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La seduta

Stallo sul ddl Enti locali, vince ancora la paura del voto segreto: lavori rinviati

mercoledì 28 Gennaio 2026
Ars seduta Sala d'Ercole

Il ciclone Harry e i danni devastanti causati dall’anomala ondata di maltempo hanno messo tutti d’accordo (CLICCA QUI). Nel momento del bisogno Sala d’Ercole ha saputo dimostrarsi unita e compatta, oltre le divisioni attuali interne del centrodestra e al di là della contrapposizione maggioranza-opposizione. Una tregua segnata dall’emergenza durata poco meno di 24 ore. Dopo una lunga attesa il ddl Enti locali è tornato protagonista tra i banchi d’aula.

Una volta completata la discussione generale, lasciata in sospeso ormai da due settimane (CLICCA QUI), i lavori sono continuati con la votazione. Tre i nodi da sciogliere e sui quali il dibattito è più infuocato che mai nell’ombra del voto segreto: il terzo mandato, la rappresentanza di genere al 40% e il consigliere supplente. 

Il disegno di legge proviene dalla stesura del disegno di legge 738, riguardante norme ordinamentali della Finanziaria 2025, assegnate poi alla I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, relatore e promotore del testo. Redatto nel mese di aprile, fu inviato tempestivamente dal presidente Abbate a Sala d’Ercole e messo all’ordine del giorno per la presentazione dei relativi emendamenti da parte dei gruppi parlamentari. Il tutto si è poi arenato al momento dell’esame degli emendamenti e dell’articolato per le evidenti divisioni all’interno del centrodestra che hanno caratterizzato l’attività tra le mura dell’Ars per tutto il 2025.

Aula rinviata a martedì

E’ durata appena dieci minuti la sospensione dei lavori.

Lo stallo è totale. Dopo la bocciatura dell’articolo 1 mediante voto segreto la strada adesso appare in salita e anche trovare una sintesi non è semplice. Il vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola ha così rinviato la seduta a martedì 3 febbraio alle ore 15:00. 

Sala d’Ercole scivola ancora sul voto segreto, lavori sospesi

Dopo quasi due ore di dibattito sull’ordine dei lavori, con le opposizioni che hanno chiesto di dare la priorità agli articoli 8 (rappresentanza di genere) e 14 (terzo mandato), il vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola ha messo in votazione l’articolo 1, le modifiche normative in materia di controlli sostitutivi negli Enti locali.

Arriva così la prima vittima del voto segreto. Richiesto lo scrutinio segreto sull’emendamento soppressivo del Partito Democratico, l’articolo 1 è stato bocciato. 

Il capogruppo della Democrazia Cristiana Carmelo Pace ha chiesto un momento di riflessione, di interrompere e rinviare i lavori per trovare la quadra sull’ordine degli articoli da sottoporre all’aula. “Non interrompiamo la seduta. Possiamo portare ancora portare a casa il miglior risultato possibile“. Ha risposto la deputata di Noi Moderati Marianna Caronia, che ha aggiunto: “Queste norme incideranno sulle prossime tornate elettorali, con tante norme che riguardano gli Enti locali. Dobbiamo fare uno sforzo questa sera. Il presidente Abbate ha fatto tante sedute con grande spirto di sacrificio con tutta la Commissione“. Dopo l’attacco del dem Dario Safina, è intervenuto il presidente della IV Commissione Ambiente Giuseppe Carta: “E’ chiaro che sono cambiate le cose rispetto alla capigruppo, non c’è più la regola madre. La mia richiesta è di sospendere e riunirci per capire come procedere“.

La richiesta di sospendere brevemente i lavori, per trovare un punto d’incontro, del deputato del PD Nello Dipasquale è stata appoggiata anche dal capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza, che ha criticato aspramente il ricorso al voto segreto, e dal capogruppo della Lega Salvatore Geraci. Diversa la posizione del capogruppo del Movimento 5 Stelle Antonio De Luca, che ha risposto sulle provocazioni in merito al voto segreto: “Chiedo di andare avanti regolarmente. Chiederò il voto segreto ed esprimerò le scelte del mio gruppo“.

In un clima di estrema tensione, il vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola ha sospeso per qualche minuto la seduta.

“Partiamo dall’articolo 8”: si accende il dibattito in aula

Partiamo subito dalla rappresentanza di genere al 40%, poi sugli altri articoli voglio la posizione del governo“. Ha dichiarato il deputato del Partito Democratico Mario Giambona, sostenuto dal collega Tiziano Spada. 

