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Le operazioni

Blitz antimafia a Catania: 22 arresti nel clan Cappello-Bonaccorsi

mercoledì 15 Luglio 2026

La Polizia di Catania, su ordine della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia), ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 22 persone. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere armata finalizzata al traffico di stupefacenti, acquisto, detenzione e cessione di stupefacenti, detenzione e porto in luogo pubblico di armi comuni da sparo, lesioni personali e minacce, con l’aggravante del metodo mafioso.

L’organizzazione criminale è composta prevalentemente da “giovani leve” a cui è contestato l’utilizzo del metodo mafioso e l’aver agevolato il clan “Cappello-Bonaccorsi”, con base operativa al Villaggio Sant’Agata. Nel corso delle indagini, oltre alla leadership di uno degli indagati e alla struttura gerarchizzata dell’organizzazione, è emerso il suo coinvolgimento in un’attività di vendita di stupefacenti con piazze di spaccio attive al Villaggio Sant’Agata, a Librino e a San Cristoforo.

L’inchiesta è partita nel 2022 a seguito di una rissa. Nel tempo, a partire dal 14 giugno 2023, si sono registrate una serie di sparatorie al Villaggio Sant’Agata e a Librino, ritenute dagli inquirenti collegate a quella lite violenta. Gli investigatori hanno così scoperto una vera e propria faida interna tra due opposte fazioni della stessa banda.

In questo scenario, caratterizzato da un impressionante uso di armi, si colloca anche una sparatoria avvenuta nel giugno 2023, causata da un debito di droga non pagato di appena 500 euro. Una delle fazioni sarebbe intervenuta a favore del debitore, impedendo di fatto il recupero del credito e scatenando la violenta controffensiva armata dell’altra parte del clan.

Dalle indagini è emerso che l’organizzazione non si limitava al tradizionale smercio di stupefacenti all’interno di abitazioni nei quartieri di Librino e del Villaggio Sant’Agata. La banda gestiva infatti un canale particolarmente remunerativo: l’introduzione nelle carceri dell’Isola di cocaina, telefoni cellulari e schede SIM, sfruttando il contributo determinante di professionisti ed esperti nel manovrare droni.

In questo contesto è emersa la figura di un avvocato catanese, finito tra gli arrestati, accusato di aver fatto entrare dello stupefacente nel carcere di Agrigento (dove era detenuto uno dei capi della banda) per destinarlo alla vendita all’interno delle celle. Gli inquirenti hanno inoltre scoperto il tentativo di utilizzare un dirigente medico in servizio presso la casa circondariale di Noto (Siracusa), incaricato di introdurre droga e SIM nel penitenziario.

I detenuti affiliati alla banda intercettavano la clientela direttamente all’interno degli istituti di pena: per l’acquisto di cocaina e crack venivano imposti prezzi esorbitanti, fino a 15 volte superiori rispetto ai normali costi di mercato.

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