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I lavori in diretta

Cronache di una morte annunciata, secondo ko in un mese per il terzo mandato dei sindaci

mercoledì 11 Marzo 2026
seduta sala d'Ercole Ars

E’ l’ora del verdetto. Sala d’Ercole è tornata ad esprimersi sul terzo mandato consecutivo per i sindaci dei Comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti. A distanza di circa un mese dall’approvazione del ddl Enti locali, proviene dalla stesura del disegno di legge 738, con norme ordinamentali della Finanziaria 2025 (CLICCA QUI), la norma, che punta ad allineare la Sicilia con il resto delle Regioni d’Italia, ancora una volta è stata sottoposta al vaglio dell’aula. In quell’occasione fu il voto segreto a decidere l’esito, con un brusco scivolone che depennò l’articolo dal testo. Un film, che come anticipato largamente da diverse indiscrezioni, si è ripetuto, rendendo vano e inutile il lavoro svolto nelle ultime due settimane. 

Un clima teso che non aiuta le attività parlamentari. Il ddl sulla dirigenza regionale, che avrebbe dovuto iniziare il suo percorso con la discussione generale, è stato ritirato in I Commissione Affari Istituzionali dal presidente Ignazio Abbate. Piove sul bagnato all’Ars.

L’esito del voto a Sala d’Ercole

Al termine degli interventi il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha posto in votazione l’articolo 1. Subito richiesta di voto segreto sull’emendamento soppressivo del deputato del Movimento 5 Stelle Nuccio Di Paola.

L’esito è netto: 43 a 18 e terzo mandato bocciato. E ancora ci proviamo“: è il commento a cui si è lasciato andare il presidente Galvagno.

Polemiche prima del voto

Nuove polemiche prima di aprire le danze.

Il capogruppo del Partito Democratico Michele Catanzaro ha puntato il dito contro il governo “il vicepresidente Sammartino si prenderà le responsabilità di questo voto“. All’attacco anche i pentastellati Nuccio Di Paola, che ha ribadito l’intenzione del suo gruppo di avanzare la richiesta di voto segreto, e il capogruppo Antonio De Luca.

In difesa del terzo mandato il deputato di Fratelli d’Italia Pino Galluzzo e il capogruppo di Sud chiama Nord Cateno De Luca: “Chiedo ai colleghi – ha dichiarato il sindaco di Taormina – di evitare voto segreto. Ognuno si assuma le proprie responsabilità verso i sindaci che meritano lo stesso trattamento dei loro colleghi nel resto d’Italia. Siamo in questa condizione a causa delle faide all’interno della maggioranza. Lo sanno anche i muri che questa norma verrà bocciata“.

Sulla stessa onda l’appello del presidente della VI Commissione Salute Pippo Laccoto e del deputato dell’Mpa Giuseppe Geremia Lombardo, che hanno ricordato la sentenza della Corte Costituzionale e la possibilità che i sindaci in oggetto possano effettuare ricorsi: “Evitiamo che sia la via giurisdizionale a decidere sul terzo mandato“. A favore dell’introduzione del terzo mandato anche il deputato del gruppo misto Gianfranco Miccichè, che si è detto preoccupato per l’autonomia dell’aula a causa della diffida giunta all’Assemblea da parte dei sindaci di Agira e di Serradifalco.

Quella lettera quasi minatoria è un argomento che permette all’opposizione e parte della maggioranza di esprimersi su questo“. E’ così intervenuto il capogruppo di FdI Giorgio Assenza, che ha aggiunto: “Siamo qui per cercare di dare giustizia al nostro elettorato passivo e ai sindaci e rifaccio il mio appello contro il voto segreto e che questa norma non abbia meno importanza della rappresentanza di genere al 40% nelle giunte comunali“. In linea anche il capogruppo di Forza Italia Stefano Pellegrino: “E’ una sentenza che abbiamo l’obbligo di rispettare. C’è una strumentalizzazione del voto segreto e un impiego arrogante. Questa è una questione tecnico-giuridica, oltre il fatto politico o territoriale. Sono questioni politiche basse e becere. La dichiarazione di voto di Forza Italia è favorevole alla norma“.

La conferenza dei capigruppo: l’Ars si ferma per il referendum

Il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha aperto i lavori al termine della conferenza dei capigruppo, durante la quale è stato stabilito il calendario dei lavori per le prossime settimane. Le attività dell’Assemblea saranno sospese, salvo particolari esigenze, nel corso della prossima settimana, in vista del referendum sulla giustizia che chiamerà tutti gli italiani alle urne domenica 22 e lunedì 23 marzo.

