Il comparto agricolo resta sotto i riflettori. Dopo l’iniziativa lanciata qualche giorno fa da Coldiretti e condivisa all’unanimità dai capigruppo all’Ars, scorrendo tra le pagine del Documento di economia e finanza regionale 2027-2029, approvato la scorsa settimana, nel corso dell’ultima riunione di giunta, è evidente come il settore si confermi una delle colonne portanti dell’Isola. Molto presto l’iniziativa, dalla portata triennale, potrebbe sbarcare a Sala d’Ercole con l’obiettivo di tamponare la dura crisi in atto nella filiera del grano duro, con la possibilità di poter attingere dai fondi globali. Ma non solo. All’interno del Defr, dove il quadro degli interventi è più ampio, è possibile immaginare i prossimi passi in cantiere. Dalla linfa della Pac alle preoccupazioni derivanti dai cambiamenti climatici, cerchiamo di capire come la Regione intende intervenire e investire nel prossimo biennio ormai alle porte.
L’agricoltura e l’importante contributo per il Pil
Il settore agricolo è un tassello fondamentale nel mosaico del tessuto economico regionale, rappresentando il 4,5% del Pil, a cui si aggiunge un ulteriore 1,4% generato dalle filiere di trasformazione. Nel 2025 si contano circa 115mila occupati, il 5,5% in più rispetto al 2024, dei quali 89mila con rapporto di lavoro dipendente.
In termini di valore aggiunto il comparto agricolo siciliano nel 2024 ha generato valore aggiunto per 4,282 miliardi di euro. Il valore complessivo delle esportazioni delle produzioni primarie è stato nel 2025 di 744,8 milioni di euro, in crescita del 15,03% rispetto al 2024, per il 90,5% dirette verso altri paesi dell’Unione europea, quello di prodotti agroalimentari e agroindustriali di 1,1 milioni di euro, con un incremento del 7,50% in rapporto al 2024, di cui il 57,05% dirette verso il mercato interno Ue. In netta crescita è la diversificazione e la multifunzionalità dell’impresa agricola, con una crescente incidenza di attività di agriturismo, prima trasformazione aziendale e produzione di energia da fonti rinnovabili.
Tra i dati più importanti da citare quello relativo ai regimi di qualità. La Sicilia è la Regione con la più alta superficie a conduzione biologica, con oltre 400mila ettari e il riconoscimento di quasi 70 fra denominazioni d’origine (Dop, Docg, Doc) e indicazioni geografiche (Igp e Igt) e 293 prodotti agroalimentari tradizionali (Pat).
Il futuro passa dalla Pac
Pilastro per la programmazione futura per il settore agricolo siciliano sono le misure dettate dalla Politica agricola comune. Il ciclo 2014-2022 si è chiuso con con una spesa certificata superiore per 5 milioni di euro, garantendo il pieno impiego delle dotazioni finanziarie senza perdita di risorse. L’implementazione sarà la priorità del piano 2023-2027, assicurando il rispetto dei relativi cronoprogrammi e l’adozione di ogni utile intervento finalizzato all’accelerazione dei pagamenti, alla semplificazione burocratica e procedimentale. Tra i bandi più attesi e già aperti nella prima parte del 2026 quelli relativi agli investimenti: SRD01, SRD13 e PIF.
La scelta dell’ultimo anno è stata così quella di favorire la crescita dimensionale, l’aggregazione e la professionalizzazione del sistema delle imprese agricole, incrementandone la capacità competitiva in un contesto di mercato in rapida evoluzione, rispetto al recente passato con misure di misure di compensazione e orientamento legate all’entità delle superfici e dei capi d’interesse zootecnico. Una scelta in line con l’obiettivo di far operare il contributo pubblico agli investimenti quale catalizzatore e moltiplicatore degli investimenti privati, con particolare attenzione al tema del ricambio generazionale, della valorizzazione e qualificazione del capitale umano e dell’ammodernamento tecnologico.
I prossimi step? L’accrescimento dei livelli di sostenibilità ambientale, il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione e assorbimento dei gas climalteranti, di tutela del territorio dai rischi di desertificazione e di conservazione della biodiversità.
Le criticità tra dazi e ciclone Harry
Un terreno florido quello dell’agricoltura siciliana, ma costretto a fare i conti anche con criticità non indifferenti. Si parte da quelle storiche, come l’eccessiva frammentazione fondiaria, circa il 53% delle aziende hanno un’estensione inferiore ai 2 ettari o i netti squilibri territoriali fra aree caratterizzate dall’agricoltura specializzata e ad alta intensità di investimenti e manodopera e aree con una realtà agricola prevalentemente più povera.
Ma non solo. Riflettori puntati anche sulle avversità che caratterizzano l’attualità, come i dazi o i cambiamenti climatici. Tra i punti attenzionati all’interno del Defr, infatti, ci sono le attività di promozione delle produzioni agricole e agroalimentari sui mercati interni e internazionali. Strategie che dovranno essere in continuità con quella già adottate, ma che dovranno anche tenere conto degli effetti prodotti dall’elevazione delle barriere tariffarie volute dagli Stati Uniti di Donald Trump. In tal senso, l’azione di promozione esterna mirerà sia al consolidamento sui tradizionali mercati europeo e nordamericano, sia all’apertura di nuovi canali di esportazione verso mercati emergenti, come il subcontinente indiano o l’America meridionale.
Per quanto riguarda invece i cambiamenti climatici, oltre alle azioni mirate ad assicurare la continuità delle dotazioni idriche, continuerà a essere dedicata una speciale attenzione alle attività di vigilanza e di sostegno alle attività di ricerca e innovazione per la diffusione di una crescente resilienza. Tra gli obiettivi quello di implementare le misure Akis (Agricultural knowledge and innovation systems) che caratterizzano il ciclo di programmazione Pac 2023-2027.
L’agricoltura siciliana, però, nelle prime settimane del 2026 ha dovuto anche fronteggiare i danni causati dal ciclone Harry, riconosciuto calamità nazionale, per garantire una rapida e trasparente erogazione dei ristori spettanti alle aziende agricole danneggiate. Il Documento sottolinea così come una “significativa novità, in riferimento alla tutela dell’attività delle aziende agricole e zootecniche in relazione al rischio legato a eventi meteorologici avversi anche estremi, costantemente accresciuto a seguito dei cambiamenti climatici, è rappresentata dalla misura prevista nella legge di stabilità 2026, destinata ad agevolare l’adesione a meccanismi di mutualizzazione del rischio in agricoltura. Tale misura, in fase di implementazione, dispone di una dotazione di risorse per 12 milioni di euro e consentirà di accrescere significativamente il livello di copertura assicurativa sui danni alla produzione lorda vendibile, con positive conseguenze sia per il reddito delle imprese che, indirettamente, per la stessa finanza regionale, riducendosi le esigenze di interventi compensativi straordinari“.




