Mostre, manifestazioni al palazzo di giustizia di Palermo, l’inaugurazione del museo del Presente con la partecipazione di esponenti istituzionali, tornei di calcio e il tradizionale appuntamento sotto l’Albero Falcone: sono solo alcuni degli appuntamenti organizzati per il 34esimo anniversario della strage di Capaci, l’attentato nel quale morirono i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
Si comincia oggi, 22 maggio, con due iniziative dedicate al rapporto tra sport, legalità e contrasto alle mafie, tra Monreale e Corleone. Alle ore 10.30, al Centro Maria Immacolata di Monreale si terrà il convegno “Le mafie nello sport – Lo sport contro le mafie”, organizzato in collaborazione con la Pastorale dello Sport dell’Arcidiocesi di Monreale, la Fondazione Giovanni Paolo II per lo Sport e la rete di magistrati “Sport e Legalità” e l’Associazione Nazionale Magistrati.
La cerimonia sarà trasmessa in diretta su Rai Uno dalle 10 alle 12.30. È prevista la partecipazione dei ministri della Cultura Alessandro Giuli, dello Sport Andrea Abodi, della Giustizia Carlo Nordio e dell’Interno Matteo Piantedosi, oltre a quella della presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo.
L’evento sarà preceduto, il 22 maggio alle 17, nella biblioteca blu di Palazzo Jung, da una conferenza di presentazione del progetto. Alla commemorazione di Giovanni Falcone a Palazzo Jung presenti il prefetto di Palermo Massimo Mariani, il comandante interregionale generale di corpo d’armata Claudio Domizi, il comandante legione carabinieri Sicilia, generale di Brigata Ubaldo Del Monaco, e il comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, generale Luciano Magrini.
Alle 12.30 al Palazzo di Giustizia la presidente della commissione Antimafia Chiara Colosimo e il capo della Dna Giovanni Melillo chiuderanno la due giorni, iniziata il 22 maggio, su “Cooperazione giudiziaria internazionale e processi di integrazione delle organizzazioni criminali transnazionali”.
Nel pomeriggio alle 17:58 il tradizionale appuntamento sotto l’Albero Falcone, in via Notarbartolo, dove davanti a studenti, cittadini e esponenti istituzionali verranno letti i nomi delle vittime della strage di Capaci e di quella di via D’Amelio costata la vita al giudice Paolo Borsellino e alla scorta. All’Albero arriverà anche un corteo, organizzato da associazioni e movimenti, che partirà dal Palazzo di Giustizia alle 15.
Alle 18:30 il teatro Teatro Al Massimo ospiterà il dibattito “Falcone e Borsellino, la verità oltre la mafia”, con l’avvocato Luigi Li Gotti e il senatore Roberto Scarpinato. Il 24maggio nella corte Maqueda di Palazzo Reale di Palermo si svolgerà il concerto “Per non dimenticare”.
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Il ricordo della politica

“La data del 23 maggio ha segnato la storia della Repubblica. La strage di Capaci, manifestazione tra le più sanguinarie della disumanità mafiosa, fu un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani”. Lo scrive il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione nella “Giornata della legalità”.
“Nell’anniversario, il primo pensiero, commosso, va a Giovanni Falcone, a Francesca Morvillo e agli uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, barbaramente uccisi in quel tragico giorno. A loro saranno sempre uniti, con lo stesso filo della memoria, i nomi di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, vittime della medesima strategia eversiva e anch’essi testimoni fino al sacrificio estremo dei valori costituzionali incompatibili con le trame infami della mafia”, aggiunge Mattarella.
“Il 23 maggio – conclude il presidente Mattarella – rappresentò l’avvio della riscossa civile, per questo è divenuto per gli italiani “la Giornata della legalità”.

“Il 23 maggio 1992 l’Italia si fermò di fronte all’orrore della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e collega Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Ricordare oggi questa dolorosa pagina della nostra Storia significa non lasciare che il sacrificio di chi ha dato la vita per la giustizia venga dimenticato”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni su X.
“Anche per questo dal 2002 si celebra la Giornata Nazionale della Legalità: un momento non solo per ricordare le vittime di tutte le mafie, ma per far conoscere soprattutto ai giovani l’importanza della legalità e dell’impegno civile. Perché è dalla memoria e dalle nostre scelte quotidiane che possiamo costruire un futuro libero dalla paura e dall’indifferenza”, conclude Meloni.

