP. La piattaforma esiste, coinvolge tutti i 18 enti sanitari del Servizio sanitario regionale ed entra in un percorso amministrativo già finanziato e collegato a obiettivi misurabili. La prova decisiva riguarda il funzionamento a regime: qualità dei dati, aggiornamento delle agende, riduzione degli scarti informatici e utilizzo delle informazioni nei tavoli decisionali. Solo così il SovraCUP può trasformare la prenotazione da passaggio amministrativo a strumento di governo clinico, organizzativo e programmatorio.
Le aziende sanitarie dovranno quindi alimentare correttamente le agende, rendere visibili i tempi reali per tutte le prestazioni e garantire un aggiornamento costante delle disponibilità. Il CUP dovrà diventare uno strumento di governo e non solo un canale di prenotazione. Le agende dovranno dialogare con la prescrizione dematerializzata, con il quesito diagnostico, con la classe di priorità e con i dati di erogazione. Il Piano ribadisce anche il divieto inderogabile di chiusura o indisponibilità delle agende di prenotazione per tutte le strutture pubbliche e private accreditate.
Attraverso l’interoperabilità tra PNLA, piattaforme regionali e CUP sarà possibile monitorare la disponibilità delle agende prenotabili, distinguere tra SSN, ALPI e privato accreditato, seguire gli indicatori relativi ai tempi di attesa per classe di priorità e individuare inefficienze o anomalie. In questi casi Agenas potrà attivare audit nei confronti delle Regioni e delle Province autonome.
Prescrizioni, priorità e appropriatezza
Il nuovo Piano rafforza tre elementi obbligatori nelle prescrizioni e nelle prenotazioni di specialistica ambulatoriale: la distinzione tra primo accesso e accesso successivo, la classe di priorità per le prestazioni di primo accesso e il quesito diagnostico. Le classi restano quattro: U, da garantire entro 72 ore; B, entro 10 giorni; D, entro 30 giorni per le visite e 60 giorni per gli accertamenti diagnostici; P, entro 120 giorni.
Per le aziende siciliane questo passaggio avrà un impatto diretto sull’organizzazione dell’offerta. Se una prestazione viene indicata come urgente, breve o differita, la risposta dovrà essere coerente con il tempo massimo previsto. Le urgenze dovranno avere percorsi semplificati di accesso, così da garantire la prestazione entro 72 ore. La classe di priorità non potrà restare un codice formale sulla ricetta, ma dovrà orientare la reale disponibilità delle agende.
Il quesito diagnostico diventa una leva decisiva per la prenotabilità, per la valutazione dell’appropriatezza e per la programmazione dell’offerta. Il medico prescrittore dovrà indicarlo sempre, sia nei primi accessi sia negli accessi successivi. Il Piano prevede inoltre un sistema nazionale di codifica e classificazione dei quesiti diagnostici, univoco e vincolante per tutti i prescrittori.
Sul versante dell’appropriatezza, il documento valorizza linee guida, buone pratiche clinico-assistenziali e metodo RAO (Raggruppamenti di Attesa Omogenei). Presso Agenas dovrà essere istituito, entro 60 giorni dall’approvazione del PNGLA, il Tavolo permanente dei RAO, con rappresentanti di Ministero, Istituto superiore di sanità, Regioni, Province autonome e associazioni dei cittadini.
Il lavoro sull’appropriatezza incide direttamente anche sulla Sicilia. Il sistema deve recuperare prestazioni, migliorare la gestione delle agende e distinguere meglio la domanda appropriata da quella impropria. Ogni prestazione richiesta senza una reale necessità clinica occupa uno spazio che potrebbe andare a chi ha un bisogno più urgente. Per questo il monitoraggio delle prescrizioni, l’uso corretto delle classi di priorità e la qualità del quesito diagnostico diventano strumenti organizzativi, non semplici adempimenti formali.
Il SovraCUP, se alimentato correttamente, può sostenere anche questo livello di lavoro. La piattaforma può aiutare a individuare prestazioni che crescono senza una reale giustificazione epidemiologica, far emergere un uso non uniforme delle classi di priorità e mostrare dove si concentrano in modo anomalo le richieste brevi e differibili. Può anche aiutare a capire dove servono linee guida più chiare per i prescrittori e dove la rete territoriale non riesce a intercettare i bisogni prima che arrivino sulle agende specialistiche.
I dati dell’Isola
Il Portale trasparenza servizi sanitari, riferite al 2026 e aggiornate fino ad aprile, mostrano per la Sicilia una situazione articolata sulle prime visite. Il sistema garantisce percentuali elevate soprattutto nelle prestazioni programmate entro 120 giorni, ma incontra difficoltà più evidenti nelle classi a maggiore urgenza temporale, cioè urgente, breve e differita.
Nelle prime visite in classe P, programmata entro 120 giorni, molte prestazioni superano il 90% di rispetto dei tempi. Dermatologia e allergologia arrivano al 99,0%. Medicina fisica e riabilitazione si attesta al 98,8%, oncologia al 98,1%, ginecologia al 96,8% e otorinolaringoiatria al 96,2%. Seguono neurologia, al 95,8%, ortopedia, al 94,2%, e cardiologia, al 90,1%. Restano più basse chirurgia vascolare, al 70,1%, oculistica, all’81,4%, endocrinologia, all’82,4%, pneumologia, all’86,0%, e gastroenterologia, all’86,6%.