Una posizione a cui si è opposto il presidente della VI Commissione Salute Pippo Laccoto: “Non è stato stabilito questo in capigruppo, possiamo trovare una sintesi sul recepimento delle norme nazionali. Iniziamo oggi con articolo 1 per dare un segnale. Come Lega siamo favorevoli al recepimento di tutte le regole nazionali insieme“.

Dal presidente della Commissione Antimafia Antonello Cracolici e dalla deputata del Movimento 5 Stelle Roberta Schillaci è arrivata così la richiesta di prelievo dell’articolo 8.

Provo imbarazzo, già espresso in conferenza dei capigruppo, a trovarmi a discutere di un ddl che, al di là di due-tre norme apprezzabili, parla di permessi, gettoni, indennità, adeguamento Istat, il colore della fascia del presidente del consiglio comunale, il consigliere supplente, la digitalizzazione e norme che non sono di competenza dell’assessorato degli Enti locali. Se il popolo siciliano vede un distacco con la politica regionale è per questo tipo di provvedimenti, ridicoli rispetto all’emergenza che stiamo affrontando“. Ha dichiarato il capogruppo del M5S Antonio De Luca che ha rincarato la dose: “E’ irrispettoso trattare questi temi, ma anche la mancanza del presidente Schifani e l’atteggiamento di disinteresse di chi lo sostituisce. Non entro nelle diatriba sul prelievo, ma l’aula dovrebbe stabilire l’ordine degli articoli da votare. Come Movimento 5 Stelle chiedo di modificare l’ordine di votazione degli articoli, partendo dall’articolo 8, che è una norma di giustizia che qualificherebbe in positivo questo Parlamento e questa Regione che sono già in ritardo politico e culturale“.

Tutti contro Di Paola. Da Gianfranco Miccichè (Gruppo Misto) e Luigi Sunseri (M5S) è arrivata la richiesta una presa di responsabilità da parte del vicepresidente. Dalla dem Valentina Chinnici la richiesta di accantonare gli articoli dall’1 al 7 per poter passare direttamente all’esame dell’articolo 8.

I capigruppo di Fratelli d’Italia e Forza Italia, Giorgio Assenza e Stefano Pellegrino, ha ribadito la volontà stabilita dalla conferenza dei capigruppo di partire dall’articolo 1. L’esponente azzurro ha proposto, considerando i toni, di rinviare i lavori.

Un’altra proposta arriva dal presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate: “Vista la disponibilità anche dell’opposizione di votare più di un articolo, chiedere un attimo di sospensione e individuare quali articoli votare“.

Dopo due ore di dibattito per decidere da dove vogliamo iniziare, inizio a pensare che tutti quelli che vogliono anticipare o accantonare un articolo in realtà vogliono qualcosa di diverso. Passiamo alla votazione articolo per articolo e arriviamo all’articolo 8, se ci vogliamo arrivare“. Ha rilanciato il presidente della V Commissione Cultura, Formazione e Lavoro Fabrizio Ferrara.

Recepiamo le norme previste già a livello nazionale stasera e il resto lo rinviamo. Se dobbiamo iniziare a votare l’articolo 1 chiederemo il voto segreto“. Ha rilanciato il dem Antonello Cracolici.

Carta: “Rendere consigli comunali e giunte più democratici”

E’ un’occasione per rendere consigli comunali e giunte più democratici, per dare regole ai vari Enti. I Comuni sono la casa dei siciliani. Se voliamo fare una riforma geografica o normativa dobbiamo capire perché ci sono due norme concorrenti che non annullano quelle prima e vanno sempre ai Tar, se vogliamo fare veramente il testo unico degli Enti locali“. Ha dichiarato il presidente della IV Commissione Ambiente Giuseppe Carta che ha posto sotto i riflettori le contrapposizioni di alcune norme, come la legge 35 del 1997 e la legge 16 del 1963 sui consigli comunali, e il problema dei Liberi Consorzi, ritenuti “ingovernati“. “E’ un’occasione per fare una vera riforma degli Enti locali, per decidere di uniformare le regole delle località“.

De Luca: “Schifani aggrava una situazione tragica”

In capigruppo con il vicepresidente Sammartino abbiamo visto che considerando la data delle elezioni amministrative, il ddl dovrà essere esitato entro l’11 febbraio. Sul terzo mandato e sulla rappresentanza di genere non siamo contrari, ma alcuni aspetti li sottolineo perché portiamo avanti una modifica che rispetto agli elementi importanti che riguardano il funzionamento delle autonomie locali è lontano dalle grandi questioni“. Ha spiegato il capogruppo di Sud chiama Nord Cateno De Luca che ha elencato quelle che ritiene essere le priorità: lo status delle Circoscrizioni, la reciprocità tra i componenti del parlamento e i sindaci, il principio sussidiarietà.

