Una Sicilia chiamata a fare da ponte tra popoli, culture ed economie per un Mediterraneo che unisce, anziché dividere. È questo l’obiettivo dell’iniziativa promossa dall’eurodeputato del M5S Giuseppe Antoci, che vedrà 42 Paesi del Mediterraneo riunirsi proprio in Sicilia per discutere di cooperazione politica, economica, con uno sguardo alle attuali tensioni in Medio Oriente, ma anche alle opportunità di sviluppo legate all’agricoltura alle tradizioni e alle eccellenze enogastronomiche del territorio.
Per la prima volta l’Italia ospiterà, nel Parlamento più antico d’Europa, a Palazzo dei Normanni, la Commissione politica dell’Assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo. “Ho chiesto la deroga per l’Italia e di tenere questa riunione in Sicilia. È stato un atto d’amore, ma anche perché ritengo che la Sicilia sia la perla del Mediterraneo”, ha dichiarato a ilSicilia.it l’eurodeputato pentastellato.
Per Antoci, il ruolo strategico dell’Isola nel contesto mediterraneo può trasformarsi in una “fonte importantissima di sviluppo”, capace di dare anche ”speranza” alla Sicilia e di “evitare che tanti giovani la lascino non per volontà, ma per costrizione”. Un principio che vale, a detta di Antoci, in maniera più ampia per tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo: “far valere i diritti dell’individuo cosicché la gente possa avere la possibilità di vivere dove vuole senza barriere”.
La giornata si aprirà con la visita delle 42 delegazioni alla Cappella Palatina alle 10;30, mentre alle 13 prenderanno il via i lavori della Commissione nella Sala d’Ercole.
L’appuntamento nel pomeriggio sarà invece meno istituzionale e più “alla siciliana”. Alle 16;30 gli oltre quaranta delegati dei diversi Paesi si sposteranno a Santo Stefano di Camastra, nel Messinese, dove sarà inaugurata Agri Med Europe insieme ai nuovi spazi espositivi dedicati alle eccellenze gastronomiche dei Nebrodi. Un momento dal forte valore simbolico e quasi metaforico dove la cucina siciliana, da sempre frutto dell’incontro tra popoli e culture diverse, rappresenta lo spirito dell’iniziativa, in cui il dialogo tra i Paesi diventa occasione di unione.
Del resto, come ha sottolineato Antoci, ”Attorno a un tavolo si sono sempre sistemate tante vicende, anche quelle più complicate dei nostri Paesi”. Un concetto che va oltre al semplice valore dell’enogastronomia: “Io penso che le tradizioni uniscano i popoli, il tema è come le si utilizza. Noi vogliamo creare un momento che costruisca ponti, come quelli che nascono attorno a un tavolo quando si discute e si degustano le eccellenze del territorio, evitando tanti muri che, purtroppo, di questi tempi a livello internazionale vengono innalzati contro la dignità delle persone”, ha evidenziato il pentastellato.
L’eurodeputato ha poi spiegato a questo giornale l’importanza dell’evento: “L’abbiamo fortemente voluto e finanziato noi come gruppo perché crediamo che sia fondamentale che un territorio si avvicini all’Europa e agli altri Paesi affinché la politica renda protagonisti i territori e le persone. Noi politici siamo ospiti nei luoghi istituzionali, la nostra casa sono e saranno sempre i territori che rappresentiamo”.
L’iniziativa assume un significato ancora più profondo per il luogo scelto. Non è casuale, infatti, la decisione di ospitare la Commissione a Santo Stefano di Camastra, nel cuore del Parco dei Nebrodi, territorio diventato ormai simbolo della lotta di Giuseppe Antoci contro le infiltrazioni mafiose nel settore agricolo e che poi ha portato alla nascita del Protocollo Antoci. Un percorso che ha cambiato le regole di accesso ai fondi destinati all’agricoltura: “Prima del nostro intervento normativo molti di questi agricoltori erano penalizzati, vessati e in alcuni territori sottoposti al capetto e al mafiosetto di turno. E molto spesso i fondi europei per l’agricoltura non andavano neanche a loro. Ecco, noi abbiamo invertito la rotta”, ha concluso.
Nelle parole di Antoci prende forma l’idea di un Mediterraneo come spazio di incontro tra culture differenti. Una visione che trova piena espressione nella storia della Sicilia crocevia di popoli e civiltà, che come raccontavano I Tituria in 92100, ha reso dei siciliani “figli di chi ci ha dominato”, eredi di più culture.



