All’alba, nel silenzio suggestivo del Teatro della Nike all’interno del Parco archeologico Naxos Taormina, sarà Alessandro Preziosi a riportare in scena l’anima dell’imperatore Adriano, dando voce alle parole tratte dal capolavoro di Marguerite Yourcenar. Tra le rovine millenarie, la parola tornerà a farsi corpo e memoria. “Le Memorie di Adriano” si trasformano in un recital essenziale e visionario, dove la voce e la musica si fondono per ridare vita all’imperatore-filosofo, in un adattamento e traduzione di Tommaso Mattei, con le musiche originali dal vivo di Giacomo Vezzani. L’appuntamento è all’alba il 4 settembre alle ore 05:00. L’attore si racconta in un’intervista esclusiva a ilSicilia.it raccontando il suo legame con la Sicilia, il fascino del personaggio e le sfide dell’adattamento.
L’intervista
Questa non è la prima volta che ti esibisci a Taormina. Che cosa significa per te questo teatro e, più in generale, esibirti in Sicilia?
“Faccio spesso tournée a Catania, Palermo, Agrigento, Messina… ma a Taormina credo che l’ultima volta risalga al musical ‘Datemi tre caravelle’. È stato uno degli episodi più importanti della mia carriera come produttore, attore e cantante. Sono stati i quindici giorni più intensi della mia vita professionale. Imprese del genere se ne fanno due, tre in tutta una carriera. Taormina per me è rimasta quindi un ricordo potentissimo.”
Lo spettacolo si terrà all’alba. Che tipo di atmosfera ti aspetti?
“Sono curiosissimo. Già da spettatore sarei attratto dall’idea di assistere a uno spettacolo all’alba. Questo testo poi si presta molto al fascino di queste atmosfere suggestive. Racconta un uomo ormai alla fine della vita che, attraverso la sua anima, rievoca i momenti più importanti della sua esistenza. L’ho già rappresentato una sola volta, in un sito archeologico romano nelle Marche, e portarlo qui sarà sicuramente un’occasione speciale.
Le musiche dal vivo di Giacomo Vezzani creeranno un’atmosfera unica. Le scenografie poi sono volutamente scarne e tutto è affidato alla parola, alla musica e alla luce che accompagna il nascere del sole. Credo sarà un’esperienza irripetibile.”
Non è la prima volta che interpreti un personaggio storico. Che cosa può insegnarci oggi una figura come Adriano?
Dal punto di vista politico, forse, è ancora più attuale. Adriano ci parla dell’idea della libertà di saper soccombere per poter gestire meglio il potere. La capacità quindi di fare passi indietro, di aspettare il proprio momento, di mantenere equilibrio tra ambizione e responsabilità. È come se fosse stato imperatore da sempre, anche quando era ancora al fianco di Traiano. Ciò che colpisce è la sua capacità di avvicinarsi al popolo. Abolì titoli nobiliari inutili, frequentava i bagni pubblici, non si chiuse mai in una distanza aristocratica. Adriano resta uno degli ultimi grandi imperatori illuminati, capace di coniugare politica, filosofia e umanità. Portarne in scena il messaggio è una grande responsabilità.”
Dal punto di vista attoriale, quali sfide ti ha posto questo ruolo?
Tu hai lavorato in cinema, televisione e teatro. Dove senti di esprimerti meglio? Ti riconosci nella frase di Orson Welles: “Il cinema è la patria del regista, il teatro quella dell’attore”?
“In un certo senso forse, ma non del tutto. Il teatro è il luogo in cui mi esprimo meglio perché mi concede tempo e preparazione. La possibilità quindi di ripetere e approfondire maggiormente un ruolo. Questo mi permette senz’altro di divertirmi, che nel mio mestiere è la cosa che conta di più per me. Il cinema, però, ha senz’altro un altro tipo di fascino. Diciamo che in questo momento è la cosa che aspetto di fare in maniera giusta con un bellissimo film. Aspetto che la “bella” a cui sto facendo la serenata si affacci e finalmente scenda.”
Lo spettacolo
Un recital della durata di un’ora e un quarto che si annuncia come un viaggio intimo e universale a fianco dell’imperatore e poeta Adriano. Non una figura distante della classicità, ma un uomo fragile e lucido, immerso nelle grandi domande del vivere: la morte, il desiderio, la bellezza e la caducità del potere.
La scena è ridotta all’essenziale con pochi elementi, luci minimali e dinamiche, uno spazio quasi nudo dominato dalla parola e dal suono. Le musiche elettroniche di Vezzani, eseguite e modulate in tempo reale, costruiscono un tessuto sonoro avvolgente, astratto e ipnotico, che vibra con la voce dell’attore e amplifica la dimensione meditativa dello spettacolo.
Il ritmo si muove come un flusso di coscienza, tra confessione e memoria, con momenti di intensa verticalità emotiva. È un teatro che non punta alla ricostruzione storica, ma all’evocazione interiore: Adriano come specchio del presente, uomo che interroga il passato per immaginare un futuro possibile.
Questo lavoro è parte di un percorso artistico che unisce Preziosi, Mattei e Vezzani. Un sodalizio che ha già dato vita a recital come Il mio cuore è con Cesare e Le Idi di Marzo, entrambi dedicati a figure della classicità, e allo spettacolo Aspettando Re Lear. “Le Memorie di Adriano” rappresentano un ulteriore passo di questo cammino, che porta sulla scena testi profondi e immortali con un approccio contemporaneo, agile e visionario.