I beni archeologici rappresentano le radici della nostra Regione. Dalle grandi città sino ai piccoli centri, la Sicilia vanta una storia millenaria visibile e mai perdibile grazie alla loro presenza.
Del tema se ne parlerà il prossimo 19 giugno, a Catania, in occasione dell’evento “La gestione dei dati archeologici in Sicilia“, momento in cui la soprintendenze saranno a confronto tra quello che è il sistema regionale e la piattaforma nazionale.
“Una scommessa – spiega il prof. Daniele Malfitana, direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università degli studi di Catania – su un’idea che è nata anche per via della mia esperienza di componente del Consiglio Superiore dei beni culturali e paesaggistici. All’interno del Consiglio, organo consultivo del Ministero, prendiamo in esame tante questione e da siciliano mi accorgo sempre che la Sicilia non viene menzionata, ma non viene menzionata perché, come sappiamo, la nostra Regione gode dell’autonomia in tema di beni culturali, che certamente non si discute, ma il ragionamento che facciamo è che nel contesto nazionale i dati della ricerca archeologica sono capillarmente diffusi e fruibili da tutta la comunità scientifica e non attraverso un portale unico che è il Geoportale nazionale per l’archeologia. La Sicilia, invece, in questo portale nazionale è praticamente inesistente, ma giustamente perché la Sicilia dovrebbe beneficiare di un sistema a parte che purtroppo, nella pratica, non c’è. Questo incontro, che ho condiviso anche con i vertici del Ministero della Cultura che saranno presenti perché interessati, nasce per ascoltare quello che ciascuna soprintendenza archeologica fa sul tema della gestione dei dati, cioè come li gestiamo, dove vanno a finire, come li rendiamo digitali e quindi come li rendiamo consultabili pubblicamente perché noi lavoriamo con risorse pubbliche, quindi sono dati pubblici. L’obiettivo – conclude – è quello di trovare un punto d’accordo per cui anche dati della regione Sicilia vengano gestiti e resi visibili anche sul Geoportale nazionale per l’archeologia e per un attimo unifichiamo Sicilia e Stato. È una scommessa che spero possa essere vincente“.




