Altro giro, altra corsa. L’Ars entra nel vivo delle riforme, fino ad oggi vero e proprio tallone d’Achille dell’attività parlamentare nel corso di questa legislatura. Archiviato con fatica il ddl Enti locali (CLICCA QUI), proviene dalla stesura del disegno di legge 738, riguardante norme ordinamentali della Finanziaria 2025, è adesso arrivata l’ora del disegno di legge sul riordino della dirigenze regionale.
Il tema è delicato e scottante. Il quesito che predomina è uno: fascia unica si o no? Un tiro alla fune già andato in scena in I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, relatore del testo, e che sarebbe pronto a riproporsi anche tra i banchi di Sala d’Ercole. Audizioni, confronti e dibattiti conclusi lo scorso settembre con il disco verde incassato in II Commissione Bilancio, guidata da Dario Daidone (CLICCA QUI). Un ulteriore passaggio è avvenuto nei giorni scorsi con il via libera ad un emendamento a firma del deputato della DC, che prevede un tetto sul trattamento economico annuo, che non potrà essere superiore a quanto già previsto per legge. Adesso la lunga attesa sembra finalmente terminata. Le dinamiche d’aula, però, hanno dimostrato che è meglio non abbassare la guardia: dietro l’angolo c’è sempre un franco tiratore pronto a colpire. Il film si ripeterà ancora?
La situazione in Sicilia
La riforma, che interviene ad oltre 25 anni dall’ultima legge regionale del 2000, è finalizzata ad allineare l’ordinamento della dirigenza a quello di tutti gli enti del comparto funzioni locali e, al contempo, a eliminare le criticità determinate dal mantenimento della cosiddetta terza fascia dirigenziale, sconosciuta nel panorama nazionale e la cui durata era stata concepita come transitoria.
Al 31 dicembre 2024 risultavano in servizio solo 3 dirigenti di seconda fascia, 611 dirigenti di terza fascia e nessun dirigente di prima fascia. Dati leggermente mutati nelle scorse settimane: i dirigenti in seconda fascia sono adesso 2, con il “salto” di Alberto Pulizzi, al Dipartimento dello Sviluppo rurale, alla prima fascia. Nel triennio 2025-2027, inoltre, sono previste 193 cessazioni dal servizio, di cui un dirigente in seconda fascia. Numeri quindi al di sotto del fabbisogno reale, considerando che, secondo le stime servirebbero, circa 750 dirigenti. Il reclutamento di nuove risorse umane si rivela così elemento essenziale della proposta di legge.
Il riordino della dirigenza regionale è diventato anche uno dei pilastri Defr, il Documento di economia e finanza regionale per gli anni 2026-2028. L’area istituzionale è il primo punto analizzato nel contesto delle politiche della Regione. Rinfrescare e rivitalizzare la macchina amministrativa diventa così essenziale per la riuscita e il compimento del programma prefissato per il triennio e stilato punto per punto. Nel testo, infatti, viene evidenziata una struttura organizzativa regionale che “opera da tempo in condizioni non adeguate alla sempre più accentuata complessità delle molteplici competenze dei diversi rami dell’amministrazione cui, da ultimo – si legge tra le righe – si è aggiunta la sfida della impiego efficace delle risorse del Pnrr. L’utilizzo, nel passato, di percorsi non selettivi di reclutamento del personale, legati più a logiche assistenzialistiche che alla puntuale analisi dei fabbisogni; il ricorso nel quinquennio 2016/2020 a forme di prepensionamento come misura per la riduzione degli organici e dei costi per il personale; il sostanziale blocco delle assunzioni fino al 2019 e la riduzione del turn over a percentuali minime per l’Accordo con lo Stato del 2021 hanno pesantemente inciso sull’operatività dell’amministrazione regionale. In tale contesto, assume una importanza fondamentale, per il rilancio dell’azione amministrativa e per il rafforzamento amministrativo, la revisione delle regole sul turn over contenuta nell’Accordo con lo Stato del 16 ottobre 2023, che consente di recuperare in parte i tagli delle facoltà assunzionali del passato e assicura, a regime, il turn over al 100 per cento del personale cessato“.
Le novità nel ddl
Il disegno di legge è finalizzato a riformare l’ordinamento della dirigenza della amministrazione regionale adeguando la normativa ai principi oggi condivisi dalla maggior parte degli ordinamenti regionali e nazionali, volti a rendere la pubblica amministrazione più efficiente e dotata di adeguate professionalità. La I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, ha avviato i lavori sul testo base governativo, procedendo all’abbinamento di altri 4 disegni di legge. Poi le audizioni con sindacati e dirigenti regionali, che hanno contribuito alla formulazione di alcuni emendamenti introdotti nel testo, e il parere della II Commissione Bilancio, guidata da Dario Daidone, che ha confermato la clausola di invarianza finanziaria.