Da sindaco – ha aggiunto il primo cittadino di Taormina – penso che non tutte le materie rispetto alle questioni poste siano importanti. Oggi in una fase così delicata non avere ancora i due assessori nominati dal presidente della Regione è altrettanto grave. Parliamo dell’assessore alle Autonomie locali e quello alla Famiglia e alle Politiche sociali. Nonostante la situazione sia tragica il presidente Schifani la sta aggravando“.

Caos a Sala d’Ercole: “Rinviare il voto”

La seduta si è parte con le polemiche sollevate dalla deputata del Movimento 5 Stelle Jose Marano, sull’effettiva utilità del ddl Enti locali, ricordando la tragedia dei territori colpiti dal ciclone Harry e la frana di Niscemi, esponendo la sua contrarietà alla votazione di oggi, così come il collega Carlo Gilistro: “Questo è il momento del dolore. propongo il rinvio di questo disegno di legge“. Il capogruppo del Partito Democratico Michele Catanzaro ha ribadito la sua posizione dopo l’intervento svolto in mattinata, sottolineando l’importanza di allineare la Sicilia con le disposizioni nazionali in tema di rappresenta di genere.

In difesa del ddl è intervenuta la deputata di Noi Moderati Marianna Caronia: “La rappresentanza di genere al 40% è una proposta di buon senso, come è stato detto anche in conferenza dei capigruppo. Noi donne abbiamo esposto la nostra posizione. E’ vero che rispetto alle norme che questo testo contiene ce ne sono alcune che l’Anci sollecita. Ci sono almeno due norme che sono già applicate nel resto d’Italia. Il Parlamento deve continuare nonostante tutto a fare il suo dovere. E’ doveroso da parte nostra continuare, il Parlamento non può ignorare le richieste dei sindaci e di Anci. La norma della rappresentanza di genere al 40% è una norma che riguarda la Costituzione: la parità di genere. Sono anche d’accordo con la richiesta di Fratelli d’Italia di farla partire dal prossimo rinnovo elettorale. Chiedo che si voti l’articolo 8“.

Riparte l’aula: cosa è stato deciso in capigruppo

Con quasi due ore di ritardo rispetto al programma iniziale l’aula è stata aperta dal vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola. Tra le stanze di Palazzo dei Normanni, intanto, si è svolta la conferenza dei capigruppo. Nel corso della riunione è stato stabilito che il ddl Enti locali dovrà essere approvato entro mercoledì 11 febbraio. La prossima settimana a Sala d’Ercole si svolgeranno atti ispettivi. I lavori subiranno così una brusca frenata a causa dei festeggiamenti di Sant’Agata, a Catania.

Attesa per il voto: i temi caldi

Durata poco meno di due ore, la discussione generale è stata chiusa. Tra i temi più gettonati la rappresentanza di genere al 40% e il terzo mandato. Su entrambe le disposizioni pende l’ombra del voto segreto e potrebbero concretizzarsi in aula delle maggioranze trasversali: da un lato uomini vs donne, dall’altro le spaccature, dal centrodestra al centrosinistra, sono presenti in tutti i partiti, rivelandosi un vero e proprio ring di scontro tra le varie forze politiche nei singoli territori. Le due norme, però, insieme a quella che introduce il consigliere supplente, potrebbero non essere votate oggi. Secondo indiscrezioni di Palazzo l’esame di questi articoli potrebbe slittare alla prossima settimana, martedì 3 febbraio, proprio a causa delle divergenze sui temi.

Per quanto riguarda la rappresentanza di genere al 40%, l’articolo 8prevede che nelle giunte comunali nessun genere possa essere rappresentato in misura inferiore al 40% con arrotondamento aritmetico“; mentre per quanto concerne il terzo mandato, l’articolo 14 prevede “l’assenza di qualsiasi limite per i mandati consecutivi dei sindaci dei comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti, il limite di tre mandati consecutivi per i sindaci dei comuni con popolazione compresa tra 5mila e 15mila abitanti ed il limite di due mandati consecutivi per i sindaci dei comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti“.

I lavori ripartiranno a Sala d’Ercole alle ore 15:00.

Riprende la discussione generale

La seduta è stata aperta intono alle ore 11:00 dal vicepresidente dell’Ars Nuccio Di Paola, alla presenza di un’aula semivuota. Presenti alcuni deputati di opposizione e pochi esponenti della maggioranza. Ad influenzare la scarsa rappresentanza tra i banchi di Sala d’Ercole la concomitanza dei lavori con quelli della IV Commissione Ambiente, della V Commissione Cultura, Formazione e Lavoro, della VI Commissione Salute e della Commissione Antimafia.

