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Le precisazioni

Asp Ragusa, novità per il trasferimento del reparto oncologia

giovedì 21 Novembre 2024
L’Asp di Ragusa precisa che il trasferimento del reparto di Oncologia presso i locali del P.O. “Giovanni Paolo II” è auspicato da anni. L’attuale Direzione strategica ha deciso di darvi corso con l’obiettivo di tutelare la salute dei pazienti oncologici, garantendo una maggiore celerità ed efficienza nella diagnosi e nella cura.
Si tratta di un percorso che, come tale, ha necessitato di alcuni passaggi propedeutici: in primis, l’istituzione di una commissione tecnica, composta dal Direttore sanitario aziendale, dal Direttore sanitario di presidio, dai Direttori delle Unità operative coinvolte (Oncologia, Chirurgia, Urologia). In data 21 novembre, il tavolo ha formulato una proposta che rispettasse i requisiti clinici, igienico-sanitari e organizzativi: essa prevede il trasferimento di n.7 posti letto di degenza di Oncologia al P.O. “Giovanni Paolo II”, dove i pazienti potranno disporre di servizi non disponibili nell’ubicazione attuale del “Maria Paternò Arezzo”: dal Pronto Soccorso alla Cardiologia, passando per l’Anestesia, la Radiologia, il Laboratorio Analisi, la Medicina Nucleare e l’Unità Farmaci Antiblastici (potenziata di recente).
La nuova sede permetterà di ridurre, ad esempio, i tempi di esecuzione degli esami (TAC, Risonanze magnetiche, Ecografie, Esami di laboratorio) che finora hanno comportato ai pazienti degli spostamenti quotidiani fra i due presidi. Inoltre, è scongiurata la commistione fra pazienti oncologici e urologici, giacché i posti letto dei due reparti sono “esclusivamente dedicati”. Il personale infermieristico e gli operatori socio-sanitari, infatti, saranno dedicati all’esclusiva gestione di ciascuna Unità operativa e non saranno in alcun modo interscambiabili durante il turno di servizio.
Al contempo è già stato avviato il potenziamento del DH Oncologico, un percorso totalmente distinto e indipendente rispetto al ricovero ordinario, che passerà da 12 a 16 posti letto, da cui discende la possibilità di trattare almeno un terzo dei pazienti in più rispetto agli attuali.
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