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L’intervista

Artigianato siciliano, imprese in trincea. Abbate: “Risorse e giovani, così riparte il settore”

venerdì 21 Agosto 2026

Famoso nel mondo, fragile in casa propria. È il doppio volto dell’artigianato siciliano, un patrimonio che racconta l’Isola nelle ceramiche di Caltagirone e Santo Stefano di Camastra, nei colori dei carretti siciliani, nei pupi e nelle coffe, negli antichi ricami dello sfilato siciliano e nei sapori del cioccolato di Modica, fino alle lavorazioni del corallo tra Trapani e Sciacca e della pietra lavica dell’Etna.

Dietro queste produzioni ci sono mestieri, saperi e competenze tramandati nel tempo, ma soprattutto imprese e lavoratori che hanno trasformato quella tradizione in economia e occupazione, portando il Made in Sicily ben oltre i confini dell’Isola. Eppure è proprio dentro quei confini che il settore mostra oggi le sue maggiori difficoltà, stretto tra costi elevati, credito difficile, carenza di personale specializzato e un ricambio generazionale che fatica a prendere forma. Criticità messe in luce, nell’intervista rilasciata a questo giornale, dal presidente della Prima Commissione Affari istituzionali dell’Ars, Ignazio Abbate. Secondo il deputato regionale della Dc, l’artigianato siciliano è un settore che “resiste”, pur attraversando una fase particolarmente complessa. A pesare sulle imprese sono soprattutto “le enormi difficoltà nell’accesso al credito”, insieme agli ostacoli “nell’ottenere anticipazioni di liquidità da parte degli istituti bancari”.

A  complicare ulteriormente il quadro è stata anche “la fine dei bonus edilizi e, più in generale, degli incentivi” che negli anni avevano contribuito a sostenere la domanda nel settore. Tuttavia, i numeri mostrano una certa capacità di tenuta del comparto. In Sicilia si contano 69.814 imprese artigiane e, accanto alle realtà metropolitane di Palermo e Catania – che possono contare su dimensioni demografiche ed economiche maggiori -, Abbate indica Ragusa tra le “locomotive produttive” dell’Isola, con 5.917 imprese e un saldo positivo di 45 attività. A questi dati positivi fanno però da contraltare alcune questioni ancora in sospeso. Tra queste, i 5 milioni di euro destinati al fondo ex Crias, oggi Irca, fermi da oltre sette mesi, e lo stallo di “Più Artigianato”, le cui domande risultano attualmente sospese. Su entrambi i fronti Abbate chiede un’accelerazione, assicurando il proprio impegno per rimpinguare il fondo Più Artigianato” e far ripartire le erogazioni dell’Irca.

Presidente, lei si è occupato in diverse occasioni del mondo dell’artigianato e dei suoi lavoratori. Come valuta oggi la situazione del settore in Sicilia e quali sono le principali criticità?

L’artigianato siciliano è un settore che resiste, nonostante si trovi ad affrontare una fase particolarmente difficile. Parliamo di migliaia di piccole imprese che rappresentano una componente fondamentale della nostra economia e che oggi devono fare i conti, innanzitutto, con un costo del lavoro troppo elevato e con una crescente difficoltà nel reperire personale qualificato e specializzato. A questo si aggiungono le carenze infrastrutturali della Sicilia e un problema sempre più serio di liquidità. Gli artigiani devono acquistare legname, ferro e tutte le altre materie prime necessarie alla produzione, sostenendo costi considerevoli, mentre incontrano enormi difficoltà nell’accesso al credito e nell’ottenere anticipazioni di liquidità da parte degli istituti bancari e degli enti preposti. Un altro elemento che ha inciso pesantemente è la fine dei bonus edilizi e, più in generale, degli incentivi che negli anni scorsi avevano alimentato una forte domanda in numerosi comparti. Siamo passati da un periodo di grande espansione a una fase di forte rallentamento. Proprio per questo ritengo necessario intervenire con politiche regionali mirate, che consentano alle imprese non soltanto di resistere, ma di tornare a programmare, investire e assumere”.

Lo scorso mese è stato audito in Commissione Bilancio sul tema dell’artigianato. Quali questioni sono state affrontate e quali passi avanti sono stati fatti?