La giornata si dividerà in due tranche: la prima, in mattinata, dedicata al completamento della discussione generale; la seconda, nel pomeriggio, a partire dalle ore 15:00, per avviare la votazione.  

Prima ad intervenire la deputata del Movimento 5 Stelle Roberta Schillaci: “E’ un disegno di legge che non risolverà i problemi degli Enti locali. Due punti si salvano: l’introduzione del tagliando antifrode e il recepimento della norma nazionale della rappresentanza di genere“. Punto quest’ultimo ribadito anche dalla dem Valentina Chinnici: “E’ una norma di rappresentanza, non si tratta di quote rosa, ma di adeguare la Sicilia con il resto d’Italia, rappresentando ogni genere per almeno il 40%. Ci rivolgiamo ai 55 colleghi uomini affinché non ricorrano al voto segreto, ci si metta tutti la faccia“. Insomma, le donne dell’Ars sono pronte a dichiarare guerra ai colleghi uomini. 

Hanno invece avanzato accese critiche i deputati del M5S Stefania Campo e Angelo Cambiano, mentre l’esponente del PD Giovanni Burtone ha ricordato i Comuni colpiti dal ciclone Harry, sottolineando il suo appoggio alla rappresentanza di genere al 40% e al terzo mandato.

Ho chiesto al mio gruppo di non chiedere il voto segreto e di non appoggiare le richieste avanzati da terzi“. Ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza in merito alla norma che introdurrebbe la rappresentanza di genere al 40% ritenuta “norma di buon senso, ma proporremo con un emendamento che venga introdotta con il primo appuntamento elettorale disponibile. Ci sono giunte che hanno trovato con fatica un proprio equilibrio“. L’esponente di Fdi ha annunciato anche altri emendamenti presentati dal gruppo, aggiungendo sul terzo mandato e sulla rappresentanza: “Sono norme che già esistono nel resto d’Italia e il fatto che non siano state ancora recepite fa capire quanto la Sicilia sia indietro“.

Il capogruppo del Partito Democratico Michele Catanzaro, da componente della I Commissione Affari Istituzionali, ha ripercorso l’iter del disegno di legge: “Abbiamo fatto varie audizioni con l’Anci e i sindaci e in questo disegno di legge ci sono norme che non interessano e non risolvono i problemi dei Comuni. E’ la quarta volta che il disegno di legge arriva in aula. I lavori sono iniziati nel 2024 e adesso si è trasformato in cavallo di troia“. Sulla rappresentanza di genere: “Non serve fare barricate, serve un sussulto dignità. Non è una battaglia di uomini contro donne, ma di dignità“. L’esponente dm ha inoltre puntato il dito contro il presidente Schifani: “L’assessore non è stato nominato e detiene lui la carica. In aula non c’è nessuno del governo“. Quest’ultimi due punti sono stati ribaditi anche dal collega di partito Mario Giambona. Sempre per il PD sono intervenuti anche Ersilia Saverino e Dario Safina.   

Tra i deputati di maggioranza si è espresso il capogruppo dell’Mpa Roberto Di Mauro: “Ci sono stati momenti in cui si è parlato solo di sistemi elettorali. Quello di oggi è il frutto di una situazione in cui i partiti sono sempre meno decisivi nelle scelte politiche. Siamo in una condizione in cui ognuno dice la propria in base ad esigenze provinciali e a quando si vota. Vorrei che ci fossero maggior senso di responsabilità nell’applicazione della legge elettorale e che se ci fossero modifiche venisse fatta una riflessione sui tempi dell’entrate in vigore della norma. Credo che debba avvenire dall’anno prossimo“. Altra riflessione su cui ha invitato Di Mauro è quella relativa all’introduzione del terzo mandato: “Soprattutto nei piccoli Comuni ci sono difficoltà nel trovare candidature. E’ un problema di rappresentanza nei territori. Questa norma è un’opportunità“.

Dalle amministrative ai nodi cruciali della norma

Il ddl Enti locali ha un ruolo chiave in vista delle prossime amministrative e dovrà trovare il via libera entro metà febbraio. A metà aprile, infatti, saranno indetti i comizi elettorali in vista delle elezioni comunali che si svolgeranno in primavera. Vi è dunque la necessità di scongiurare il rischio impugnativa da parte del governo nazionale prima che vengano indetti i comizi elettorali con la nuova norma.

Ad esporre e spigare il disegno di legge a ilSicilia.it era stato il presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate (CLICCA QUI). Il deputato della Democrazia Cristina aveva così spiegato come le nuove disposizioni influenzeranno le vite quotidiana e amministrativa dei Comuni siciliani e l’importanza di recepire le norme nazionali sulla rappresenta di genere e sul terzo mandato.

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