“Il sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli uomini della scorta resta una ferita profonda nella storia italiana, ma anche uno dei simboli più forti del coraggio dello Stato nella lotta alla mafia”. Lo scrive il ministro degli Esteri Antonio Tajani su X.
“Ricordare Capaci significa rinnovare ogni giorno l’impegno in difesa della legalità, della giustizia e della libertà. È questo il modo più autentico per onorare il loro sacrificio e trasmetterne l’esempio alle nuove generazioni”, conclude Tajani.

“Trentaquattro anni fa, nella strage di Capaci, persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Quel giorno la mafia colpì magistrati, donne e uomini dello Stato impegnati ogni giorno nella difesa della legalità e della sicurezza dei cittadini. Falcone e i suoi uomini conoscevano i pericoli, erano consapevoli dei rischi eppure scelsero di restare, di continuare a lottare contro la criminalità organizzata. Perché ci sono battaglie che non si possono abbandonare. Oggi rinnoviamo il nostro impegno a custodire la loro memoria e la loro eredità. Perché ricordare non è solo un esercizio di stile ma significa riaffermare con forza quel patto tra generazioni che ci spinge a proseguire lungo la strada tracciata, guidati dai valori che li ispirarono e che ognuno di loro onorò sempre con sacrificio e dedizione. La memoria di Giovanni Falcone e delle vittime delle stragi di mafia vive nelle scelte quotidiane di chi decide di servire lo Stato con onore e responsabilità”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
“Nell’anniversario della strage di Capaci, rendiamo omaggio alla memoria del giudice Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, vittime della violenza mafiosa. Il loro sacrificio continua ancora oggi a parlare alla Nazione e alle nuove generazioni, ricordandoci che il contrasto alla mafia richiede coraggio, senso dello Stato e un impegno quotidiano che non deve mai venire meno.”
Lo dichiara il Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci
“Il 23 maggio 1992 non è soltanto una data tragica della nostra storia. È una frattura. Una linea profonda che attraversa la Repubblica, la nostra coscienza, la nostra memoria. La strage di Capaci voleva colpire lo Stato, intimidire le Istituzioni, spezzare la fiducia dei cittadini nella giustizia e nella legalità. Ma alcune fratture, anche nella storia, non diventano cedimento. Si trasformano in punti di resistenza. Così è per Capaci: una ferita dolorosa, incancellabile, che continua a ricordarci chi siamo, da che parte stare e quale responsabilità abbiamo davanti al Paese. Ci ricorda che la legalità non è un principio astratto, ma una scelta quotidiana. Ci ricorda il sacrificio del magistrato Giovanni Falcone, di sua moglie, Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e degli agenti della Polizia di Stato Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, di cui oggi onoriamo la memoria. Anche per questo il 23 maggio è la Giornata della legalità: per tramandare i valori di coloro che si sono sacrificati per il bene comune. Un testimone da raccogliere, un impegno da portare avanti, un esempio con cui misurarsi ogni giorno”. Così il ministro della Difesa Guido Crosetto.
“Parlare di legalità significa parlare di libertà. E la libertà si difende e si conquista con coraggio, rispetto della dignità, sacrificio. Per me è anche questo il senso della Giornata della Legalità: non esiste vera libertà dove dominano la paura, il ricatto, l’indifferenza o il silenzio”. Così in una nota il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, nel giorno del 34/o anniversario della strage di Capaci e della Giornata della Legalità.
“Gli uomini passano, le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”, ha ancora detto, aggiungendo: “Ricordare la strage di Capaci significa scegliere ogni giorno da che parte stare. Dalla parte della dignità, della giustizia, dello Stato. Dalla parte di chi crede che il bene comune valga più dell’interesse personale”.
“E io sono convinto – ha concluso – che il futuro dell’Italia dipenda anche dalla capacità di continuare a far camminare quelle idee. Con intelligenza, con passione e con coraggio”.
“La mafia va combattuta, sempre, mai abbassare la guardia, perché è in continua trasformazione e trova molti modi di penetrazione nella società. Il dovere delle istituzioni, ma anche di tutti i cittadini, è restare uniti. La politica non si può dividere quando si combatte la mafia, le leggi vanno fatte assieme. Nella mia lunga esperienza politica, ho assistito alla gestazione di leggi importantissime, penso alla stabilizzazione del 41 bis e al sequestro per equivalente, che sono state approvate dall’intero Parlamento. Questa è una vittoria dello Stato”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, partecipando oggi a Palazzo Jung, a Palermo, alla manifestazione per il 34° anniversario della Strage di Capaci.