L’audizione è stata importante perché ha consentito di portare direttamente in Commissione Bilancio le difficoltà che il mondo dell’artigianato siciliano affronta ogni giorno. Abbiamo discusso dell’accesso al credito, diventato particolarmente complicato per le imprese più piccole anche a causa di normative sempre più stringenti, del costo del lavoro e degli oneri contributivi, dell’aumento del costo dei carburanti, delle carenze infrastrutturali e della mancanza, soprattutto nei piccoli Comuni, di aree adeguatamente attrezzate per gli insediamenti artigianali. La CNA ha posto inoltre questioni molto concrete: dalla necessità di incentivare nuovi insediamenti nei centri storici, contribuendo così anche alla loro rigenerazione e alla lotta contro lo spopolamento, all’aggiornamento del prezzario edile regionale, fino al rafforzamento degli strumenti per il credito di esercizio e all’alleggerimento degli oneri burocratici. Da parte mia ho indicato alcune priorità precise: aumentare le risorse destinate ai prestiti di conduzione per consentire alle imprese di acquistare le scorte, sbloccare le somme relative alle pratiche diPiù Artigianato” ancora non liquidate e prevedere risorse per interventi di manutenzione straordinaria su strade, edifici, parchi, monumenti e patrimonio degli enti locali e di culto. Interventi che avrebbero una doppia utilità: migliorare le nostre infrastrutture e, contemporaneamente, creare immediatamente lavoro per la rete delle imprese artigiane siciliane. Se però mi si chiede quali passi avanti concreti siano stati fatti dopo quell’audizione, devo dire che, ad oggi, non ne vedo. La variazione di bilancio proposta dal Governo non incide in maniera significativa sul mondo dell’artigianato e non dà ancora le risposte che avevamo auspicato. Resta l’impegno assunto dal sottoscritto e dal presidente della Commissione Bilancio, onorevole Dario Daidone, affinché durante l’esame delle variazioni di bilancio si possa approfondire ulteriormente il tema e individuare risorse da destinare alle misure richieste dalle organizzazioni di categoria. L’audizione è stata utile per mettere nero su bianco problemi e possibili soluzioni; adesso, però, servono le risorse per trasformare quelle proposte in fatti”.

Parliamo di “Più Artigianato”, che ruolo ha questa misura nel sostegno alle imprese artigiane, quali risultati sta producendo e cosa comporta l’attuale sospensione della piattaforma? Quali saranno i prossimi passi?

“La misura Più Artigianato ha dimostrato in questi anni di essere un pilastro fondamentale per il nostro tessuto produttivo, iniettando milioni di euro di liquidità diretta e agevolando l’accesso al credito in un momento di forte complessità. I risultati si sono visti chiaramente con l’aumento delle imprese artigiane attive.

È evidente che però la sospensione della presentazione delle domande per esaurimento dei fondi, che è seguita allo stallo registrato dal mese di giugno nella concessione e nell’erogazione dei contributi, ha creato forte disorientamento tra gli imprenditori pronti a investire. Già nella prossima manovra finanziaria, mi farò promotore in prima persona di una norma per rimpinguare il Fondo Più Artigianato e solleciterò l’Irca a riprendere immediatamente le erogazioni. In questa congiuntura di costi aziendali alle stelle, dare ossigeno e certezze a chi fa impresa in Sicilia deve essere la nostra priorità assoluta. I 5 milioni destinati al fondo ex Crias oggi Irca contribuiranno a ridurre i tempi di attesa delle imprese nel ricevere i finanziamenti”.

I dati aggiornati al 30 giugno 2026 dal report Movimprese di Unioncamere e InfoCamere relativo al secondo trimestre dell’anno mostrano una crescita diversa tra le province siciliane, con Palermo e Catania in testa e alcune province in calo. Come si spiegano queste differenze?

“Bisogna leggere questi numeri tenendo conto delle profonde differenze esistenti tra i territori siciliani. Palermo e Catania sono le due principali aree metropolitane dell’Isola e dispongono naturalmente di una massa critica, in termini di popolazione, imprese e mercato, molto superiore rispetto alle altre province. Il dato assoluto, quindi, racconta soltanto una parte della realtà. Secondo l’ultima rilevazione Movimprese di Unioncamere e InfoCamere, in Sicilia risultano 69.814 imprese artigiane, con un saldo positivo di 211 imprese tra iscrizioni e cancellazioni rispetto alla precedente rilevazione. È un dato importante perché dimostra come, nonostante le difficoltà che il comparto sta attraversando, il sistema artigiano siciliano continui a mostrare capacità di tenuta e segnali di vitalità. In questo quadro Ragusa conta 5.917 imprese artigiane e registra un saldo positivo di 45 imprese, pari a una crescita dello 0,77%. Un risultato particolarmente significativo se rapportato alle dimensioni demografiche ed economiche della provincia e che conferma ancora una volta la forte vocazione imprenditoriale del nostro territorio. Ragusa non può naturalmente essere confrontata con Palermo e Catania soltanto in termini di numeri assoluti. Il nostro territorio presenta una densità produttiva e una specializzazione molto forti, con un tessuto composto da piccole e medie imprese, professionalità, mestieri e competenze che rappresentano una ricchezza per l’intera economia regionale. Questi numeri confermano il ruolo di Ragusa come una delle locomotive produttive della Sicilia. Le differenze tra le province dipendono da numerosi fattori: infrastrutture, accesso al credito, caratteristiche dei mercati locali, presenza di filiere produttive consolidate, capacità di attrarre investimenti e disponibilità di manodopera specializzata. Il compito della Regione deve essere quello di sostenere questa vitalità imprenditoriale e, contemporaneamente, intervenire sulle condizioni che ancora frenano lo sviluppo, affinché questi segnali positivi possano trasformarsi in crescita strutturale e nuova occupazione”.

