Il tema delle liste d’attesa non riguarda più soltanto il recupero delle prestazioni arretrate, ma la capacità delle Regioni di governare domanda, offerta, agende e priorità cliniche.
A evidenziarlo è il ministro della Salute Orazio Schillaci, che richiama i primi segnali di miglioramento registrati a livello nazionale, ma lega quei risultati alla loro ricaduta concreta nei territori, dove i numeri hanno senso solo se riescono a tradursi in prestazioni realmente accessibili e tempi di cura rispettati.
“Ci sono già sul territorio nazionale più di mille ospedali che hanno migliorato fino al 20% e oltre il numero di prestazioni e i tempi di abbattimento delle liste d’attesa rispetto all’anno precedente”. Ha detto Schillaci, aggiungendo che oggi: “l’81% delle visite specialistiche viene erogata nei tempi. Ma che resta necessario aggredire il 20% che non viene eseguito nei tempi richiesti”.
Il dato nazionale racconta un cambio di passo, ma non ancora una soluzione piena. Lo stesso ministro ha citato centri capaci di garantire una Tac del torace in quattro giorni o una visita cardiologica specialistica in cinque, segnalando però una situazione ancora disomogenea, con risultati che cambiano da territorio a territorio.
In Sicilia
La sfida è doppia. Da un lato deve aumentare la capacità di risposta del sistema. Dall’altro deve rendere finalmente leggibile ciò che accade dentro le agende, nei Cup aziendali, nei percorsi di prescrizione, nei tempi di garanzia e nei flussi tra aziende sanitarie, ospedali, territorio e privato accreditato.
Il Ministero ha già annunciato che i risultati regione per regione arriveranno attraverso Agenas e che il monitoraggio dovrà permettere una lettura più puntuale delle prestazioni, dei tempi e delle differenze territoriali. Schillaci ha indicato anche il Cup unico come uno degli strumenti centrali per rendere effettiva la legge sulle liste d’attesa dove questa trova applicazione.
Il documento della Regione Siciliana sul fabbisogno di specialistica ambulatoriale, approvato nel 2025, dice chiaramente che la programmazione deve fondarsi su appropriatezza, efficienza e sostenibilità economica, ma segnala anche limiti strutturali che incidono direttamente sulla capacità di governare le attese.
La Regione evidenzia l’assenza di standard nazionali condivisi sui volumi attesi per branca specialistica, la difficoltà di misurare il ricorso al privato puro, cioè alle prestazioni pagate direttamente dai cittadini fuori dai flussi del Servizio sanitario regionale, e la necessità di leggere i dati non solo come numeri di produzione ma come indicatori di bisogno reale.
Nel periodo 2017-2023 il volume complessivo delle prestazioni specialistiche in Sicilia cresce del 28,1%. Il dato racconta una domanda sanitaria sempre più intensa e aiuta a capire perché non basta un intervento amministrativo isolato. Nel 2024 il presidente Renato Schifani aveva rivendicato una riduzione molto marcata dell’arretrato, parlando di liste d’attesa abbattute di circa il 90% e, in alcune province, persino azzerate. Nel 2025, però, il governo regionale ha continuato a intervenire sul tema con un piano da 40 milioni di euro per sostenere le aziende sanitarie nel recupero delle prestazioni. Il punto, quindi, non riguarda solo quante prestazioni si recuperano. Riguarda anche la capacità del sistema di leggere le agende, misurare i tempi reali e impedire che nuove attese si accumulino.
SovraCUP e PNLA
Il SovraCUP regionale rappresenta il passaggio più delicato di questa fase.
Non va confuso con la piattaforma nazionale, perché il livello nazionale si chiama PNLA, Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa. È stata realizzata da Agenas ed è pubblicata sul portale del Ministero della Salute. Serve a monitorare i tempi delle prestazioni ambulatoriali e a rendere confrontabili i dati tra i diversi sistemi regionali.
Il SovraCUP, invece, riguarda la Sicilia. Deve funzionare come infrastruttura regionale di raccordo tra aziende sanitarie, sistemi di prenotazione, agende disponibili, tempi di garanzia e flussi informativi. Sono questi elementi ad alimentare il monitoraggio.
La sfida sta proprio qui, perché una piattaforma non produce governo se riceve dati incompleti, disomogenei o tecnicamente scartati. L’assessorato regionale della Salute ha inserito nella programmazione 2026 l’integrazione tra la piattaforma regionale delle liste d’attesa e la PNLA, fissando una traiettoria triennale precisa.
Il target indicato per il 2026 prevede l’alimentazione al 40%, quello del 2027 sale al 70% e quello del 2028 arriva al 100%. Nella scheda operativa del Dipartimento pianificazione strategica compare anche l’implementazione del 40% del SovraCUP e la piena interoperabilità con la piattaforma nazionale entro il 31 dicembre 2026.
Questo passaggio tecnico ha un peso politico e organizzativo rilevante. La Regione non lavora soltanto a una piattaforma da esibire. Lavora a un sistema capace di rendere leggibili le agende aziendali, intercettare le prestazioni critiche e restituire agli uffici dell’assessorato una base dati utile per intervenire. Per questo l’assessorato sta adattando il percorso alle necessità delle singole aziende sanitarie. Dialogando con le strutture e inviando indicazioni operative costruite sulle problematiche riscontrate nei diversi contesti.
