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Bufale e non, sul grano ammuffito arrivato dal Kazakistan

mercoledì 18 Aprile 2018

Vi ricordate il carico di 5 mila tonnellate di grano kazako (valore superiore a 1,2 milioni di euro) arrivato su una nave russa e bloccato a Pozzallo lo scorso 15 marzo perché definito “non compatibile con il genere umano” dal Servizio Fitosanitario Regionale insieme a Sanità Marittima e Corpo Forestale? In tanti si sono preoccupati quando hanno letto che, grazie a un provvedimento del Tar di Catania, sarebbe stato rimesso in circolazione. In realtà, si legge in una nota dell’assessore all’agricoltura Edy Bandiera, il Tar non ha revocato alcun provvedimento della Sanità Marittima e del Servizio Fitosanitario regionale e il carico di grano duro si trova a tutt’oggi nelle stive della nave ed è sotto sigillo dell’Autorità che ha emesso il provvedimento.

«Dal provvedimento del Tar non deriva alcuna autorizzazione alla trasformazione e alla commercializzazione del cereale – afferma Bandiera, citando il decreto del Tar – bensì è stata riconosciuta unicamente la possibilità di effettuare, ante causam, un’operazione di cernita del cereale danneggiato a causa della presenza di muffa e umidità, da quello apparentemente sano, che sarà ulteriormente sottoposto ai controlli di legge».

Se è così, è anche legittimo fare qualche riflessione. Anzitutto: chissà come e quanto si saranno potute sviluppare le muffe durante i trenta giorni in cui quel grano è stato chiuso nelle stive della nave (chi non ha mai dimenticato qualcosa in frigo sperimentando come sia veloce la propagazione delle muffe?).

E poi: la selezione e la separazione della frazione ammuffita da quella non contaminata a cosa potrebbe preludere se non al fatto che la frazione “buona” possa essere utilizzata forse anche solo per l’alimentazione del bestiame?

E infine. I consumatori avveduti e istruiti gettano nella spazzatura qualsiasi cibo che presenti tracce di muffa perché gli esperti più volte hanno avvertito che è inutile allontanare solo la parte contaminata: le micotossine migrano velocemente e vanno molto al di là della zona infetta che riesce a vedere l’occhio umano. E le micotossine sono pericolose per la salute umana.

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