Nel corso della mattinata, Schifani ha visitato il Museo del Presente della Fondazione Falcone, dove sono in mostra anche le opere degli Uffizi che furono gravemente danneggiate dalla Strage dei Georgofili a Firenze e oggi recuperate.
“Il 23 maggio è la giornata in cui tanti ragazzi, ragazze e cittadini rinnovano il loro impegno civile e ricordano cosa è successo 34 anni fa, ma abbiamo il dovere di trasmettere un messaggio di unità del fronte antimafia, specialmente in giornate di ricordo come questa, perché oggi la mafia torna a rialzare la testa, come se avesse lanciato una sfida: spara nei nostri quartieri, intimidisce imprenditori e lo fa con spavalderia, senza nascondersi. Non possiamo sottovalutare quello che sta avvenendo a Palermo e in giro per la Sicilia, abbiamo il dovere di tenere alta la vigilanza e chiamare tutte le istituzioni a fare fino in fondo il proprio dovere. Di fronte alla violenza di chi vuole riportarci a quel passato plumbeo dobbiamo isolare vecchi e nuovi boss in ascesa e restare uniti”. Lo ha detto il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, in occasione del 34esimo anniversario della strage di Capaci.

“Sono trascorsi 34 anni dall’eccidio in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo. Veri servitori dello Stato ed esempio civico per le nuove generazioni. Falcone resta un modello indelebile per tutti coloro che combattono ogni forma di criminalità organizzata, non soltanto in Sicilia.
Le sue parole “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini” sono scolpite nella coscienza civica di tutti i siciliani onesti e sono un monito per le nuove generazioni. Dopo le stragi del 1992, lo Stato ha reagito contrastando con determinazione il fenomeno mafioso, ma i continui fatti di cronaca ci dimostrano che la mafia non ha ancora piegato del tutto la testa. Per questo motivo la guardia deve restare alta e ognuno di noi deve dare il proprio contributo quotidiano nella lotta per la legalità”. È quanto dichiarato dal deputato regionale Marco Intravaia, componente della Commissione Regionale Antimafia, nel giorno in cui si commemora il trentaquattresimo anniversario della Strage di Capaci.
“La strage di Capaci ha segnato in modo indelebile la storia del nostro Paese e continua a scuotere la coscienza civile di tutti i cittadini. Nel trentaduesimo anniversario di quell’orribile attentato, ricordiamo con profonda commozione il sacrificio del giudice Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro“, così in una nota Giuseppe Antoci, europarlamentare del Movimento 5 Stelle.
“Sbaglia chi considera la lotta alla criminalità organizzata come una sfida tutta italiana. Le mafie operano oggi con reti transnazionali, sfruttando flussi finanziari globali, nuove tecnologie e vuoti legislativi. Per questo l’Unione europea rappresenta un attore decisivo nel contrasto al crimine organizzato. L’UE ha già messo in campo strumenti fondamentali – da Europol alla Procura europea, fino alla Direttiva sul recupero dei beni confiscati – ma è necessario rafforzare ulteriormente la cooperazione giudiziaria, l’armonizzazione delle norme antimafia e la capacità di tracciare i capitali illeciti che attraversano i confini europei. Su questo il nostro impegno al Parlamento europeo è totale a partire dall’inserimento del reato associativo nella nuova direttiva sul crimine transnazionale che arriverà ad ottobre. L’Europa può essere un moltiplicatore di legalità, trasparenza e giustizia se continuiamo a onorare davvero la memoria di chi Giovanni Falcone e di tutti quelli che hanno dato la vita per la libertà e lo Stato di diritto“, conclude Antoci.