Ogni azienda ha sistemi, codifiche, modalità di caricamento e criticità proprie. Un conto è dichiarare una prestazione disponibile, un altro è renderla davvero prenotabile, tracciabile e correttamente collegata alla classe di priorità. In questo senso il SovraCUP può diventare il luogo in cui la Regione supera la frammentazione storica dei Cup aziendali e costruisce una visione unitaria dell’offerta sanitaria, ma solo se il lavoro tecnico entra nel dettaglio delle agende e non si limita alla superficie informatica.
Un ulteriore elemento arriva dal D.R.A. n. 65 del 22 gennaio 2026 dell’assessorato regionale della Salute. Il decreto richiama la certificazione dell’Osservatorio nazionale sulle liste d’attesa. La Regione Siciliana ha realizzato uno stralcio funzionale e operativo del SovraCUP regionale, con la presenza di tutti i 18 enti sanitari del Servizio sanitario regionale.
Il decreto dà atto anche del raggiungimento delle percentuali minime programmate al quarto step. A questo risultato sono collegate quote di finanziamento pari a 26.691.788,28 euro. Di queste risorse, 20.791.788,28 euro vanno agli interventi aziendali per l’ammodernamento dei sistemi di prenotazione elettronica. Altri 5.900.000 euro riguardano il progetto regionale SID. Si tratta di uno strumento pensato per programmazione, controllo, confronto e valutazione. Anche in relazione alla verifica dei sistemi di prenotazione e alla riduzione delle liste d’attesa.
Il punto, però, non riguarda più l’avvio del SovraCUP, che ha già superato una fase operativa certificata. Riguarda il suo funzionamento a regime. La piattaforma esiste, coinvolge tutti i 18 enti sanitari del Servizio sanitario regionale ed entra in un percorso amministrativo già finanziato e collegato a obiettivi misurabili. Ora la sfida si sposta sulla qualità dei dati, sull’aggiornamento delle agende, sulla riduzione degli scarti informatici e sulla capacità di usare quelle informazioni nei tavoli decisionali. Solo così il SovraCUP può trasformare la prenotazione da passaggio amministrativo a strumento di governo clinico, organizzativo e programmatorio.
Governare le attese
Il lavoro dell’assessorato regionale della Salute si incrocia con un altro tema richiamato con forza anche dal ministro Schillaci, quello dell’appropriatezza prescrittiva.
Il ministro ha sottolineato che quasi un esame su cinque non risulta appropriato. Ha collegato questo fenomeno all’allungamento delle liste d’attesa. Ogni prestazione richiesta senza una reale necessità clinica occupa uno spazio che potrebbe andare a chi ha un bisogno più urgente. Questa riflessione pesa molto in Sicilia. Il sistema deve recuperare prestazioni e migliorare la gestione delle agende. Deve anche costruire strumenti più efficaci per distinguere la domanda appropriata da quella impropria.
Dentro questo quadro si inserisce anche il richiamo rivolto alle aziende sanitarie. Il Dasoe ha sollecitato i direttori generali a mettere ordine nei dati, aggiornare le agende e rendere visibili i tempi reali per tutte le prestazioni. È un passaggio che conferma quanto la qualità dell’alimentazione dei sistemi pesi sulla lettura delle attese. Se le agende non vengono aggiornate, se i dati non risultano omogenei e se i tempi reali non vengono esposti correttamente, la Regione non può leggere fino in fondo dove si formano le criticità.
Il SovraCUP, se alimentato bene, può sostenere anche questo livello di lavoro. La piattaforma può mostrare le prestazioni che crescono senza una reale giustificazione epidemiologica. Far emergere un uso non uniforme delle classi di priorità e indicare dove si concentrano in modo anomalo le richieste brevi e differibili. Può anche aiutare a capire dove servono linee guida più chiare per i prescrittori e dove la rete territoriale non riesce a intercettare i bisogni prima che arrivino sulle agende specialistiche.
La Regione sta quindi provando a usare i dati non solo per misurare il ritardo. L’obiettivo è orientare le scelte sulle agende, sui percorsi diagnostico terapeutici, sulle priorità cliniche e sulla distribuzione dell’offerta tra pubblico e privato accreditato. Lo stesso lavoro riguarda i tempi di garanzia e le misure di tutela per i cittadini. Soprattutto quando il sistema non riesce a rispettare le scadenze.
Il documento regionale sul fabbisogno di specialistica ambulatoriale va nella stessa direzione. Richiama la necessità di una programmazione basata sul bisogno e non soltanto sulla spesa storica o sulla produzione pregressa. Anche i successivi provvedimenti sull’assistenza specialistica da privato confermano questa impostazione. La Regione ha scelto di collegare una parte della programmazione al fabbisogno per branca e provincia. Superando almeno in parte una logica fondata solo sugli aggregati di spesa e sui volumi già consolidati.
La vera prova, adesso, riguarda la capacità dell’assessorato di far camminare insieme tecnologia, governance e responsabilità clinica. Il cittadino non misura il sistema sulla qualità del flusso informatico. Ma sul tempo reale che passa tra una prescrizione e una visita, tra un sospetto diagnostico e un esame, tra una priorità indicata dal medico e una data disponibile.





