Un uomo solo al comando. Roberto Lagalla non può ancora far affidamento sul proprio esecutivo alla Città Metropolitana di Palermo. A nove mesi di distanza da quel 27 aprile 2025 in cui si è determinata l’attuale conformazione del Consiglio Metropolitano, il numero uno di Palazzo Comitini non ha ancora nominato nè il vicesindaco metropolitano nè i consiglieri delegati. Per il primo si tratta di una scelta politica ben precisa. Sui secondi invece si attende l’ok dell’Assemblea dei Sindaci allo Statuto. La prossima riunione è convocata per il 29 gennaio. Anche se non appare scontato che si raggiunga il quorum del 50%+1 degli amministratori necessario a dare validità al voto.
Consiglio Metropolitano a rilento, tante assenze in questi nove mesi
Un’impasse le cui conseguenze sono storia. Le delibere importanti votate in aula in questi nove mesi si possono contare sulle dita di un mano. Tante sedute sono andate a vuoto. In altre si sono votati solo atti tecnici, come i debiti fuori bilancio. Insomma, non quello che ci si aspettava di vedere in un organo politico il cui ritorno era stato chiesto a gran voce da tutte le compagini del panorama regionale. Anche l’ultima seduta tenuta a Sala Martorana nella giornata di ieri ha visto poche presenze. Al momento dell’appello che ha aperto i lavori, in aula risultavano presenti 8 consiglieri su 19. E appena la discussione stava per spostarsi sugli atti principali della convocazione, ovvero la trattazione del Dup e la revisione delle quote azionarie nelle società Partecipate (soprattutto Gesap), è stato chiesto ed ottenuto un rinvio per ulteriori approfondimenti. Questioni di cui si riparlerà il 4 febbraio alla presenza, fra gli altri, dell’AD di Gesap Gianfranco Battisti.
La burocrazia blocca la nomin dei consiglieri delegati
La domanda sorge spontanea: come si è arrivati a questa situazione? La risposta è tanto semplice quanto complessa. La burocrazia. In primo luogo, dopo anni di vuoto amministrativo, la Città Metropolitana si è dotata di un nuovo Statuto, ovvero l’atto che al suo interno contiene alcuni principi generali dell’ente e la sua futura organizzazione. A cominciare dal numero e dalle competenze dei consiglieri delegati. Figure scelte fra i consiglieri metropolitani e che svolgeranno funzioni di supporto al sindaco. Pur trattandosi di posizioni completamente a titolo gratuito, le stesse risultano ambite in quanto chi sarà chiamato in causa potrà gestire importanti deleghe, come quella alle infrastrutture o all’edilizia scolastica.
Serve l’ok dell’Assemblea dei Sindaci
Nonostante l’approvazione dello Statuto sia arrivata a fine ottobre, seppur dopo mesi di attesa rispetto agli esiti del tavolo tecnico regionale, i consiglieri delegati non sono stati ancora nominati. Manca infatti un ulteriore passaggio burocratico, ovvero la ratifica del documento da parte dell’Assemblea dei Sindaci. La prossima riunione è prevista per il 29 gennaio. Ma per dar luogo ad un voto valido, l’organo di controllo dovrà vedere la presenza di almeno la metà più uno dei sindaci della provincia di Palermo, ovvero 42 su 82, i quali dovranno essere rappresentativi di almeno 300.000 abitanti.
Fatto per il quale è già partita la chiamata a raccolta dei primi cittadini dell’hinterland. Una volta giunto l’ok, il sindaco dovrà procedere alla nomina dei consiglieri delegati. Secondo lo Statuto approvato dal Consiglio Metropolitano, gli stessi potranno essere fino ad un massimo di nove. Ovvero, uno ogni due consiglieri provinciali. Caselle che dovranno essere ripartite in base agli equilibri d’aula. Al momento, Sala Martorana vede una maggioranza composta 5 consiglieri metropolitani di Forza Italia, 3 di Fratelli d’Italia, 2 della Democrazia Cristiana (dopo l’abbandono di Giuseppe Tripoli, passato in questi giorni a Forza Palermo), 1 della Lega e 1 di Lavoriamo Per Palermo-Grande Sicilia.
Chi sarà il vicesindaco metropolitano?
Un quadro dal quale emerge un’indicazione anche per la futura casella del vicesindaco metropolitano. Roberto Lagalla sceglierà con ogni probabilità un profilo fra quelli del gruppo di Forza Italia. Nomina svincolata dalla questione legata allo Statuto ma che è stata rinviata per opportunità politica. Ed è anche per questo che si spiega come, ad oggi, il gruppo azzurro non abbia ancora scelto il proprio capogruppo a Sala Martorana.