Vero fulcro del testo è la fascia unica, nodo che ha tenuto banco fino alla fine e che ha infuocato per mesi i banchi delle audizioni in I Commissione. A passare è stata la proposta avanzata dal governo regionale, in linea con le indicazioni di Roma, e in controtendenza con quella dei dirigenti uscenti e dei sindacati, che avevano spinto per la fascia doppia.
La seconda novità riguarda le modalità di svolgimento delle selezioni per l’ammissione al corso-concorso e la revisione dei criteri di accesso per i neolaureati o gli esterni ai dipendenti regionali. Non bisognerà avere solo la laurea, ma anche una specializzazione in più, un master di II livello, un dottorato o un diploma di specializzazione in materie legate allo studio e al funzionamento della pubblica amministrazione. Per accedere al corso-concorso gli esterni dovranno essere dunque più qualificati. Gli interni, invece, dovranno avere bisogno di almeno cinque anni di esperienza.
Una percentuale non inferiore al 50% dei posti saranno destinati all’accesso dall’esterno, sui posti residui disponibili è riservata una quota non superiore al 30% al personale dell’Amministrazione regionale. Un’ulteriore quota non superiore al 15% è riservata al personale che abbia ricoperto o ricopra un incarico dirigenziale, come specificato per legge.
La dotazione organica della dirigenza sarà definita dopo il confronto con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, con parere della Commissione legislativa dell’Ars competente, sulla base della programmazione dei fabbisogni del personale secondo il “Piano integrato di attività e di organizzazione” vigente.
Gli incarichi di direzione degli uffici dell’Amministrazione saranno a tempo determinato. Quelli relativi ai dirigenti generali di strutture di “massima dimensione” saranno conferiti con decreto del presidente della Regione, con delibera della giunta regionale e su proposta dell’assessorato di competenza, a chi ha già ricoperto incarichi dirigenziali per almeno sette anni. La durata non potrà eccedere di tre anni e potranno essere confermati, revocati, modificati o rinnovati entro novanta giorni dal termine. Mentre gli incarichi di dirigente di “strutture intermedie” e di unità operative sono conferiti dai dirigenti generali ai dirigenti della fascia unica tenendo in considerazione competenze specifiche. La durata non potrà eccedere di cinque anni. Con i provvedimenti di conferimento degli incarichi saranno poi individuati l’oggetto, gli obiettivi (con riferimento alle priorità, ai piani e ai programmi definiti e alle eventuali modifiche) e la durata dell’incarico.
I sindacati contro la fascia unica
L’approdo tra i banchi di Sala d’Ercole è ormai vicino e i sindacati sono tornati alla carica. Nei giorni scorsi le principali sigle hanno lanciato un nuovo appello al presidente della Regione Renato Schifani: “Non si comprende l’utilità di questa proposta di legge, una riforma così importante non può essere fatta senza la condivisione delle organizzazioni sindacali che rappresentano i lavoratori, non siamo stati preventivamente coinvolti e abbiamo espresso più volte tutta la nostra contrarietà, il presidente Schifani ascolti la nostra proposta. Proponiamo di mantenere l’attuale ordinamento già previsto in due fasce (prima e seconda), disciplinando l’accesso alla prima e alla seconda fascia dirigenziale regionale del ruolo unico, istituito ai sensi dell’articolo 6 della legge regionale 15 maggio 2000 n. 10, secondo le disposizioni previste rispettivamente dall’art. 28 bis e dall’art. 28 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165 e s.m.i. e, in sede di prima applicazione della nuova legge, inquadrare nella seconda fascia dirigenziale tutti i dirigenti di terza fascia a tempo indeterminato dell’Amministrazione regionale del ruolo unico dirigenziale“.
Cgil Fp, Cisl Fp, Cobas/Codir, Sadirs, Ugl e Uil hanno aggiunto: “Se è vero che sia stata formalmente superata, da successive intese, la parte dell’Accordo Stato-Regione che prevede una procedura selettiva per titoli ed esami per superare il problema della terza fascia, non si comprende perché non è possibile farla valere anche per lasciare l’attuale ordinamento e prevedere il passaggio dei dirigenti di terza fascia alla seconda con un impatto ordinamentale pari a zero a differenza del passaggio alla fascia unica che necessita di un forte adeguamento ordinamentale e contrattuale di lunga applicazione. In ultimo, in merito a notizie relative alla volontà di volere procedere a nuovi concorsi per il reclutamento di dirigenti esterni, si chiede con forza che, preliminarmente, si dia priorità ai funzionari in servizio che da oltre 30 anni aspettano una progressione di carriera. Il recente dialogo instaurato, per altre vertenze, con il presidente Schifani ha consentito di dare risposte ai lavoratori, auspichiamo di potere continuare verso questa direzione ed evitare di attivare ogni azione a tutela del personale che rappresentiamo“.