“Trentaquattro anni fa la strage di Capaci che uccise cinque servitori dello Stato e diede un colpo durissimo alla speranza dei siciliani che credevano nella legalità e nella trasparenza. Quella speranza, però, non è morta e si è fortificata grazie ai successi delle forze dell’ordine e della magistratura contro quel cancro che è Cosa nostra. Sta a noi, adesso, continuare quotidianamente questo percorso di rinascita reagendo ai tentativi della criminalità che prova a riprendere campo, affinché il sacrificio di chi ha perso la vita nella lotta alla mafia non sia vano. Come non sia vano il sacrificio di Falcone, un grande magistrato osteggiato in vita da colleghi e politici che ne temevamo la capacità di andare al fondo della verità”. Lo dice il senatore di Fratelli d’Italia, Raoul Russo, componente della commissione parlamentare Antimafia, ne giorno dell’anniversario della strage di Capaci, dove persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre agenti di scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
“Registriamo purtroppo, in questi tempi, alcuni gravi episodi di recrudescenza della criminalità mafiosa, uniti al serpeggiare di un ritorno a un’incultura che, anche attraverso i social, torna a rappresentare il potere mafioso come un valore positivo. Per questo – conclude Russo -, oggi non è un semplice esercizio di memoria, ma una ripartenza nell’impegno antimafia: vero, sostanziale, non da passerella”.
“Il 23 maggio resta una delle pagine più dolorose ma anche più decisive della storia repubblicana. La strage di Capaci fu, come ha ricordato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani. Ma da quella violenza mafiosa nacque anche una straordinaria risposta civile dello Stato e dei cittadini”, lo dichiara il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla.

“Quando ci chiudevamo qui con Falcone avevamo la nostra piccola oasi per lottare contro la mafia’. Questa mattina ho provato una profonda emozione ascoltando le testimonianze di chi c’era qui fra le stanze del ‘bunkerino’ del Tribunale di Palermo in cui Giovanni Falcone con Paolo Borsellino si batteva con tutte le sue energie morali e fisiche per sconfiggere la mafia”. Così, su Facebook, il leader del M5s Giuseppe Conte.
“Oggi è il giorno del ricordo e dell’omaggio a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani e di tutte le vittime della mafia. Davanti all’albero Falcone oggi si rinnova quel sentimento di riscossa e di riscatto che, dopo le stragi del 1992-1993, ha scosso noi siciliani ma anche l’intera nazione. E dobbiamo continuare a tenere alto il livello di attenzione rispetto alla criminalità mafiosa divenuta, se vogliamo, ancora più subdola e insinuante. E purtroppo per alcuni ancora attraente. Non ci sono più delitti eclatanti, l’ala criminale è stata decimata grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura. Ma c’è, da un lato una grande disponibilità di armi come testimoniano i recenti atti intimidatori a colpi di mitra, a Palermo. E dall’altro la mafia fa business, ha ingenti capitali da investire nell’economia legale, mira ai grandi appalti pubblici, cerca ancora collusioni con certa politica incapace di respingere le sue lusinghe”. Lo dichiara il segretario del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, in occasione del XXXIV anniversario della strage di Capaci.
“Oggi è il Giorno della Memoria, della strage di Capaci, del dolore fortissimo che attraversò l’Italia intera, quel pomeriggio del 23 maggio. E che non si è mai fermato. Ma è anche il giorno dell’ipocrisia, purtroppo. Sento ricordare Falcone e Borsellino da persone che non si sono mai occupate di mafia, che non l’hanno mai conosciuta sulla pelle, per fortuna loro. O perchè erano troppo giovani, in quei giorni duri della storia del nostro Paese, o perchè nelle loro parole leggo solo il bisogno di ‘esserci’ per forza. Grazie, ne possiamo fare a meno. La mafia oggi si è trasformata e circola indisturbata nei circoli sportivi, nelle sedi dei partiti, nelle parentele che occupano poltrone da cui possono ascoltare, vigilare, e riferire. E’ un’immagine seppiata di un mondo che resiste a tutto. Un mondo abitato da gente che sul proprio vocabolario ha cancellato la parola legalità e l’ha sostituita con le parole ‘interesse individuale'”. Lo dichiara Rita Dalla Chiesa, vicepresidente dei deputati di Forza Italia.
“Oggi più o meno tutti i politici ricorderanno Giovanni Falcone, il suo sacrificio e quello della moglie e della scorta. E lo faranno anche coloro che in questi anni al governo hanno colpito e logorato gli anticorpi dello Stato contro la criminalità organizzata. Limitando le intercettazioni. Cancellando l’abuso d’ufficio. Attaccando senza sosta giudici e magistrati. Definendo le tasse ‘pizzo di Stato’. Colpendo la Corte dei Conti per impedire di fare il proprio lavoro di controllo. Intrattenendo rapporti opachi con esponenti di cosche e criminalità organizzata. Tenendo tra le proprie fila chi è vicino a quei mondi, con liste interminabili di indagati e condannati. Ecco, questi politici e governanti farebbero bene a risparmiarsi le parole. E a chiedere scusa, prima di farsi da parte e permettere di ricostruire ciò che hanno demolito.” Lo scrive su Facebook il deputato di Avs Nicola Fratoianni.

