“Catania una città sicura? Siamo venuti perché qui si spara anche in mezzo alla folla, il rischio di una recrudescenza della violenza è evidente, assistiamo, qui, come in altre città, a un’escalation da parte di chi aspira a far parte delle famiglie mafiose. Quel che è certo è che Catania resta una delle principali città col più grande traffico di droga. Solo qui ci sono 42 piazze di spaccio. La polizia ci ha riferito che solo nei primi 6 mesi di quest’anno sono stati sequestrati 160 kg di cocaina – soltanto dalla polizia – a fronte dello stesso quantitativo che era stato sequestrato nel corso dell’intero anno scorso, e Guardia di finanza e Carabinieri ci dicono lo stesso. In questo momento per ogni chilo di sequestro probabilmente ci sono centinaia di chili somministrati e diffusi in città, con tutto quello che ciò comporta, specialmente con il crack, che ha effetti devastanti. Il dato certo è che Catania è il centro di smistamento di droga per tutta la Sicilia orientale e il controllo è in mano alle famiglie mafiose, con un carattere di continuità che si tramanda di generazione in generazione”. Così il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, dopo l’incontro in prefettura con i vertici dell’ordine pubblico sulla recrudescenza della criminalità nel capoluogo etneo.
Diversi i temi affrontati dalla commissione, dall’“Approvvigionamento di armi pericoloso e in aumento, soprattutto perché sono armi da guerra” al problema delle carceri: “Le carceri sono una groviera – ha aggiunto Cracolici – è insopportabile che da lì si possa esercitare il comando verso chi è fuori, con il telefonino che è diventato quasi obbligatorio, un po’ come la forchetta e il coltello per mangiare. Le carceri devono essere luoghi di sicurezza e dare condizioni dignitose per i detenuti”.
“Quello della giustizia è un tema che porremo al ministero – ha poi detto il presidente Cracolici – Perché c’è un problema di funzionalità anche con le riforme che si sono annunciate, tra cui quella del gip collettivo che dovrà giudicare gli atti dei procuratori della Repubblica. Una cosa deve essere chiara: va garantita la certezza della pena perché questo è un tema che riguarda tutta la società”.
“Rassicura sapere che non si naviga a vista – ha concluso il presidente – grazie alle intercettazioni e alla videosorveglianza gli inquirenti ci confermano di avere contezza di ciò che si muove nel territorio, ma bisogna alzare il contrasto sia sul fronte preventivo che repressivo. La commissione è impegnata nel fare fronte comune per aiutare la scuola e i Comuni a fare argine al degrado sociale, ma tutto questo deve andare di pari passo con l’azione repressiva”.



