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I lavori

Terzo mandato dei sindaci, discussione generale a Sala d’Ercole: i sindaci di Agira e Serradifalco diffidano l’Ars

martedì 10 Marzo 2026
ars sala d'ercole

E’ la settimana del terzo mandato. I sindaci siciliani osserveranno con particolare attenzione i lavori tra le mura di Palazzo dei Normanni. Dopo gli scontri a viso aperto andati in scena la scorsa settimana a Sala d’Ercole, adesso gli occhi sono tutti puntati sul ddl, che secondo calendario, in appena due giorni, tornerà sotto la ghigliottina dell’aula, tra veleni, franchi tiratori e voto segreto. Un epilogo che appare già scritto ascoltando e raccogliendo gli implacabili malumori che da mesi attanagliano l’Ars.

Via alla discussione generale, ma il focus è un altro

Al termine della relazione, è stata parte alla discussione generale in aula. Il focus, però, non è più il terzo mandato, ma la guerra in Iran e le ricadute economiche sull’Isola e le indagini che hanno travolto la sanità siciliana, con il direttore generale del Policlinico di Messina, Salvatore Iacolino, transitato da pochi giorni dal Dipartimento della Pianificazione Strategica alla città dello Stretto, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dall’aver agevolato Cosa nostra.

Il presidente Abbate espone la relazione

Si entra così nel vivo dei lavori, con la presentazione della relazione del disegno di legge illustrata dal presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate, relatore del testo: “Il presente disegno di legge, che si propone per l’approvazione, intende recepire la normativa nazionale in tema di numero massimo di mandati consecutivi per i sindaci dei Comuni della Regione. La sentenza n.16 del 2026 della Corte costituzionale ha sancito come la vigente normativa statale in materia di elettorato passivo, di ineleggibilità, di incandidabilità e di incompatibilità sia espressione di ‘un punto di equilibrio’ tra ‘i diversi interessi costituzionali’, e assicurerebbe ‘un’esigenza (…) di uniformità normativa su tutto il territorio nazionale’. Addirittura la Corte si spinge ad affermare che eventuali esigenze nel coniugare uniformità e differenti evoluzioni di realtà politico sociali nelle varie realtà regionali spettino al legislatore statale e relativi ‘margini per una normazione regionale in materia possono sempre essere identificati dalla legge dello Stato’. Con riferimento alla disciplina vigente nella Regione siciliana, si evidenziano talune sostanziali difformità rispetto alla normativa nazionale: la mancata previsione della possibilità di realizzare un terzo mandato consecutivo per i sindaci dei Comuni con popolazione compresa fra i 5 ed i 15 mila abitanti, il limite, posto ad un massimo di tre mandati consecutivi, per i Comuni con popolazione pari o inferiore ai 5 mila abitanti, la previsione dell’ineleggibilità in luogo dell’incandidabilità e la possibilità di prevedere un mandato aggiuntivo per i sindaci dei Comuni aventi una popolazione compresa tra 5 e 15 mila abitanti nel caso in cui il mandato abbia avuto durata inferiore a due anni, sei mesi ed un giorno. Pertanto, con l’articolo 1 sono introdotte le necessarie modifiche all’articolo 3 della legge regionale 26 agosto 1992, n. 7, prevedendo l’adeguamento al contenuto dell’articolo 51 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. L’articolo 2 prevede che le suddette modifiche si applicheranno a decorrere dal primo rinnovo degli organi comunali successivo alla data di entrata in vigore della legge. Infine, l’articolo 3, prevede l’entrata in vigore della legge il giorno stesso della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della Regione“.

I sindaci di Agira e Serradifalco diffidano l’Ars

Il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha aperto la seduta a Sala d’Ercole. L’esponente di Fratelli d’Italia ha annunciato ai presenti che i primi cittadini di Agira, nell’Ennese, Maria Gaetana Greco, e di Serradifalco, nel Nisseno, Leonardo Burgio, intenzionati a ricandidarsi al termine del loro secondo mandato, hanno presentato una diffida nei confronti dell’Assemblea regionale, intimando Sala d’Ercole ad allinearsi con la normativa nazionale. Galvagno ha letto una nota sottolineando come la diffida non sia “un atto formale utilizzabile contro l’Assemblea, che non può subire condizionamenti esterni“.

La notizia ha riscaldato gli animi tra i banchi di Sala d’Ercole, sollevando diverse polemiche. Tra i vari interventi anche quello del deputato del Movimento 5 Stelle Nuccio Di Paola che ha già annunciato la richiesta del voto segreto da parte del suo gruppo domani nel corso della votazione. I temi franchi tiratori e scrutinio segreto sono stati rilanciati dal capogruppo di Fratelli d’Italia Giorgio Assenza: “Chiederò che ciascuno faccia la propria singola dichiarazione di voto. Poi con il voto segreto ognuno si assumerà le proprie responsabilità“. Bocciata la pregiudiziale del dem Dario Safina per eliminare dall’ordine del giorno il ddl.

Via libera in I Commissione

Il ddl sul terzo mandato dei sindaci supera il primo ostacolo. La I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, ha dato il via libera al testo, che adesso sarà incardinato in aula. Il disegno di legge è stato approvato con 8 voti favorevoli e 3 contrari (Angelo Cambiano e Lidia Adorno del M5S, Mario Giambona del PD).