“Oggi ricordiamo una delle pagine più dolorose e decisive della storia della nostra Repubblica. Un attentato che ha segnato profondamente la coscienza civile del nostro Paese e che continua a rappresentare un monito contro ogni forma di criminalità mafiosa e di cultura dell’illegalità”. Così dichiara l’onorevole Mario Giambona in occasione della commemorazione della strage di Capaci,
“Nel giorno della commemorazione – aggiunge l’esponente Dem – il ricordo di Giovanni Falcone deve tradursi in un impegno concreto e quotidiano per la legalità, la giustizia e la difesa delle istituzioni democratiche. La sua eredità morale e professionale appartiene a tutta l’Italia e alle nuove generazioni che continuano a guardare al suo esempio con rispetto e riconoscenza”.
“Per questo motivo – conclude Giambona – il 23 maggio non dovrebbe mai diventare terreno di polemica. Che ognuno voglia la primogenitura sulle iniziative che nascono da un sentimento diffuso è un errore, perché queste devono essere giornate che appartengono all’intera comunità nazionale e che devono unire, non dividere. La memoria di Falcone e di tutte le vittime della mafia richiede sobrietà, responsabilità e spirito di unità”.
“Ricordo ancora quel pomeriggio del 23 maggio del 1992, quando rimanemmo (quasi) tutti sconvolti e l’Italia si fermò davanti alla strage di Capaci che strappò la vita a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e agli uomini della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo. Sembrava il senso della resa, ma Palermo si ribellò, e con lei la Sicilia e l’Italia intera. Lo testimonia anche la giornata di oggi, che rappresenta la cifra della sfida che si rinnova richiamando la memoria di quei giorni di 34 anni fa, a difesa della democrazia, della legalità e della vita. La mafia voleva piegare una comunità, annientare la capacità di risposta dello Stato e acquisire consenso attraverso la paura, invece in questi lunghi anni ci ha accompagnato la forza, la voglia e la capacità di reagire. Senso dello Stato, rispetto delle regole e spirito di sacrificio sono i valori che ispirano la lotta alla criminalità organizzata, che ritroviamo anche nell’anima dello sport, in tutte le sue forme, per il benessere delle persone e delle comunità”. Lo scrive su X Andrea Abodi, ministro dello Sport e Giovani.
“La nostra missione pubblica si consacra nella custodia di questo patrimonio di valori, nella acquisizione diffusa della loro piena consapevolezza, nella condivisione che contribuisce alla coesione sociale, nella quotidiana interpretazione che dà forma e coerenza alle sole parole”, aggiunge il ministro.
“Non riusciamo a credere che in un giorno come questo, che dovrebbe essere dedicato al ricordo commosso e al silenzio deferente per le vittime della strage di Capaci, ci sia chi come gli esponenti del Movimento Cinquestelle in Commissione Antimafia si lasci andare a una polemica dai toni e dai contenuti avvilenti. È evidente che simili dichiarazioni, strumentali, sterili e preconcette, qualificano chi scrive e non certo chi le riceve. Anzi alla luce di quanto sta emergendo in Commissione, e che vede protagonisti proprio alcuni esponenti del M5S, non accettiamo lezioni. Il lavoro della Commissione sta finalmente facendo chiarezza, e diremmo anche giustizia, su quanto accadde in quegli anni terribili che portarono prima alla strage di Capaci e poi a quella di via D’Amelio. Come in più occasione ha ribadito la stessa premier Giorgia Meloni per Fratelli d’Italia la lotta alla mafia rappresenta un punto imprescindibile della nostra azione politica. Stanno i fatti, il lavoro parlamentare e quello del governo a testimoniarlo, che non possono assolutamente essere messi in discussione da chi ancora oggi si ostina ad ostacolare la verità su quanto accadde a due eroi contemporanei del nostro tempo: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”. Lo affermano in una nota congiunta i componenti di Fratelli d’Italia della Commissione Antimafia.