Sala d’Ercole tornerà a riunirsi martedì 24 marzo per la riforma della dirigenza e l’avvio della discussione generale del ddl relativo alla variazione di bilancio in relazione alla cancellazione del debito delle Regioni nei confronti dello Stato riguardante le anticipazioni di liquidità. Mercoledì 25 è attesa la votazione e il via libera alla discussione generale dello stralcio proveniente dalla VI Commissione Salute, la cui votazione è stata calendarizzata per martedì 31 marzo.

Il mese di aprile si aprirà con l’attività ispettiva, con rubrica afferente all’assessore all’Ambiente Giusi Savarino. Attività ispettiva è prevista anche per martedì 7 aprile, capitolo che verrà successivamente comunicato dal governo, mentre da mercoledì 8 aprile ripartirà l’esame dei ddl già esitati per l’aula.

La seduta di ieri

Alle ore 12:00 di oggi è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti, ma il ddl ha compiuto i primi passi ieri (CLICCA QUI).

Prima il disco verde in I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, anche relatore del testo, poi l’avvio della discussione generale, dove però i veri protagonisti sono stati la guerra in Iran e le ricadute economiche sull’Isola e le indagini che hanno travolto la sanità siciliana, con il direttore generale del Policlinico di Messina, Salvatore Iacolino, transitato da pochi giorni dal Dipartimento della Pianificazione Strategica alla città dello Stretto, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dall’aver agevolato Cosa nostra.

A sollevare polemiche è stato l’annuncio del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, relativo alla diffida dei primi cittadini di Agira, nell’Ennese, Maria Gaetana Greco, e di Serradifalco, nel Nisseno, Leonardo Burgio, intenzionati a ricandidarsi al termine del loro secondo mandato, indirizzata all’Assemblea. L’esponente di Fratelli d’Italia ha però sottolineato che Sala d’Ercole continuerà a lavorare in piena autonomia, senza condizionamenti esterni.

Insomma, portare a casa la norma, nonostante i solleciti di Anci Sicilia e di alcuni sindaci, non sarà semplice. Il deputato del Movimento 5 Stelle Nuccio Di Paola ha già esposto la volontà del proprio gruppo parlamentare di ricorre al voto segreto. Un’affermazione mal gradita dal capogruppo di FdI Giorgio Assenza, pronto sul piede di guerra: “Chiederò che ciascuno faccia la propria singola dichiarazione di voto. Poi con il voto segreto ognuno si assumerà le proprie responsabilità“.

Cosa prevede il ddl

Il disegno di legge mira a rimuovere il limite dei due mandati nei Comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti. Qualora dovesse giungere il via libera si estenderebbero a tre i mandati nei Comuni con popolazione compresa tra i 5mila e i 15mila abitanti. Nessun limite invece nei Comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti.

A far riemergere il tema con prepotenza nelle scorse settimane erano stati Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario di Anci Sicilia, sbandierando la sentenza n. 16/2026 della Corte Costituzionale, depositata il 19 febbraio 2026, che indica la norma regionale come incostituzionale, ribadendo “che restrizioni al diritto di elettorato passivo non possono essere introdotte con scelte regionali difformi e prive di specifiche giustificazioni, perché incidono su diritti politici fondamentali e alterano l’equilibrio democratico“. Amente e Alvano hanno così “trasmesso una richiesta formale al presidente della Regione siciliana e al presidente dell’Assemblea regionale siciliana, affinché si intervenga immediatamente sulla disciplina dei limiti di mandato dei sindaci, adeguandola ai principi dell’ordinamento nazionale“. L’ordinamento vigente, l’articolo 3 della legge regionale n. 7/1992, prevede il tetto massimo dei tre mandati consecutivi nei Comuni sotto i 5mila abitanti e il limite dei due mandati nei Comuni con popolazione compresa tra i 5mila e i 15mila abitanti.

I tempi stringono. Il 24 e il 25 maggio saranno chiamati al voto 70 Comuni siciliani. Alcuni di questi sono direttamente chiamati in causa e qualora tutto dovesse filare per il verso giusto importanti novità potrebbero riguardare alcuni primi cittadini uscenti, il cui futuro resta in bilico in attesa di una nuova risposta da parte di Sala d’Ercole.

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