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La crisi finanziaria degli Enti locali

Ai Comuni 200 milioni di euro in meno, Anci Sicilia: “Pronti ad azione legale contro il Mef” CLICCA PER IL VIDEO

mercoledì 18 Febbraio 2026

Duecento milioni in meno per gli Enti locali siciliani. E’ questo l’allarme lanciato da Anci Sicilia che oggi ha incontrato la stampa e numerosi sindaci per porre sotto i riflettori la grave condizione in cui versano gli Enti locali dell’Isola, discriminati dai criteri di riparto utilizzati dal Mef per la distribuzione delle risorse del Fondo di solidarietà comunale.

Il presidente dell’Anci Sicilia, Paolo Amenta e il segretario generale, Mario Emanuele Alvano hanno così spiegato l’azione legale che l’associazione dei Comuni siciliani ha intenzione di intraprendere nei confronti del ministero dell’Economia e delle Finanze, per chiedere una revisione del principio della spesa storica.

La distribuzione dei fondi

Dal 2016, nonostante l’impegno costante dei Comuni siciliani nella raccolta e trasmissione dei dati sui fabbisogni standard, per la Sicilia la distribuzione della quota del Fondo di solidarietà comunale continua a basarsi in larga parte sulla spesa storica, determinando una penalizzazione stimata in circa 200 milioni di euro annui. Nel 2001, la riforma del Titolo V della Costituzione ha stabilito l’introduzione di un fondo perequativo da distribuire in modo equo agli enti dotati di minori capacità di autofinanziamento. Affinché anche questi avessero le risorse per garantire i servizi essenziali, nel 2009, sono stati introdotti i fabbisogni standard: indicatori che stimano il fabbisogno finanziario, di cui necessitano gli enti locali (dal trasporto pubblico ai servizi sociali, dagli asili nido alla polizia locale) considerando variabili come popolazione e territorio.

Secondo le elaborazioni disponibili, per i Comuni siciliani il fabbisogno standard, la stima della spesa necessaria per l’esercizio delle funzioni fondamentali, è stimato in circa 461 euro per abitante. Nel 2026, invece, il Fondo di solidarietà comunale ha assegnato ai Comuni dell’Isola risorse pari a circa 137 euro pro capite, ancora basate su criteri storici. I Comuni siciliani si trovano così in una condizione di “doppio svantaggio”: da un lato sono valutati sulla base di fabbisogni standard efficientati, dall’altro ricevono risorse ancora legate alla spesa storica.

Amenta e Alvano: “Stop alla spesa storica, utilizzare i fabbisogni standard”

Dal 2016, nonostante l’impegno costante dei Comuni nella raccolta e trasmissione dei dati sui fabbisogni standard, per la Sicilia la distribuzione della quota del Fondo di solidarietà comunale continua a basarsi in larga parte sulla spesa storica, determinando una penalizzazione stimata in circa 200 milioni di euro annui“. Hanno dichiarato il presidente Paolo Amenta e il segretario generale Mario Emanuele Alvano.

I rappresentanti di Anci Sicilia hanno acceso i riflettori anche su un altro aspetto: “Come se non bastasse, appare singolare che, nel corso del 2026, siano state riconosciute maggiori risorse per soli centomila euro ad un solo Comune tra i 391 dell’Isola, circostanza che rafforza l’esigenza di un intervento equo e generalizzato“. Si tratta di Motta Sant’Anastasia, in provincia di Catania, a guida leghista. 

Preso atto che i confronti avviati nel 2025 con il Mef non hanno prodotto i risultati auspicati, Anci Sicilia – hanno aggiunto – ritiene doveroso tutelare gli interessi dei Comuni dell’Isola, spesso in condizioni di difficoltà finanziaria anche per effetto dei mancati trasferimenti, ricorrendo, ove necessario, anche all’azione legale. Siamo di fronte a scelte che rischiano di cristallizzare, se non addirittura ampliare, le disuguaglianze territoriali in palese contrasto con i principi costituzionali di autonomia, solidarietà e perequazione“.

Anci Sicilia – concludono Amenta e Alvano – chiede pertanto al Governo nazionale e al Mef l’aggiornamento immediato delle basi dati utilizzate per il calcolo del Fondo di solidarietà comunale, il pieno utilizzo dei fabbisogni standard e della capacità fiscale dei Comuni siciliani, l’applicazione della componente perequativa, al fine di garantire pari diritti di cittadinanza e dei Livelli essenziali delle prestazioni su tutto il territorio nazionale. I Comuni hanno fatto la loro parte. Ora lo Stato deve garantire regole e risorse eque“.

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