Che impatto avranno i 5 milioni di euro destinati al fondo Crias e quali altri interventi sono previsti per facilitare l’accesso al credito degli artigiani?

“Parliamo di 5 milioni di euro che possono avere un impatto molto importante e che, proprio per questo, auspico possano essere sbloccati nel più breve tempo possibile. Sono risorse approvate da oltre sette mesi e che ancora non sono arrivate concretamente alle imprese anche a causa delle procedure connesse alla fusione tra Crias e Ircac. Con lo sblocco di queste somme potrebbero scorrere le graduatorie e trovare risposta, secondo le nostre stime, circa 250-300 imprese che attendono risorse fondamentali soprattutto per l’acquisto delle scorte. Per una piccola impresa avere liquidità per comprare materie prime e sostenere i costi della produzione non è un aspetto secondario perché significa poter continuare a lavorare. Voglio ricordare, inoltre, che si tratta di un provvedimento fortemente voluto dalla Democrazia Cristiana e del quale sono stato primo firmatario. Il mio impegno adesso è duplice: da un lato fare in modo che le somme già stanziate vengano finalmente utilizzate, dall’altro lavorare in sede di variazione di bilancio per reperire ulteriori risorse e rifinanziare la misura. Il credito rimane uno dei principali problemi dell’artigianato siciliano. Se vogliamo sostenere realmente queste imprese dobbiamo costruire strumenti più semplici, veloci e accessibili, riducendo quella distanza che oggi troppo spesso separa il piccolo imprenditore dal sistema bancario e finanziario”.

Cosa può fare la Regione per favorire nuovi insediamenti artigianali e sostenere i giovani che vogliono entrare nel settore?

La Regione può fare moltissimo. È una questione di scelte e di priorità. La prima sfida è tornare a rendere attrattivo l’artigianato per i nostri giovani. Abbiamo mestieri nei quali è sempre più difficile trovare personale specializzato e, contemporaneamente, tanti ragazzi che cercano un percorso professionale stabile. Dobbiamo riuscire a mettere insieme queste due esigenze. Bisogna partire dal potenziamento della formazione professionale, creando percorsi realmente collegati alle necessità delle imprese e favorendo la specializzazione. Penso ai falegnami, agli elettrauto, ai pasticceri, alla lavorazione del ferro, al restauro e a tutte quelle professioni artigiane nelle quali la Sicilia possiede competenze e tradizioni straordinarie che rischiamo di perdere senza un adeguato ricambio generazionale. Ma alla formazione dobbiamo affiancare strumenti economici concreti. Una proposta sulla quale credo si possa lavorare è un protocollo d’intesa tra la Regione Siciliana e l’Irca per costruire una misura specificamente dedicata ai nuovi insediamenti artigianali, con una particolare attenzione ai giovani e a chi decide di avviare per la prima volta un’attività. Immagino uno strumento che possa mettere insieme finanziamenti agevolati o a tasso zero, garanzie regionali e contributi per sostenere le spese iniziali necessarie all’apertura di un laboratorio o di un’attività artigianale. Potremmo prevedere condizioni ancora più favorevoli per chi decide di insediarsi nei centri storici o nei piccoli Comuni, trasformando così una politica per l’artigianato anche in uno strumento concreto contro lo spopolamento e per la rigenerazione dei nostri territori. Dobbiamo inoltre sostenere l’apprendistato, incentivare le imprese che assumono giovani e lavorare per un abbattimento del costo del lavoro nei primi tre anni sia per le nuove assunzioni sia per la trasformazione dei rapporti a tempo determinato in occupazione stabile. Un altro obiettivo deve essere quello di aiutare le piccole imprese artigiane ad aggregarsi, anche attraverso cooperative e reti d’impresa, per essere più competitive sui mercati nazionali e internazionali. La Regione può accompagnarle sostenendo anche la partecipazione alle principali manifestazioni ed eventi di settore in Italia e nelle capitali europee, facendo conoscere e promuovendo le nostre produzioni. La Sicilia può crescere realmente se sceglie di investire sulle proprie eccellenze. Agricoltura e artigianato sono due pilastri della nostra identità produttiva. Investire sui giovani che scelgono questi settori significa creare impresa, occupazione stabile e sviluppo nei territori”.

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