Qual è la priorità dell’Europa? Combattere la corruzione e il crimine organizzato, oggi più che mai. L’eurodeputato del M5s Giuseppe Antoci apre così a Bruxelles un altro fronte di lotta alla mafia con un dossier specifico di contrasto ai cartelli del narcotraffico che hanno affondato le loro radici nell’economia europea.
Un nuovo accordo politico ha preso forma, un negoziato di cooperazione tra l’Agenzia Europol dell’Unione europea e l’Ecuador di cui Antoci è relatore, che guarda alla sicurezza e a nuovi strumenti operativi per colpire le organizzazioni criminali transnazionali.
La linea del parlamentare europeo è durissima che da Bruxelles si batte per la legalità, la tutela dei fondi europei, la sicurezza e il sostegno alla Sicilia. “La corruzione è sempre stata la porta per entrare nell’associazione di stampo mafioso o quantomeno nel concorso esterno di stampo mafioso. Mi rendo conto che non tutti vogliono sposare queste cause, comprendo la paura. Un sentimento con il quale convivo ogni giorno, la vivo anche quando prendo certe posizioni come quella che ho preso l’altro giorno, facendo approvare quella norma. Però la paura deve avere un limite che non è il coraggio, ma potersi guardare allo specchio la mattina. Abbiamo voluto dare un senso alla mia presenza al Parlamento europeo, è puro spirito di servizio. Dico sempre che sono in missione”.
“Il senso è quello di trasformare il dolore in amore. Il dolore non solo mio per la vita complicata che faccio e il pericolo che corro anche prendendo delle posizioni, ma il dolore di un Paese che è la nostra Italia, la nostra Sicilia che ha visto a volte in Ue, sui temi della lotta alla mafia, una posizione piuttosto tiepida”.

Oggi la situazione è cambiata a partire da questa legislatura. “Lo abbiamo visto anche a Messina che ha visto l’impegno e la presenza di tutti, compresa la Presidente del Parlamento Roberta Metsola e tutti abbiamo detto in maniera chiara che questa Europa vuole mettere al centro la lotta alla criminalità organizzata transnazionale. Non ultima la direttiva anticorruzione di cui sono stato relatore che è stata recentemente approvata nel Trilogo e che di fatto per il nostro Paese rappresenta uno scossone forte”.
Dai porti dell’Equador parte una quantità enorme di droga verso i porti di Rotterdam, di Anversa dai quali poi si dirama un po’ in tutto il mondo. “Non possiamo sottovalutare un sistema criminale che collega i cartelli colombiani ed ecuadoriani alle mafie presenti in Europa. Le rotte che partono dall’area di Guayaquil e arrivano nei porti europei dimostrano che siamo davanti a una rete globale che va colpita nei suoi interessi economici.”
“La lotta alle mafie oggi deve essere sempre di più una priorità europea – continua Antoci – perché queste organizzazioni operano senza confini, riciclano denaro e inquinano il mercato. L’accordo con l’Ecuador deve diventare uno strumento operativo per smantellare le reti del narcotraffico, seguire i flussi finanziari e difendere l’economia legale.”
Dunque, si tratta di un accordo operativo immediato, quello che intercorre tra Europol e l’Equador che rafforza lo scambio operativo di informazioni contro la criminalità organizzata e il narcotraffico, rendendo la vita difficile al traffico internazionale di droga. “Stiamo parlando di un contesto in cui noi diamo un colpo miliardario al traffico di droga, ma io sono qui per fare questo”.
La battaglia per la legalità parte da lontano quando Beppe Antoci era presidente del Parco dei Nebrodi, con il “Protocollo Antoci”, poi tradotto in legge dello Stato, contro le truffe mafiose sui fondi agricoli a livello europeo. Un modello che ha oltrepassato lo Stretto e, attraversando lo Stivale, ha raggiunto livelli internazionali.
“Al Parlamento europeo sono ospite, dico sempre che la mia casa sono le scuole e le università. Ho un grande amore nei confronti di questi ragazzi che continuo certamente a incontrare quando posso. Quell’esperienza mi ha segnato, lo abbiamo fatto per difendere cinque agricoltori, ma non sapevamo di scoperchiare una fonte di finanziamento enorme per le mafie, non solo ovviamente quella siciliana. Il protocollo nasce da un piccolo territorio che poi viene sottoscritto da tutti i prefetti della Sicilia e che il 27 settembre 2017 viene votato in Parlamento e il cui contenuto viene recepito nel nuovo Codice antimafia. E’ stata una delle più belle soddisfazioni che la Sicilia potesse ricevere, un esempio per tutto il territorio nazionale. Ma ho fatto solamente il mio dovere”.
Sul fronte del crimine organizzato transnazionale c’è ancora tanto da fare, siamo di fronte ad una profonda metamorfosi digitale. Il mondo criminale diventa più avanzato, automatizzato e difficile da individuare grazie all’uso pervasivo di nuove tecnologie. “Il convegno a Messina spero possa essere ricordato per aver piantato quel seme che, germogliando, ha permesso di compiere passi importanti nell’opera di contrasto alla criminalità organizzata transnazionale e nell’adeguamento legislativo della norma ad essa dedicata che risale al 2008.”