Il dato cambia nelle classi più ravvicinate. Tra le prestazioni urgenti entro 3 giorni, la visita gastroenterologica rispetta i tempi nel 50,0% delle prenotazioni. La pneumologica si ferma al 52,6%, l’endocrinologica al 54,5%, la dermatologica e allergologica al 63,9% e la cardiologica al 69,5%. Nella classe breve, entro 10 giorni, le criticità riguardano soprattutto chirurgia vascolare, ferma al 53,7%. Seguono pneumologia, al 61,4%, oculistica, al 61,5%, cardiologia, al 61,6%, e gastroenterologia, al 64,6%.
Anche nella classe differita, entro 30 giorni, emergono difficoltà. Oculistica si ferma al 55,6%, endocrinologia al 57,9%, gastroenterologia al 62,0% e cardiologia al 62,8%. Restano sotto il 65% anche chirurgia vascolare, al 64,0%, e pneumologia, al 64,5%.
In Sicilia, quindi, le prime visite si concentrano soprattutto nelle classi D e P. La differita pesa per il 38,8%, la programmata per il 35,9%. La classe B arriva al 24,3%. Le urgenze rappresentano una quota molto più contenuta, ma proprio per questo le attese fuori soglia assumono un peso rilevante. Quando una prestazione viene classificata come urgente, il superamento dei tre giorni segnala una difficoltà del sistema a rispondere in modo coerente alla priorità clinica assegnata.
La distribuzione dei giorni di attesa conferma la presenza di code oltre i tempi previsti. Per le visite urgenti, il 59,6% si concentra tra 1 e 3 giorni, ma compaiono attese superiori, fino al 4,2% oltre i 31 giorni. Nelle differite, che dovrebbero essere garantite entro 30 giorni, l’8,6% delle prenotazioni supera i 121 giorni. Anche nella classe programmata, nonostante il limite più ampio dei 120 giorni, una parte delle prenotazioni supera la soglia e arriva oltre i 300 giorni.
Per gli esami diagnostici, le schermate disponibili mostrano un volume molto elevato di prenotazioni nei primi quattro mesi del 2026: 1.400.824 a gennaio, 1.424.956 a febbraio, 1.471.089 a marzo e 1.246.238 ad aprile, per un totale di oltre 5,5 milioni di prenotazioni. Tuttavia, in queste immagini il filtro della Regione risulta impostato su “Tutte”. Per questo il dato va considerato nazionale e non può essere attribuito alla Sicilia senza una schermata specifica sull’Isola.
Sempre per gli esami diagnostici, la distribuzione nazionale per classe di priorità mostra una prevalenza delle prestazioni programmate e differite: 43,5% in classe P, 41,2% in classe D e 14,3% in classe B, con una quota residuale di urgenze. Anche qui emergono code fuori soglia: nelle urgenze il 19,0% supera i tempi previsti, nelle brevi il 17,4%, nelle differite il 10,7% e nelle programmate il 3,1%. Sono dati utili per il confronto, ma per inserirli nel capitolo sull’Isola serve la stessa estrazione con filtro Regione Siciliana.
Il punto, quindi, non riguarda solo la misurazione delle attese. Il dato serve se aiuta ad attivare una risposta organizzativa. Significa rimodulare le agende, spostare capacità produttiva dove la domanda è più critica e integrare meglio pubblico e privato accreditato. Significa anche verificare l’uso delle classi di priorità e garantire al cittadino una soluzione quando il primo appuntamento disponibile supera il tempo massimo previsto.
Quando i tempi saltano
Il Piano fornisce una tutela per i casi in cui il primo accesso non venga garantito entro la soglia prevista. In queste situazioni l’Azienda sanitaria dovrà prendere in carico il paziente e trovare una soluzione alternativa. La ricerca di un nuovo appuntamento non potrà ricadere sull’utente.
Gli strumenti sono diversi. Si va dalla rimodulazione dei volumi di attività alla riprogrammazione delle ore di specialistica ambulatoriale. Sono previsti anche il ricorso a prestazioni aggiuntive e l’aumento delle ore degli specialisti. Il CUP dovrà inoltre attivare promemoria, conferma e disdetta almeno due giorni lavorativi prima dell’appuntamento, anche da remoto.
Chi non si presenta senza giustificazione pagherà la quota ordinaria di partecipazione al costo, anche se esente. Restano salvi i casi di forza maggiore o impossibilità sopravvenuta. Per Regioni e aziende, invece, agende non governate, monitoraggi deboli e poca trasparenza sui tempi potranno pesare sulla verifica dei LEA e sulla valutazione della capacità organizzativa.
In Sicilia la prova sarà portare queste regole nella pratica quotidiana. Il cittadino misurerà il cambiamento sul tempo reale che passerà tra la ricetta e la visita, tra il sospetto diagnostico e l’esame, tra la priorità indicata dal medico e la prima data disponibile.



