Una nuova settimana ricca di colpi di scena è pronta a prendere il via all’Ars. Neanche il dolce fine settimana di San Valentino è riuscito ad ammorbidire i toni accesi tra le mura di Palazzo dei Normanni. Il clima resta teso, soprattutto dopo lo “sgambetto” della maggioranza ad alcuni colleghi deputati, spazzando via il velo di mistero sul volto dei franchi tiratori. Un punto di non ritorno a Sala d’Ercole, un episodio che rischia di mescolare le carte in aula, rendendo imprevedibile non solo il futuro del ddl Enti locali, ma anche di tutti i punti nell’agenda dell’attività parlamentare. Le tensioni all’interno del centrodestra si sposteranno in mattinata all’interno delle Commissioni. Sotto i riflettori c’è la nomina a direttore generale del Policlinico di Messina di Salvatore Iacolino. Al centro del dibattito ormai da mesi, il dirigente generale del dipartimento della Pianificazione strategica potrebbe ben presto trasferirsi nella città dello Stretto. Dopo la decisione assunta in giunta, la palla adesso passa in I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate.
La nomina di Iacolino in I Commissione
A quindici giorni dal via libera decretato tra i banchi di Palazzo d’Orleans, il passaggio di Salvatore Iacolino dalla Pianificazione Strategica al Policlinico di Messina inizia a prendere forma. Il dossier adesso sarà nelle mani della I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate. Una patata bollente, ma che potrebbe rappresentare un momento di svolta per gli equilibri interni della coalizione di centrodestra.
La bolla scoppiata ad inizio ottobre 2025 aveva inasprito i rapporti tra il presidente della Regione Renato Schifani e Fratelli d’Italia, con i meloniani in pressing su Mario La Rocca, attuale direttore del dipartimento ai Beni Culturali. A dicembre il primo segnale con l’ok di Giulio Santonocito dal Policlinico “G. Martino” di Messina all’A.O.U. Policlinico “G. Rodolico-San Marco” di Catania nelle vesti di direttore generale, dopo il pensionamento di Gaetano Sirna.
L’appuntamento è per domani in I Commissione alle ore 10:30, dove è attesa anche Daniela Faraoni, assessore regionale alla Salute. Per scoprire invece chi prenderà il posto di Iacolino al dipartimento alla Pianificazione Strategica bisognerà ancora aspettare più di qualche settimana. Oltre il nome di La Rocca, i papabili profili pronti a succedere a Iacolino non mancano. Altra possibile via da intraprendere è quella dell’atto d’interpello, visibile sul sito della Regione, nella sezione “pubblicità posti dirigenziali vacanti” (CLICCA QUI).
Le incognite sul ddl Enti locali
Un pomeriggio incandescente è pronto a dominare la scena. L’ennesimo (e si spera conclusivo) round del ddl Enti locali si svolgerà a Sala d’Ercole a partire dalla ore 15:00. L’atto conclusivo, secondo i piani prestabiliti anche in conferenza dei capigruppo, si sarebbe dovuto svolgere lo scorso mercoledì 11 febbraio. In aula, però, il copione è andato diversamente. L’articolo 10 sulla digitalizzazione degli archivi documentali degli uffici tecnici comunali si è rivelato un campo minato. Nel caos più totale, dopo lo smascheramento degli otto franchi tiratori, la seduta è stata sospesa e rinviata (CLICCA QUI).
Difficile capire adesso come e da cosa riprenderanno i lavori e soprattutto con quale spirito. E all’appello mancano ancora due delle questioni più spinose: il terzo mandato e il consigliere supplente. Negli ultimi giorni si è diffuso anche un nuovo grido d’allarme: lo scivolone sul voto finale del disegno di legge. Un esito negativo, infatti, significherebbe bocciare anche l’articolo 8, che allinea la Sicilia con la normativa nazionale, introducendo la rappresentanza di genere fissata al 40% nelle giunta comunale. In tal senso le quindici deputate regionali sono pronte ad alzare ancora una volta la voce, con un flash mob davanti Palazzo dei Normanni, per scongiurare il possibile passo indietro dopo la battaglia condotta in aula (CLICCA QUI).
Non solo la rappresentanza di genere. Il ddl Enti locali contiene al suo interno anche altre misure pronte ad impattare sulla vita dei Comuni. Il testo proviene dalla stesura del disegno di legge 738, riguardante norme ordinamentali della Finanziaria 2025, assegnate poi alla I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, relatore e promotore del testo. Redatto nel mese di aprile, fu inviato tempestivamente dal presidente Abbate a Sala d’Ercole e messo all’ordine del giorno per la presentazione dei relativi emendamenti da parte dei gruppi parlamentari. Il tutto si è poi arenato al momento dell’esame degli emendamenti e dell’articolato per le evidenti divisioni all’interno del centrodestra che hanno caratterizzato l’attività tra le mura dell’Ars per tutto il 2025. Tempi stringenti, dettati dalle prossime elezioni amministrative calendarizzate in primavera. A metà aprile, infatti, saranno indetti i comizi elettorali in vista del ritorno alle urne. Vi è dunque la necessità di scongiurare il rischio impugnativa da parte del Governo nazionale prima che vengano indetti i comizi elettorali con la nuova norma.





