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Addio al compagno Fidel, per liberare Cuba lottò contro la Mafia di Lucky Luciano

sabato 26 Novembre 2016
Ernesto Che Guevara e Fidel Castro

E’ morto il Compagno Fidel, Viva il Compagno Fidel. Molti lo dimenticano, ma tra luci e ombre della storia cubana, Fidel Castro ha e avrà comunque un merito anche nella storia della lotta alla mafia siciliana. Quella di Fidel è stata una lotta compiuta certamente senza la consapevolezza di aver di fronte una Piovra, poichè la sua azione politica e militare venne condotta con l’unico obiettivo di liberare la sua Cuba dalla dittatura di Fulgencio Batista, il crudele generale amante della bella vita e dei casinò.

Quel che fece Castro contro la mafia italoamericana è raccontato con precisione in un libro dello scrittore cubano Enrique Cirules, nato a Nuevitas, una città portuale in cui è cresciuto “circondato da gente di mondo” (arrivavano 300 barche all’anno circa), e in una famiglia con una antica tradizione di pescatori. Il libro si chiama “la vita segreta di Meyer Lansky”.

Personaggio centrale dei network criminali del secondo dopoguerra negli States (il suo vero nome era Meyer Suchowljansky ), Lansky è considerato l’eminenza grigia quasi invisibile della mafia americana dagli anni ’30 agli anni ’80. Le rivelazioni di Cirules riflettono il piano di Lansky di far diventare Cuba un paradiso del gioco e della prostituzione. Ma soprattutto accendono i riflettori sulla complessa relazione tra Lansky, Lucky Luciano e i capi mafia italiani.

Erano gli anni in cui Luciano, dopo aver collaborato con gli Alleati allo sbarco in Sicilia, era diventato il vero e proprio stratega di quella che sarebbe diventata la rete mondiale di Cosa Nostra, lanciando il ruolo delle famiglie mafiose nel settore dei narcotraffici. Tra Lansky e Lucky Luciano, e altre famiglie del crimine internazionale, il dittatore Batista avrebbe messo “all’asta” il controllo dei lucrosi business dell’isola. Il giornalista cubano Cirules ricostruisce questi passaggi grazie a una testimonianza di grande valore storico. Nel suo libro, infatti, ha raccolto le memorie di Jaime Casielles, braccio destro, guardia del corpo e autista, del capo mafioso Lansky dal ’57 al ’59.

La particolare storia di Jaime Casielles è il filo conduttore per rivisitare un passato di cospirazioni, complotti, alleanze e stretti legami fra il governo del dittatore cubano Fulgencio Batista e la mafia.

Lansky, che nasce in Russia, sbarca, a nove anni, nel 1911, a New York, dove conosce “Lucky” Luciano (Salvatore Lucania). Il clan criminale formato da Luciano, Frank Costello (Francesco Castiglia), Benny “Bugsy” Seigel, e Meyer Lansky, si consolida nel periodo dell’antiproibizionismo, quando le organizzazioni criminali avevano il controllo del commercio delle bevande alcoliche, e le principali attività erano il traffico di alcool, il riciclaggio di denaro sporco, la prostituzione, e il gioco d’azzardo (nei primi anni ’20).

Come ricorda il sito “archivio900”, c’erano, in quel periodo, altre società mafiose, gruppi siciliani o napoletani, però il clan del siciliano “Lucky” Luciano aveva una particolarità: la presenza di un calabrese e due ebrei nella sua organizzazione, racconta il libro di Cirules. A questo punto, le famiglie di Joe Masseria e Salvatore Maranzano dominavano le attività criminali a New York e nel resto degli Stati Uniti, e, per di più, Lansky era stato incaricato del controllo delle attività mafiose nell’area della Florida e dei Caraibi, prima che Luciano venisse detenuto ed arrestato.

Lansky viaggiava spesso a La Habana, e, nei viaggi, aveva cominciato a stabilire dei legami con il Generale cubano Fulgencio Batista. Cirules precisa i patti fra Batista e il leader mafioso, per esempio a partire della consegna di grosse somme di denaro in cambio del sostegno alla nascita di Casinò e importanti Hotels de La Habana.

A partire da diversi incontri, Lansky diventa il coordinatore dell’attività del gioco e altre attività criminali a Cuba.

La liberazione di Luciano, dopo nove anni di prigione – e la deportazione in Italia – generano uno dei meeting  mafiosi più importanti della storia. La mafia italo-americana si riunisce a La Habana nell’Hotel Nacional de Cuba .

In questo meeting si stabiliscono, fra gli altri, i fondamenti dell’apertura di Las Vegas, e il piano di Luciano, che non essendo in grado di tornare negli Stati Uniti, si stabilirà nella capitale cubana. Questo atto diventa una minaccia non solo nei confronti dei gruppi mafiosi degli Stati Uniti, che volevano il controllo assoluto senza la presenza di Luciano, ma anche per quanto riguardava il piano di Lansky, per il quale era già vicino il controllo dell’isola.

A questo punto, in America, la realtà della corruzione e la mafia cominciano a radicarsi come reazione nell’opinione pubblica, provocando ondate di indignazione, mentre Cuba si prepara a un nuovo colpo di stato con l’aiuto dei servizi segreti americani per sostenere, ancora una volta, Fulgencio Batista.

Ma dopo tre anni di contese, nel 1959, l’esercito ribelle guidato da Fidel Castro ed Ernesto Che Guevara  prenderà il controllo dell’isola, distruggendo così anche le strategie mafiose. Il primo atto politico di Fidel e del “Che” saranno la chiusura delle case da gioco e di tolleranza, la lotta senza quartiere al traffico di droga, liberalizzazione degli accessi agli alberghi, spiagge, locali sino ad allora riservati a circoli esclusivi. Un colpo mortale alle ambizioni cubane di quella che ancora non si chiamava “Cosa Nostra”.

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