La polizia ha eseguito la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di nove dipendenti della Reset, società partecipata del Comune di Palermo che si occupa, tra l’altro, di verde pubblico. Il provvedimento, chiesto dalla Procura di Palermo, è stato disposto dal gip al termine di una indagine della Digos su una truffa aggravata in concorso ed episodi di peculato (quest’ultimo contestato esclusivamente a due degli indagati), commessi ai danni della società. A un impiegato è stato notificato un avviso di garanzia.
L’inchiesta ha consentito di svelare una rete di relazioni e di complicità tra gli indagati ideata per mettere a segno la truffa. Gli indagati si assentavano dal lavoro potendo contare su sistematiche false attestazioni della presenza in servizio. Particolarmente gravi si sono rivelate le condotte di uno dei dipendenti anche per il suo ruolo di rappresentante sindacale e capo squadra, che si dedicava sistematicamente alle proprie faccende private durante l’orario di servizio, usando impropriamente l’auto dell’ufficio.
C’era chi durante l’orario di lavoro andava a fare spesa con la moglie, chi semplicemente tornava a casa, chi andava dal barbiere, chi al bar. Nessuno ovviamente sapeva che la Digos indagava da mesi sull’assenteismo alla Reset, la società partecipata del Comune di Palermo che si occupa, tra l’altro, di pulizia delle spiagge e del verde pubblico.
L’indagine condotta dalla polizia coinvolge nove dipendenti a cui è stato notificato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e uno che ha ricevuto un avviso di garanzia. Per tutti l’accusa è di truffa aggravata, mentre due rispondono anche di peculato per aver usato l’auto di servizio durante l’assenza dal lavoro. Gli episodi di assenteismo contestati sono una cinquantina.
L’indagine nasce dalla denuncia presentata alla Digos dal presidente della Reset, Fabrizio Pandolfo. Dalla visione delle telecamere di sorveglianza installate nella sede della società in viale Strasburgo, gli investigatori hanno visto uno dei dipendenti indagati, Giuseppe Santonocito, coprire la fotocellula del cancello con un guanto per non farlo richiudere e uscire con l’auto di servizio. L’impiegato è stato immortalato mentre timbrava il badge di una serie di colleghi attestandone la presenza al lavoro.
La Digos ha allora piazzato telecamere e effettuato pedinamenti e servizi di osservazioni scoprendo, scrive il gip, “un fenomeno di assenteismo ben strutturato e reiterato, attuato mediante sistematiche condotte di falsa attestazione della presenza in servizio, rese possibili dall’impiego distorto dei meccanismi di rilevazione delle presenze, nonché dall’apporto collaborativo di colleghi compiacenti, inseriti in dinamiche di reciproca agevolazione”.
Il giudice parla di “modus operandi consolidato, caratterizzato da prassi condivise e stabilizzate nel tempo, funzionali a garantire una fittizia regolarità delle timbrature e a consentire agli indagati di allontanarsi dal luogo di lavoro per dedicarsi a occupazioni di natura privata, sottraendosi così, in tutto o in parte, alla prestazione lavorativa dovuta”.
Particolare rilievo nell’indagine ha avuto la figura di uno degli indagati, Antonino Mercante, supervisore e responsabile della squadra di lavoro, con compiti di coordinamento e “con una collocazione funzionale che – scrive il gip – implicava un più elevato dovere di correttezza, oltre che una particolare capacità di incidenza sull’operato degli altri”.
La misura è stata comunicata ai vertici della società per eventuali provvedimenti disciplinari.
Questi i dipendenti Reset accusati di assenteismo per cui è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: Antonino Mercante, Baldassare e Salvatore Basile, Maurizio Giuliano, Giosuè Leto, Roberto Massaro, Domenico Musacchia, Matteo Orlando, Giuseppe Santonocito.
Sindaco Lagalla: “Comportamenti incompatibili con il corretto funzionamento della pubblica amministrazione e delle aziende partecipate”
“L’operazione condotta dalle forze dell’ordine conferma che i controlli e l’azione di contrasto nei confronti di comportamenti illeciti devono essere costanti e rigorosi. Di fronte a episodi che, se accertati, rappresentano una grave violazione dei doveri nei confronti della collettività, l’Amministrazione comunale manterrà una linea di assoluta fermezza. Nessuno può pensare di sottrarsi alle regole o di utilizzare il proprio ruolo all’interno delle società partecipate come uno spazio sottratto ai controlli e alle responsabilità. Chi ha sbagliato dovrà risponderne nelle sedi competenti e saranno valutate tutte le conseguenze amministrative e disciplinari previste dalla normativa. Desidero, inoltre, sottolineare il senso di responsabilità dimostrato dalla governance della Reset che, nell’ambito delle proprie attività di controllo, ha segnalato alle autorità competenti possibili condotte illecite, contribuendo così all’accertamento dei fatti. È questo il comportamento che ci si attende da chi è chiamato a guidare aziende che operano al servizio della collettività: collaborazione con le istituzioni, trasparenza e rispetto della legalità”. Lo dichiara il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, in merito all’operazione condotta dalle forze dell’ordine.
“Ho già chiesto che venga fatta piena luce non soltanto sulle singole condotte contestate, ma anche sull’efficacia dei sistemi di vigilanza e controllo interni, affinché eventuali criticità vengano immediatamente corrette. La legalità, la trasparenza e il rispetto delle regole costituiscono principi irrinunciabili nell’azione del Comune e delle sue partecipate. Rivolgo il mio ringraziamento alla magistratura, agli investigatori e alle forze dell’ordine per il lavoro svolto. La tutela dell’interesse pubblico passa anche dalla capacità delle istituzioni di intervenire con tempestività e determinazione ogni volta che emergono comportamenti incompatibili con il corretto funzionamento della pubblica amministrazione e delle aziende partecipate”. aggiunge Lagalla.





