Doveva essere una riunione tecnica per discutere dell’ennesima variazione di bilancio di questo 2026. Questa volta mirata a dare esecutività al bilancio di previsione votato in extremis. E invece, il vertice di maggioranza tenutosi ieri pomeriggio fra i big del centrodestra sarebbe diventato occasione di confronto politico. Ufficialmente, alcuni dei presenti parlano di un “momento di ritrovata unità e coesione“. Altri invece, fotografano nella riunione di ieri un frangente nel quale alcuni attori presenti al tavolo si sarebbero tolti qualche sassolino dalla scarpa. Voci contrastanti, figlie di un quadro che restituisce diverse spaccature nella coalizione di Governo, sia all’Ars che nel capoluogo siciliano.
Finito il clamore mediatico per il matrimonio di Dua Lipa, ciò che resta nell’agenda politica palermitana è infatti la ricerca di una sintesi. Un punto di caduta difficile da trovare. Da un lato per la “sanguinosa” marcia di avvicinamento del centrodestra al turno di elezioni amministrative di fine maggio. Dall’altro per le fratture che regnano ormai da tempo nelle due grandi compagini di Governo, ovvero Forza Italia e Fratelli d’Italia.
I problemi in Consiglio Comunale
Ieri, al vertice di maggioranza c’erano tutti. O quasi. Capigruppo, presidenti di commissione ed assessori. Pochi gli assenti. Fra questi gli ex della Democrazia Cristiana rimasti in maggioranza. I due esponenti di Forza Palermo, ovvero Natale Puma e Salvatore Di Maggio. Nonché i rappresentanti di Generazione Palermo Viviana Raja e Domenico Bonanno. Quest’ultimo però parrebbe non aver presenziato per giustificati motivi personali. All’appello per la Giunta mancavano invece l’assessore alle Politiche Sociali Mimma Calabrò e l’assessore all’Edilizia Scolastica Aristide Tamajo.
Un corpus politico che restituisce numeri importanti ma spesso non tradotti in risultati concreti in Consiglio Comunale. In aula è mancato spesso il numero legale. E, quando c’era, i conflitti hanno portato spesso a sedute improduttive. Solo sulle grandi questioni, bilancio di previsione in primis, il centrodestra è riuscito a trovare una parvenza di accordo. Un’intesa fragile, naufragata ultimamente sulla delibera relativa al regolamento per il Benessere Animale.
L’ultimo di una serie di atti in cui è facile collocare ad esempio il contratto di servizio di Amat o il regolamento rifiuti. Documenti che attendono ormai da anni di vedere la luce. I due grandi partiti della coalizione, Forza Italia e Fratelli d’Italia, appaiono spaccati in diverse correnti. Discrepanze che sarebbero venute fuori anche ieri, durante un dibattito acceso relativo al piano potature e diserbi. Una di quelle questioni territoriali che interessano molto ai coinquilini di Palazzo delle Aquile e anche a quelli che vorrebbero diventarlo, consiglieri e presidenti di Circoscrizione in primis.
Il nodo irrisolto in FdI della scelta del nuovo vicesindaco
Fratture che vedono in Giunta una ferita non ancora sanata. Dal 22 aprile infatti, in casa Fratelli d’Italia tiene banco la questione relativa all’assegnazione del ruolo di vicesindaco. Scranno rimasto ufficialmente vuoto un mese dopo, ovvero il 22 maggio, con le dimissioni ufficiali di Giampiero Cannella. Volato a Roma per ricoprire il ruolo di sottosegretario alla Cultura. Un addio ritardato fino alla fine per permettere che la riflessione interna alle correnti del partito potessere giungere a conclusione. Ma nonostante ciò, il nome non è stato partorito. Almeno fino ad oggi.
In realtà, la linea romana penderebbe già da tempo in favore dell’assessore al Bilancio Brigida Alaimo. Prima dei non eletti all’Ars a Palermo e donna di fiducia della parlamentare Carolina Varchi. Ma sulla nomina resta il “no” del capogruppo meloniano a Sala Martorana, ovvero l’eurodeputato Giuseppe Milazzo. Quest’ultimo preferirebbe l’assessore al Personale Dario Falzone, il quale ha già ricoperto il ruolo durante l’era da sindaco di Diegio Cammarata. Un derby tutto interno a FdI rimasto irrisolto, con buona pace del sindaco Roberto Lagalla e del resto della maggioranza.
Fratture anche in Forza Italia
E neanche in casa Forza Italia le cose sembrano andare meglio. Durante il vertice di ieri infatti, un noto esponente azzurro avrebbe attaccato esponenti di maggioranza troppo intenti ad indulgere in critiche nei confronti di assessori forzisti. Una posizione che però non sarebbe stata sostenuta, almeno non in maniera veemente, da un collega di partito. C’è chi giurerebbe che dietro queste parole ci sia un riferimento alla capogruppo della Lega Sabrina Figuccia, spesso critica nei confronti dell’assessore all’Ambiente Pietro Alongi. Ma una controprova ufficiale non c’è e quindi tutto si archivia a rumors di Radio Palazzo.
In ogni caso, per Roberto Lagalla la controprova resterà sempre il campo, ovvero l’aula consiliare. Consiglio Comunale nel quale si apprestano ad arrivare delibere importanti: dal rendiconto 2025 alla nuova convenzione per lo stadio Renzo Barbera, passando per il piano triennale delle opere pubbliche. Il tutto all’ombra dell’altra grande partita di questo 2026, ovvero il rinnovo dei CdA delle società Partecipate.
L’affondo di Noi Moderati
Vertice di maggioranza al quale non è stato invitato il gruppo cittadino di Noi Moderati. Sono Michele Nasca e Michele D’Amico, rispettivamente coordinatore provinciale e cittadino della compagine centrista, a commentare tale scelta. “Il sindaco Lagalla convoca un vertice di centrodestra immaginando che lasciare fuori Noi Moderati – come ha già fatto nella composizione della sua amministrazione – basti a risolvere i problemi della coalizione. È l’atteggiamento dello struzzo: nascondere la testa sotto la sabbia per non vedere ciò che non si vuole vedere. Sia chiaro: il sindaco può ben convocare un vertice della sua maggioranza, della quale non facciamo parte. Ma non può convocare un vertice di centrodestra, perché a un tavolo costruito senza di noi non riconosciamo alcuna titolarità a rappresentare l’intera coalizione. Il centrodestra è un’altra cosa, e non coincide con chi oggi siede a Palazzo delle Aquile“.
“Chiediamo perciò ai responsabili provinciali dei partiti del centrodestra a Palermo di prendere le distanze da un atteggiamento che non potrà che portare a ulteriori divisioni. Continuare per esclusioni, anziché cercare una sintesi, significa indebolire la coalizione proprio quando gli elettori hanno chiesto l’esatto contrario. Noi Moderati c’è, e intende pesare con la propria autonomia e il proprio ruolo. Ma a queste condizioni, e non per cooptazione“.