Nel corso dei lavori in Commissione sono state apportate alcune modifiche, con l’approvazione di due emendamenti a stampo tecnico, tra questi quello che sopprime dall’articolo 1 “è consentito un quarto mandato se uno dei mandati precedenti ha avuto durata inferiore a due anni, sei mesi e un giorno, per cause diverse dalle dimissioni volontarie“.

I prossimi passi all’Ars e la mobilitazione dei sindaci

Il primo appuntamento è fissato per oggi alle ore 11:30 in I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate. Il ddl è stato incardinato martedì scorso al termine della conferenza dei capigruppo convocata dal presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, accogliendo così la richiesta avanzata dal gruppo di Sud chiama Nord. Con il voto favorevole dei due terzi è stato dato così il via libera per depositare il testo, a prima firma Salvo Geraci, capogruppo della Lega, e sottoscritto anche dagli alleati: Ignazio Abbate (DC), Giorgio Assenza (FdI), Giuseppe Geremia Lombardo (Mpa) e Stefano Pellegrino (FI). A questi si aggiunge anche Giuseppe Lombardo di ScN.

Incassato il disco verde in Commissione, il disegno di legge sarà incardinato a Sala d’Ercole e già nel pomeriggio è prevista la discussione generale. Domani, mercoledì 10, il termine per la presentazione degli emendamenti previsto per le ore 12:00 e la votazione. La decisione non è stata ben accolta da tutti i deputati regionali e tra questi il capogruppo del Movimento 5 Stelle Antonio De Luca ha espresso il disappunto del proprio gruppo parlamentare. Insomma, si preannuncia una guerra senza esclusione di colpi (CLICCA QUI).

Intanto i sindaci sono passati all’attacco, scrivendo nei giorni scorsi una lettera al presidente della Regione Siciliana, al presidente dell’Assemblea e a tutti i deputati per chiedere l’allineamento della normativa regionale a quella nazionale, entrando poi nel merito del dibattito politico, respingendo le accuse secondo cui la richiesta di modifica dell’ordinamento sarebbe dettata dalla volontà di “restare attaccati alla poltrona”. Dalla parte dei primi cittadini è scesa anche l’Associazione per la sussidiarietà e la modernizzazione degli Enti locali (Asmel), pronta a mette a disposizione un supporto legale ai sindaci che intendono candidarsi nel rispetto della normativa nazionale, pronti a ricorrere in sede giurisdizionale contro le norme regionali preclusive.

Un ritorno a Sala d’Ercole

Non si tratterebbe di un esordio assoluto per la norma. All’interno del ddl Enti locali, testo proviene dalla stesura del disegno di legge 738, con norme ordinamentali della Finanziaria 2025(CLICCA QUI), approvato con estrema fatica in aula a metà febbraio, l’apertura al terzo mandato dei sindaci era presente all’interno dell’articolato. In tal senso, il limite dei due mandati sarebbe rimasto nei Comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti. La possibilità di estendere i mandati a tre consecutivi sarebbe stata estesa ai Comuni con popolazione compresa tra i 5mila e i 15mila abitanti. Nessun limite invece nei Comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti. Lo stesso schema sarà così riproposto.

Il terzo mandato rappresentava una delle tre norme, contenute all’interno del disegno di legge, utili per allineare la Sicilia alle altre Regioni italiane, insieme al consigliere supplente e alla rappresentanza di genere al 40% nelle giunte comunali. Quest’ultima è stata alla fine l’unica sopravvissuta. Le altre due sono crollate sotto i colpi dei franchi tiratori. Attimi di fuoco tra i banchi di Sala d’Ercole ricordati anche dal presidente Galvagno: “Auspico davvero che, così come avvenuto in occasione del voto sulla parità di genere nelle amministrazioni comunali, che in aula non venga richiesto il voto segreto per trincerarsi ma si proceda con voto palese mettendoci la faccia“. Un messaggio diretto che non lascia spazio alle interpretazioni.

La sentenza della Corte Costituzionale

A far riemergere il tema con prepotenza nelle scorse settimane erano stati Paolo Amenta e Mario Emanuele Alvano, presidente e segretario di Anci Sicilia, sbandierando la sentenza n. 16/2026 della Corte Costituzionale, depositata il 19 febbraio 2026, che indica la norma regionale come incostituzionale, ribadendo “che restrizioni al diritto di elettorato passivo non possono essere introdotte con scelte regionali difformi e prive di specifiche giustificazioni, perché incidono su diritti politici fondamentali e alterano l’equilibrio democratico“. Amente e Alvano hanno così “trasmesso una richiesta formale al presidente della Regione siciliana e al presidente dell’Assemblea regionale siciliana, affinché si intervenga immediatamente sulla disciplina dei limiti di mandato dei sindaci, adeguandola ai principi dell’ordinamento nazionale“. L’ordinamento vigente, l’articolo 3 della legge regionale n. 7/1992, prevede il tetto massimo dei tre mandati consecutivi nei Comuni sotto i 5mila abitanti e il limite dei due mandati nei Comuni con popolazione compresa tra i 5mila e i 15mila abitanti.

I tempi stringono. Il 24 e il 25 maggio saranno chiamati al voto 70 Comuni siciliani. Alcuni di questi sono direttamente chiamati in causa e qualora tutto dovesse filare per il verso giusto importanti novità potrebbero riguardare circa un sesto dei primi cittadini uscenti, il cui futuro resta in bilico in attesa di una nuova risposta da parte di Sala d’Ercole.

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