Il destino di centinaia di lavoratori delle aree industriali in sofferenza torna al centro dell’agenda politica regionale.
“Ho ritenuto opportuno convocare con urgenza la Commissione proprio per capire quello che sta succedendo“. Le aree di crisi complessa sono territori che, per anni, hanno subito processi di deindustrializzazione e perdita di posti di lavoro legati a stabilimenti e grandi impianti produttivi, per questo il governo nazionale e la Regione hanno previsto misure di sostegno al reddito per i lavoratori colpiti.
Gli ammortizzatori sociali, strumenti di protezione economica previsti dalla legge italiana per sostenere i lavoratori che perdono il lavoro o subiscono una riduzione di reddito a causa di crisi aziendali o settoriali.
“La legge di stabilità del novembre 2025 esclude dai benefici della Cassa Internazionale i lavoratori delle aree di crisi complessa, ovvero quelli che non hanno più un rapporto di lavoro in continuità, che sono cessati dal lavoro. Questo chiaramente nella nostra regione crea un allarme particolare che riguarda i lavoratori dell’area di Termini Imerese e di Gela“. E una recente circolare del Ministero ha confermato la scadenza del sostegno, i lavoratori così rischiano quindi di restare senza alcuna forma di sostegno al reddito, pur trovandosi in territori con prospettive di occupazione ancora fragili e difficili da ricostruire.
Nel caso di Gela, il declino dell’area industriale legata alla raffinazione e alla chimica ha prodotto negli anni un forte ridimensionamento occupazionale. A Termini Imerese, la lunga vicenda dell’ex stabilimento automobilistico e delle successive, difficili reindustrializzazioni ha lasciato un tessuto produttivo fragile, con percorsi di rilancio mai pienamente consolidati.
Il nodo della proroga
Il problema oggi è legato alla scadenza delle misure straordinarie. In assenza di una proroga normativa a livello nazionale i lavoratori rischiano di restare senza alcuna forma di sostegno economico.
Si tratta in molti casi di lavoratori con competenze specifiche maturate in comparti industriali che nel frattempo si sono drasticamente ridotti. La ricollocazione, in contesti territoriali con tassi di disoccupazione elevati, si presenta particolarmente complessa.
“Abbiamo cercato di prendere contatti con il Ministero per capire quello che realmente sta succedendo. Credo che nelle prossime ore dovremmo avere risposte concrete, e immagino che sarà ripristinata la misura per loro“.
L’audizione
Nel corso dell’audizione sono stati ascoltati dirigenti dei dipartimenti competenti, organizzazioni sindacali e delegazioni dei lavoratori interessati. Il confronto si è concentrato su tre direttrici principali, in primis la necessità di una proroga immediata della mobilità in deroga, per evitare un vuoto di tutela. Poi, l’interlocuzione con il Governo nazionale, unico soggetto titolato a intervenire con una norma di rifinanziamento. E la costruzione di percorsi strutturali di reindustrializzazione e politiche attive del lavoro, per non limitarsi a proroghe annuali senza una prospettiva di rilancio.
Si tratta di lavoratori che percepiscono dallo Stato un’indennità che si aggira a circa 450 euro per ciascuno. “Due anni fa in Finanziaria la Regione Siciliana, proprio per andare incontro a questi lavoratori, ha votato con norma un ulteriore sussidio di circa 500 euro per ciascuno di loro proprio per porre un po’ un limite a questo stato di disagio“.
Questa nuova notizia che arriva dal Ministero del Lavoro crea uno stato di agitazione e di preoccupazione, oltre che di natura economica finanziaria, anche di carattere sociale.
“Voglio essere vicino ai lavoratori, assieme ai sindacati, e assieme al governo vogliamo testimoniare il nostro appoggio ad una categoria di lavoratori già ampiamente mortificata negli anni“.




